Francesco Rutelli si laurea in Architettura: scoppia la polemica

L'ex sindaco di Roma ha ripreso e concluso gli studi interrotti nel 1977

Fonte: Getty Images

Per i battutari, quelli dallo sfottò facile, la comunicazione è che a breve dovranno anteporre al nome e cognome di Francesco Rutelli un titolo che segna il conseguimento dell’agognata laurea.

Precisamente, l’ex radicale nonché ex sindaco di Roma, a 62 anni diventerà dottore in Pianificazione e progettazione del paesaggio e dell’ambiente. Una laurea che si porta nel cognome, visto il contributo dato all’architettura dal padre e dai suoi, che hanno legato la propria carriera all’urbanistica e alla valorizzazione della sua città con opere più che note.

Ma anche un fatto così privato, come il raggiungimento di un obiettivo universitario, può tradursi in materia di analisi e di contestazione. Così è capitato a Rutelli, il quale è stato accusato di aver chiuso il capitolo per dotarsi dei titoli necessari o almeno favorevoli per candidarsi alla guida dell’Unesco.

Vero? Falso? Il diretto interessato, dopo le allusioni alquanto esplicite avanzate da Il Giornale, ha preferito chiarire e spiegare la questione con queste dichiarazioni:

Non c’entra nulla l’ho fatto per mio padre che era architetto, il giorno prima della sua morte lo andai a trovare con la fotocopia della delibera che assegnava il nuovo Auditorium a Renzo Piano. Ho iniziato questo percorso a fine 2014

L’attuale direttore generale, la bulgara Irina Bokova, è in scadenza di mandato. In teoria a Parigi dovrebbe andare un esponente dei Paesi arabi, che però non riescono a trovare un accordo. In questa situazione aumentano le possibilità per un italiano e l’ipotesi di Roma è appunto Rutelli, che come si sa, è in eccellenti rapporti con il Presidente del Consiglio, Paolo Gentilonie il ministro Franceschini.

Intanto, a onore dell’impegno profuso, l’ex primo cittadino della Capitale ha deciso di iscriversi nuovamente a una facoltà universitaria, sostenere gli esami mancanti, concordare e discutere una tesi e di non celare alcun passaggio nella massima trasparenza. A differenza di quanto avvenuto nel caso, assai recente, della ministra Valeria Fedeli e di quel curriculum rimaneggiato dopo l’esplosione del caso laurea.

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