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Lavorare in Antartide con stipendi da 100mila euro l’anno: le figure cercate e come candidarsi entro il 31 ottobre

Tra stipendi elevati e sfide estreme, l'Australia apre le candidature per la stagione 2027/28 presso le stazioni scientifiche nel Continente Bianco

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Lavorare in Antartide? Sembra davvero possibile. La nuova campagna di reclutamento promossa dall’Australian Antarctic Program (AAP) offre un’opportunità professionale eccezionale per chi desidera vivere e prestare servizio al polo sud per periodi compresi tra sei e oltre 12 mesi. Per la stagione 2027/28 sono stati messi a bando più di 200 contratti, destinati a coprire mansioni operative e scientifiche nelle stazioni antartiche di Casey, Davis e Mawson, oltre che presso la pista di ghiaccio estiva di Wilkins. Le candidature ufficiali rimarranno aperte fino a fine ottobre.

Figure professionali ricercate e requisiti per la selezione

Il piano di assunzioni dell’Australian Antarctic Division si rivolge a una gamma diversificata di lavoratori e professionisti specializzati. Il programma ricerca sia maestranze qualificate — quali elettricisti, falegnami, meccanici, idraulici e chef — sia specialisti per le telecomunicazioni, la gestione delle spedizioni, le attività sul campo, il settore aeronautico e la ricerca scientifica.

Per accedere alle posizioni è richiesto il possesso di comprovate qualifiche professionali e diversi anni di esperienza. I pacchetti retributivi risultano particolarmente attrattivi: la retribuzione media si attesta attorno ai 162.000 dollari australiani annui (circa 100 mila euro) per figure come tecnici o cuochi, fino a superare i 300.000 dollari per il personale medico. Per i candidati stranieri, compresi i cittadini italiani, la selezione resta soggetta a requisiti stringenti. Accanto alle competenze tecniche, la direttrice del reclutamento Gina Woodward ha evidenziato come il processo di selezione valuti attentamente la capacità di adattarsi alla vita in piccole comunità isolate.

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La vita nelle stazioni antartiche tra spirito di squadra e salvaguardia ambientale

L’esperienza nei territori polari comporta una profonda trasformazione personale a fronte di condizioni ambientali estreme. Justine Thompson, responsabile della base Casey, ha descritto l’Antartide come un ambiente rigoroso e complesso, sottolineando tuttavia il valore del forte spirito di comunità e delle relazioni umane che si creano tra i membri della spedizione.

I partecipanti sono chiamati a proseguire l’eredità storica delle esplorazioni australiane, avviata da Sir Douglas Mawson, lavorando con l’obiettivo comune di tutelare e comprendere il patrimonio naturale del continente ghiacciato. Sebbene la permanenza comporti il sacrificio della distanza da familiari e amici, l’opportunità di contribuire alla protezione dell’ambiente e alla ricerca scientifica rende questa avventura lavorativa un’esperienza di vita irripetibile.

La quotidianità tra i ghiacci: tra routine lavorativa, isolamento e cooperazione

Vivere nel Continente Bianco significa adattarsi a ritmi e condizioni di vita unici al mondo. La routine quotidiana all’interno delle stazioni scientifiche si divide equamente tra le attività lavorative necessarie al mantenimento della base e i momenti di socialità condivisa, essenziali per preservare l’equilibrio psicologico del gruppo. Le strutture sono progettate per garantire comfort ed efficienza, offrendo spazi comuni, palestre, biblioteche e laboratori che permettono ai membri della spedizione di affrontare i lunghi periodi di isolamento e i mesi di buio o luce perenne. In questo contest estreme, dove le temperature rigide e le bufere impediscono spesso le uscite all’esterno, la collaborazione reciproca e il rispetto delle regole di convivenza negli spazi ristretti diventano elementi fondamentali per la sicurezza e il benessere di tutta la comunità.

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