Hanno pagato 200mila euro per farsi ibernare e risvegliarsi tra 200 anni: il sogno di vivere per sempre

Oltre mille iscritti e corpi conservati a -196°C: la crioconservazione umana promossa da Tomorrow Bio apre scenari tra speranza, business e profondi dubbi scientifici

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

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L’ibernazione umana è possibile? Chiudere gli occhi oggi per riaprirli nel 2225, in un mondo in cui le malattie attualmente incurabili potrebbero trovare una soluzione grazie all’evoluzione dell’intelligenza artificiale e della medicina avanzata. Non si tratta della trama di un romanzo di fantascienza, ma del progetto concreto gestito da Tomorrow Bio, azienda tedesca fondata a Berlino nel 2020 da Emil Kendziorra e Fernando Azevedo Pinheiro. In collaborazione con la European Biostasis Foundation, l’organizzazione offre la possibilità di sottoporre il proprio corpo a crioconservazione all’interno di una struttura sotterranea situata a Rafz, nel Canton Zurigo.

Come funziona la crioconservazione

Nell’impianto svizzero, i pazienti legalmente deceduti vengono immersi nell’azoto liquido a una temperatura di 196 gradi sotto zero, protetti all’interno di serbatoi termici chiamati dewar che non necessitano di alimentazione elettrica continua. La crescita della società è stata rapida: dagli 700 iscritti del gennaio 2025 si è passati a oltre mille aderenti nell’agosto 2026, con 28 pazienti già conservati insieme a 14 animali domestici.

Tra i partecipanti figurano anche 51 italiani, collocando l’Italia al settimo posto globale per numero di iscrizioni. Tra le storie emerse si evidenziano quelle di Giuseppe, 54 anni, che ha ricorso al testamento biologico per superare le rigidità burocratiche italiane, ed Elisa, 31 anni, che ha scelto la criopreservazione anche per il proprio gatto bengalese.

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La procedura tecnica: vitrificazione contro i danni tissutali

Il protocollo operativo inizia immediatamente dopo la dichiarazione di morte legale. Per evitare il rapido deterioramento cerebrale dovuto alla mancanza di ossigeno, le squadre di soccorso intervengono con procedure di raffreddamento e supporto alla circolazione.

Successivamente, il corpo viene sottoposto al processo di vitrificazione, una tecnica distinta dal comune congelamento.

  • L’iniezione di sostanze crioprotettive evita la formazione dei cristalli di ghiaccio, nocivi per le strutture cellulari.
  • I liquidi biologici vengono portati a uno stato solido simile al vetro.
  • Il corpo viene trasferito gradualmente nei contenitori di custodia a lungo termine gestiti dalla Patient Care Foundation.

Nonostante i progressi tecnici, la metodica presenta evidenti criticità: le sostanze impiegate presentano elementi di tossicità, la distribuzione nei tessuti non risulta omogenea e il raffreddamento può provocare danni strutturali complessi.

Il nodo scientifico: le reali possibilità di risveglio

Sebbene la conservazione a bassissime temperature sia una pratica ordinaria per embrioni e tessuti semplici, la rigenerazione di un intero organismo umano rimane un problema irrisolto. Il punto critico riguarda la salvaguardia del cervello e della complessa rete di connessioni neuronali da cui dipendono memoria e identità individuale.

Uno studio pubblicato nel 2024, intitolato Biostasis: A Roadmap for Research in Preservation and Potential Revival of Humans, ha confermato come la disciplina affronti ostacoli teorici e pratici enormi. Ad oggi non esiste alcuna tecnica in grado di rianimare un corpo crioconservato, né sussistono garanzie sulla tenuta finanziaria e organizzativa delle fondazioni sul lungo periodo. La crioconservazione si configura dunque come una scommessa: la conservazione delle informazioni biologiche rappresenta l’unica alternativa alla perdita definitiva dovuta a tumulazione o cremazione, in attesa di tecnologie di riparazione cellulare ad oggi inesistenti.

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