Abbiamo ancora tanto bisogno dei Gemelli Diversi

Abbiamo intervistato i Gemelli Diversi, che più di chiunque altro hanno segnato una generazione e abbiamo capito che c'è ancora tanto bisogno di loro.

Facciamo un esperimento: chiudete gli occhi e pensate alla parola “Gemelli DiVersi”. Scommettiamo che ciò che vi torna in mente siete voi a quindici anni mentre – attaccati a uno stereo con il vano per i compact disc – ascoltate e riascoltate “Fuego”. Mary. Kimberly, Helen e tutte quelle modelle piene di soldi e di perle ma vuote sotto la pelle. La ferita che brucia sotto le mie dita, dammi un whisky e margarita. E intanto cerco su ogni volto un ricordo, e sembra che il tempo non sia mai trascorso. Non avete ancora capito di chi stiamo parlando? Dateci solo un minuto, un soffio di fiato, un attimo ancora e ve lo spieghiamo.

I Gemelli DiVersi hanno segnato un’epoca. Le loro canzoni sono tuttora nella testa di un’intera generazione cresciuta a pane e “Un attimo ancora”. Emersi alla fine degli anni ’90 e nati dopo l’esperienza con la crew milanese Spaghetti Funk, i Gemelli DiVersi erano inizialmente composti da Thema (Emanuele Busnaghi), Strano (Francesco Stranges), Grido (Luca Paolo Aleotti) e Dj Thg (Alessandro Merli). Della formazione originaria adesso sono rimasti solo Thema e Strano, mentre gli altri hanno intrapreso carriere soliste.

Dopo aver militato nella crew Spaghetti Funk, la Cricca e i Rima nel Cuore hanno deciso di fondersi e dar vita ai Gemelli DiVersi. Era il 1998, e un nuovo esperimento stava per squarciare la scena rap italiana: un mix tra funk, rap e melodia classica che è diventato il tratto musicale distintivo dei Gemelli DiVersi e che ha fatto la loro fortuna. Il loro primo singolo, “Un attimo ancora”, ha ottenuto senza alcuna difficoltà il disco di platino, e “Gemelli DiVersi” – l’album d’esordio – ha venduto immediatamente 130mila copie. Stesso destino è toccato al secondo disco, “4×4”, e al terzo, “Fuego”. Ed è proprio quest’ultimo che è rimasto nella storia della musica italiana, non solo quella rap. Quarta traccia dell’album è infatti “Mary”, forse il testo più delicato, emblematico e forte della band. “Mary” è stata per diversi mesi al primo posto di tutte le classifiche musicali, e la sua potenza ha fatto vincere i Gemelli DiVersi nella categoria “Best Italian Act” agli MTV Europe Music Awards.

L’ultimo album dei Gemelli Diversi si chiama “Uppercut”, è uscito il 21 ottobre 2016 e miscela vent’anni di carriera, un successo dopo l’altro di una band che non ha di certo la minima intenzione di abbandonare il panorama musicale italiano, forse più quella di sfidarlo. Perché i sentimenti saranno anche una specie in via d’estinzione, ma di certo non lo sono i Gemelli DiVersi. E con questa chiacchierata abbiamo capito perfettamente perché abbiamo ancora tanto bisogno di loro.

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E’ una grossa responsabilità essere i Gemelli Diversi?
Thema – Come sai suoniamo spesso, non ci siamo mai fermati negli ultimi 20 anni. Quello che notiamo durante i live – e ci inorgoglisce molto – è vedere i giovani che cantano le nostre canzoni. Nonostante alcuni brani portino data “uno nove nove otto”, molti ragazzini nati proprio in quegli anni conoscono tutto il testo a memoria. Dall’altra parte, trovi uomini e donne della nostra generazione che ti fermano per strada e ti dicono “sono cresciuto con le vostre canzoni, mi avete regalato dei momenti indimenticabili”. Questo mix di pubblici diversi ti fa capire che hai fatto un lavoro trasversale e che se fai musica senza compromessi, arrivi a più generazioni. E’ chiaro che essere i Gemelli Diversi, nonostante ormai siano passati vent’anni, ci riempie di responsabilità.
Torniamo un po’ indietro, al 1998.

Thema – Il primo disco è stata una cosa fatta quasi per gioco, per divertimento. Eravamo tutti appassionati del rap, ma non ci rendevamo conto di quello che stavamo facendo. Poi chiaramente, avendo avuto successo con la prima canzone del primo disco, non abbiamo neanche fatto a tempo a renderci conto di quello che stava succedendo. Essere i Gemelli Diversi al giorno d’oggi non dico che sia più difficile (è sempre una figata tra l’altro), abbiamo solo qualche difficoltà ad approcciarci alle dinamiche di oggi, per esempio i social. Vediamo che a volte i contenuti sono veramente inutili.

