Una struttura geometrica, isolata tra canyon profondissimi, riaccende un dibattito che dura da oltre cinquant’anni: su Marte esistono davvero forme artificiali? Le ultime immagini diffuse dalla NASA hanno riportato al centro dell’attenzione una formazione rocciosa che, per proporzioni e simmetria, è stata paragonata alla Grande Piramide di Giza.
Il dettaglio che ha fatto esplodere la discussione è la scala. Secondo alcune analisi indipendenti, questa struttura avrebbe dimensioni simili a quelle del celebre monumento egizio, alto circa 146 metri in origine. La formazione sarebbe stata individuata già nel 2001 dal ricercatore Keith Laney, durante l’analisi di immagini satellitari del pianeta. Ma è la nuova diffusione virale delle immagini, rilanciate anche da filmmaker e divulgatori, ad aver riaperto il caso.
- Dove si trova la “piramide” marziana
- Una forma troppo perfetta?
- Le origini del dibattito: dagli anni ’70 a oggi
- Cosa dice davvero la scienza
Dove si trova la “piramide” marziana
La struttura si trova in Candor Chasma, una delle valli più vaste del sistema di canyon Valles Marineris. Parliamo di una formazione geologica colossale: Valles Marineris si estende per circa 4.000 chilometri, coprendo quasi un quarto della circonferenza di Marte. Le sue pareti raggiungono profondità di oltre 7 chilometri, rendendolo uno dei sistemi di canyon più imponenti dell’intero Sistema Solare.
Secondo le ricostruzioni scientifiche, questa regione si è formata attraverso fratture tettoniche, successivamente ampliate da erosione e collassi strutturali. In un contesto simile, la presenza di forme geometriche non è impossibile. Ma la regolarità della struttura osservata continua a sollevare interrogativi.
Una forma troppo perfetta?
Le immagini raccolte tra il 2001 e il 2016 mostrano un elemento ricorrente: la struttura mantiene una simmetria a tre lati. Nonostante variazioni di luce, stagioni e qualità delle riprese, la forma appare sorprendentemente stabile.
Alcuni ricercatori indipendenti sostengono che questa regolarità non sia facilmente spiegabile con processi naturali. George Haas, studioso delle anomalie planetarie, ha sottolineato come la differenza tra una roccia e una struttura geometrica sia evidente anche senza competenze avanzate in geologia.
La stessa osservazione è stata rilanciata dal filmmaker Brian Dodds, che ha contribuito alla diffusione delle immagini. Secondo lui, se una struttura del genere fosse trovata sulla Terra, verrebbe immediatamente studiata con scavi e analisi approfondite. Su Marte, invece, resta un oggetto distante, osservabile solo tramite immagini.
Le origini del dibattito: dagli anni ’70 a oggi
Già negli anni ’70 alcuni ricercatori, tra cui Mack Gipson e Victor Ablordeppey, avevano segnalato la presenza di formazioni triangolari e poligonali sulla superficie del pianeta.
Negli anni successivi, diverse immagini satellitari hanno alimentato interpretazioni simili. Il caso più famoso resta quello del volto su Marte, una formazione fotografata negli anni ’70 che sembrava riprodurre lineamenti umani. In seguito, immagini a risoluzione più alta hanno dimostrato che si trattava di un’illusione ottica dovuta a ombre e prospettiva. Il rischio di interpretazioni errate è concreto. Il fenomeno è noto come pareidolia: il cervello umano tende a riconoscere forme familiari anche dove non esistono.
Ma nonostante le spiegazioni geologiche, il dibattito non si è mai spento. Alcune dichiarazioni hanno contribuito ad alimentarlo ulteriormente. Documenti resi pubblici nel 2025 hanno rivelato che la CIA, in passato, aveva condotto esperimenti per raccogliere informazioni su Marte, utilizzando tecniche non convenzionali.
Secondo l’ex agente Joe McMoneagle, queste indagini avrebbero suggerito la presenza di strutture piramidali sul pianeta, alcune delle quali descritte come enormi e contenenti spazi interni vastissimi. Affermazioni che, però, non trovano conferme nella comunità scientifica ufficiale.
Cosa dice davvero la scienza
Dal punto di vista scientifico, non esistono prove concrete dell’esistenza di civiltà antiche su Marte. Le missioni robotiche inviate finora, dai rover ai satelliti, hanno raccolto dati fondamentali sulla geologia e sull’atmosfera del pianeta, ma non hanno mai rilevato tracce di strutture artificiali.
Le forme piramidali possono essere spiegate con processi naturali: erosione eolica, fratture rocciose, sedimentazione stratificata. In ambienti estremi come Marte, questi fenomeni possono generare geometrie sorprendenti.
Il punto chiave è uno solo: senza una missione diretta sul sito, ogni interpretazione resta ipotetica. Le immagini, per quanto dettagliate, non sono sufficienti a stabilire la natura della struttura.