Lavoro a Torino? La situazione non è semplice. Anzi. E’ un paradosso che non si arresta e che con l’arrivo dell’autunno si fa ancora più marcato. Tra il mese di ottobre e la fine dell’anno le imprese del Piemonte sono pronte a mettere sul piatto decine di migliaia di nuovi contratti — ben 35.470 assunzioni rispetto al mese di settembre —, ma per quasi la metà di queste posizioni la risposta del mercato del lavoro è un silenzio assordante. È quanto emerge dall’ultimo bollettino del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, che certifica come la difficoltà di reperimento dei candidati in regione abbia ormai superato la soglia critica del 48%.
Lavoratori cercasi
Non si tratta soltanto di ruoli ad altissima specializzazione accademica o ingegneristica. La forbice tra domanda e offerta colpisce in modo trasversale sia i settori tecnici tradizionali sia il comparto dei servizi e dell’artigianato qualificato, dove stipendi d’ingresso che oscillano tra i 1.800 e i 2.500 euro lordi al mese spesso non bastano ad attrarre i giovani Under 30.
La mappa del “mismatch”: i ruoli dove mancano i candidati
Secondo le rilevazioni territoriali, il picco delle difficoltà nella ricerca di risorse, si registra nell’industria manifatturiera e nella logistica dell’area metropolitana di Torino, ma il fenomeno si estende a macchia d’olio in tutta la regione.
- Meccatronici e manutentori industriali (oltre il 65% di introvabilità): Le aziende del settore automotive e della meccanica di precisione cercano figure capaci di gestire linee automatizzate e robotica. Nonostante contratti stabili e retribuzioni superiori alla media nazionale, la carenza di diplomati ITS si fa sentire pesantemente.
- Tecnici dell’informazione e programmatori (60%): La transizione digitale delle PMI piemontesi richiede sviluppatori e analisti dati, ma la competizione con il lavoro da remoto per aziende estere prosciuga il bacino locale.
- Operai specializzati e artigiani (55%): Saldatori, tubisti, montatori e falegnami sono professioni storiche che garantiscono continuità operativa, ma che scontano un profondo deficit di attrattività generazionale.
- Ristorazione e accoglienza qualificata (50%): Con una Torino sempre più a trazione turistica, chef di partita, maître e responsabili di sala con conoscenza delle lingue risultano introvabili per tutta la stagione autunnale.
Dalle cave ai campi: le mansioni introvabili e il cambio di paradigma
A confermare il profondo disallineamento tra domanda e offerta sono anche i dati di dettaglio sulle mansioni tecniche più introvabili. In cima alla classifica dell’irreperibilità — con quote che superano l’84% di posti scoperti — figurano profili operativi iper specializzati come operai brillatori (addetti all’uso di esplosivi), tagliatori di pietre e coltivatori di saline. L’emergenza colpisce duro anche l’edilizia e la logistica: mancano all’appello il 76,9% degli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni e il 74,4% dei conduttori di veicoli a motore, trazione animale e macchine agricole (dai trattori ai mezzi da cantiere).
Per spiegare perché migliaia di posti restino vacanti mentre l’occupazione giovanile continua a far discutere, gli analisti indicano due fattori chiave: da un lato il mismatch formativo tra la scuola e le reali esigenze tecnologiche delle imprese; dall’altro un profondo cambio di paradigma nelle priorità dei giovani. Se un tempo la stabilità economica era l’unico parametro di scelta, oggi per molti diventano discriminanti la flessibilità oraria, il work-life balance e le prospettive reali di crescita interna. Un corto circuito culturale e strutturale che lascia le aziende con gli ordini in mano e i macchinari fermi.