Immagino che vi capiti di riguardare i video, le foto e riascoltare un po’ di pezzi vecchi…
Thema – A me no… (ride)
Vabbè, ci incapperai, prima o poi.
Thema – Sì, assolutamente.

E che sapore vi lascia?

Strano – Sai, io lo trovo un po’ triste andare a rivedere le cose fatte, tanto prima o poi capita che ci incappi, soprattutto per quanto riguarda le grandi hit. Ti dico la verità, io addirittura vieto di mettere i nostri brani nei locali dove vado.
Thema – Anche io lo vieto.
Perché?
Strano – Sembra sempre che quando entri in un locale sei stato tu a chiedere di mettere la canzone perché vuoi fare il pagliaccio. Non abbiamo mai voluto essere troppo riconosciuti, abbiamo lasciato scorrere il fiume per conto suo. Alla fine siamo davvero quattro ragazzi di provincia con un’educazione normale.
Thema – Ora ti racconto questa. Tempo fa ero in un locale milanese, molto centrale. Ad un certo punto erano le due e mezza, quindi in piena “situazione”, inizio a sentire le note del pianoforte di “Mary”. Mi giro verso il PR e gli dico “ma che c…o fai?” e lui ha tentato di giustificarsi: “no, è che una ragazza ti ha visto e quindi ha chiesto al dj…”. Beh, fatto sta che mi sono sentito in difficoltà. Sia chiaro: non stiamo rinnegando ciò che abbiamo fatto. Ma di certo non andrei mai in un locale a chiedere al dj di mettere il mio pezzo.
Strano – Comunque per tornare alla domanda, a noi non piace rivangare troppo le cose fatte. Magari tra venticinque anni, se smetterò di fare musica e sarò ancora vivo, mi verrà voglia di andare a rivedere quei momenti. Anche perché che bisogno ho di guardare un video, li ho veramente vissuti…
Li abbiamo vissuti un po’ tutti quei momenti, per questo ve lo chiedevo. A me – quando riascolto brani come “Fotoricordo”, “Mary”, “Tu corri” – riaffiorano une serie di emozioni tangibili, quasi tattili. Sento l’aria di quegli anni, le Goleador scartate in oratorio, le sere d’estate da ragazzino in piazza con gli amici, le prime libertà.
Thema – Ovviamente sono brani che hanno segnato la nostra generazione, è chiaro che mentalmente i fan rivivano queste sensazioni, come capita a me con certe canzoni dei Guns o hit dance anni ’90. E’ bellissimo se ci pensi.
Strano – Eppure in questi vent’anni c’è stata una maturazione sia artistica che personale, rivedere quei momenti mi fa capire che oggi sono un’altra persona e che tutto è perduto. Sembra che quei tempi non ti appartengano più, anche se sono pezzi di te.
In questo senso c’è anche una questione banalmente estetica, forse.
Strano – Esatto, anche. Erano gli anni ’90, ci si vestiva in una maniera diversa da oggi. Dopo gli anni ’70 e ’80 vedrai che tra un po’ torneranno di moda anche quegli anni. Ovviamente a nostra volta non abbiamo inventato nulla, come non inventano nulla i rapper italiani di oggi, è tutta un’imitazione della cultura hip-hop d’oltreoceano: allora c’erano i pantaloni Baggy, oggi le magliette Supreme.
Thema – Erano altri tempi, eravamo tutti in un viaggio che non riuscivamo neanche a controllare, era tutto un grande gioco. Si cresce. Chiunque di noi guardi un’intervista dell’epoca non può che pensare “ma guarda come c…o ero vestito”, ma va tutto contestualizzato a quell’epoca. Non significa rinnegare quello che è stato, significa semplicemente contestualizzare.
Strano – Significa rendersi conto che gli anni son passati e quelli erano altri tempi. E ti assicuro che dal ’98 al 2008 non ci siamo fatti mancare niente, in tutti i sensi.
Thema – Tutto quello che puoi pensare, l’abbiamo fatto. (ride)
Stavo ragionando stamattina sul fatto che –in anni in cui lo streaming era di là da venire – siete stati i primi ad inanellare uno dietro l’altro dischi d’oro e dischi di platino. Li vendevate per davvero i dischi voi…
Thema – Pensa te: la gente andava nel negozio, prendeva dalla tasca venti mila lire e tornava a casa col cd. Al giorno d’oggi con lo streaming c’è talmente tanta vastità di scelta che mi sembra il pubblico faccia fatica a fidelizzarsi ad un artista. Oggi ci sono io, domani c’è lui, dopodomani ci sei tu. Tutto molto veloce: si inizia e finisce una carriera nell’arco di sei mesi.
E’ il mercato musicale di oggi ad essere molto più orientato – in particolare per gli emergenti – al prodotto “singolo”, piuttosto che non ad una release discografica.
Strano – Eh sì, le case discografiche non vogliono più investire tanto in un progetto, piuttosto poco in tanti progetti.
Thema – E comunque, sarei ipocrita se non lo dicessi: per fare successo e durare vent’anni devi essere anche al momento giusto, nel posto giusto, con la hit giusta, con le persone giuste. In quel momento lì, in quegli anni, si era creata un’alchimia e devo dire che noi abbiamo avuto anche molta fortuna.
Qual era il vostro rapporto con la provincia?
Thema – Chi nasce in provincia se la porta sempre dentro. Questo non vuol dire essere un tamarro o un ignorante, siginfica avere dei valori diversi da quelli che può avere una persona di città. Chi è cresciuto in provincia, sa cosa vuol dire ritrovarsi in una piazza, avere una compagnia, cose che al giorno d’oggi – anche per colpa dei social – si sono perse. Esiste solo la piazza virtuale…
Strano – In realtà in provincia qualche focolaio ancora c’è, qualche piazzola non virtuale resiste.
Oggi – anno domini 2018 – c’è qualcuno che si avvicina ad incarnare quello che erano i Gemelli Diversi ai tempi?
Thema – Negli anni ci siamo resi conto che anche il rapper più crudo tendeva a mettere nelle proprie canzoni un ritornello cantato, cosa che noi abbiamo sempre fatto dal giorno uno. Molti rapper che denigravano questo format, con l’andare degli anni, si sono adattati.
Strano – Noi, gli Articolo 31, i Sottotono e un po’ anche Neffa con “Aspettando il sole” avevamo sdoganato un modus. Dopo che è passata la furia dei detrattori, chi ha cominciato a fare musica ha capito che quella era una formula vincente ed è entrato a pieno titolo a far parte del repertorio musicale italiano. Da Fedez a Emis Killa, da Mondo Marcio a Marracash, chiunque ha messo nelle canzoni il ritornello cantato. Poi vabbè, come dicono Marra e Gue, noi siamo rimasti quelli che  fanno il  “ritornello pacco”. (ride)
Thema – Infatti in quella canzone si dice proprio questo: per essere passato in radio il rap deve avere un ritornello cantato. Il succo era quello…
Strano – Anche Ghali fa il ritornello cantato: cosa gli vuoi dire? E’ una formula vincente, non c’è niente da fare. Poi vabbè, ci sono anche i brani rap che funzionano anche senza ritornello cantato, vedi Sfera Ebbasta. Ma lui ha un bacino d’utenza grandissimo anche senza andare in radio. Noi ai tempi non avevamo i Social, non avevamo la possibilità che tutti ci raggiungessero e quindi era dinamiche diverse.
Però avevate TRL.
Thema – TRL era casa nostra…abbiamo vinto tutto quello che c’era da vincere.
Parlare di violenza domestica e abusi è oggi abbastanza sdoganato, ma 15 anni fa non era così scontato. Bisogna riconoscere che “Mary” era una canzone coraggiosa.
Strano – Sì, addirittura discograficamente “pericolosa” in quel periodo.
Thema – E ti assicuro che non ci siamo messi lì a tavolino per fare scalpore. Le canzoni dove raccontiamo situazioni scomode nascono perché il nostro percorso e la nostra vita le hanno davvero incrociate. Siamo stati sempre quattro esseri pensanti, nonostante la gente potesse pensare che fossimo degli scappati di casa, avevamo tutti nel bene o male la testa sulle spalle ed eravamo in grado di renderci conto di come girava il mondo.
Strano – Io credo che il pubblico abbia riconosciuto la nostra sincerità in quel brano. La gente ha capito che non era una cosa scritta a tavolino e – soprattutto – reale. Non ci siamo mai discostati dalla realtà nelle nostre canzoni, abbiamo rappresentato davvero i quattro di provincia vicini al pubblico e vicini alle storie dei ragazzi.
Thema – Negli ultimi dj set che abbiamo fatto, ci rendiamo conto che appena partono le note di “Mary”, “Dammi solo un minuto” o “Fotoricordo”, vedi che la gente – come hai detto te prima – rivive questa esperienza quasi tattile. Dal quindicenne al quarantenne cantano dalla prima all’ultima nota e questo ti fa capire che la musica ha parlato per noi.
Sentite, è auspicabile una reunion di tutti e quattro?
Strano – Ti posso rispondere da politico o da allenatore di calcio. (ride) Nella vita non si può mai dire mai, adesso non ci sono i presupposti. Noi abbiamo il nostro percorso e gli altri due ragazzi hanno il loro. Finché le vite di ciascuno andranno bene così, non ci sarà motivo di una reunion.
Thema – Una cosa che tengo a sottolineare è che – a differenza di quello che molti pensano – non ci siamo picchiati o abbiamo litigato. Sono state prese tre strade differenti: noi abbiamo portato avanti il percorso “Gemelli Diversi”, uno ha fatto il suo percorso da solista e un altro un tipo di scelta ancora diversa. Senza rancore, abbiamo semplicemente fatto delle scelte. Se poi ci dovesse essere un’ipotesi e la voglia di fare una reunion, perché no.
E vi capita di vedervi, di frequentarvi nel privato?
Strano – Non ci frequentiamo, ma quando ci vediamo non c’è assolutamente nessun rancore. Siamo ormai grandi e bisogna accettare che la vita ti porti su strade diverse. Se avremo voglia di rifare delle cose insieme perché si ricreerà un’alchimia oppure perché si ha voglia di rivedersi anche a livello umano, non sarò di certo io a chiudere le porte.
C’è da dire che oltre ad essere cambiati voi, anche il pubblico è molto cambiato oggi. 
Strano – Certo, il pubblico si è disaffezionato alla musica e alle arti in genere perché tutto è più fruibile e ha perso il valore che aveva prima. Un tempo avevi i poster in casa e veneravi il cantante come un semi-dio, adesso puoi avere tutto troppo facilmente e questo porta a perdere interesse. La musica non è più a sé stante, vive solo attraverso la televisione. Pensa che noi in tempi non sospetti dicevamo che quell’apparecchietto lì poteva essere pericoloso, però chiaramente tutti ci sono andati contro perché quello stesso apparecchietto era fonte di business per tutti.
Tra l’altro voi nel 2004 avete fatto uscire un album dal titolo evocativo “Reality Show”, X-Factor ancora non esisteva e solo il Grande Fratello aveva fatto capolino pochi anni prima.
Strano – Siamo stati soggetti a boicottaggio di quel disco, addirittura nell’album successivo ci hanno fatto cambiare delle rime per una puntata del Festivalbar. Dicevamo delle cose molto avanti per quel tempo e forse comunicavamo un messaggio troppo limpido alle nuove generazioni.
Thema – In realtà – anche in un album come “Reality Show” – non puntiamo il dito contro i talent: tornando indietro di vent’anni, se non avessi avuto la fortuna di far parte dei Gemelli Diversi, magari anche io avrei provato una scorciatoia di quel tipo. Non ce l’ho con i talent, cerco solo di dire ai ragazzi di stare attenti: ti fanno sentire Michael Jackson per sei mesi, dopodiché è molto probabile ti facciano tornare dov’eri. Se non lavori e non hai dei contenuti è molto difficile andare avanti. Quando ti trovi lì non sei arrivato, stai partendo.
Strano – Lo dimostra il fatto che se vai a vedere la lista dei personaggi che sono riusciti nella musica negli ultimi anni, pochissimi sono usciti dai talent. Fedez, Emis Killa, Ghali, Sfera Ebbasta e tutta la schiera di rapper che ci sono adesso sono tutti ragazzi usciti dalla periferia, nessuno è uscito dai talent.
Thema – Eh sì, ripeto: bisogna dire ai ragazzi che stanno affrontando questo tipo di percorso di stare attenti: lì non sei arrivato, forse – e solo forse – stai partendo.
Strano – Oppure stai facendo soltanto un’esperienza.  E poi tutto sommato la partita non la giochi su quanto vai in televisione, ma su che musica lasci e che hit produci. La musica, la gente è quella che vuole ascoltare.
Thema – La gente vuole sentire “Dammiiiiii solo un minutooooo, un soffiooooo di fiato, un attimo ancoraaaaa”, quello vuole.
E’ vero, ragazzi: come darvi torto. Oggi – più che mai – abbiamo ancora tanto bisogno dei Gemelli Diversi.

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