Il potere ha effetti negativi sul nostro cervello

Una serie di esperimenti e analisi ha cercato di spiegare come il potere agisce sul cervello. Ne è emerso che ci rende più impulsivi e meno empatici

Fonte: Pixabay

Da lungo tempo, gli psicologi sono impegnati a studiare gli effetti che il potere ha sul cervello delle persone. Alcune ricerche rivelano che avere incarichi che consentono di comandare su altre persone diminuisce la nostra prudenza, le capacità di pianificazione e, soprattutto, le doti empatiche.

Secondo lo psicologo e studioso Dacher Keltner dell’Università di Berkeley, il potere produce sul cervello conseguenze simili a quelle di una ferita. La sua teoria è sostenuta sia da studi empirici e comportamentali su persone in ruoli di potere, sia da analisi effettuate direttamente sul cervello.

Gli studi sul cervello umano

Un neuroscienzato dell’Università McMaster dell’Ontario, di nome Sukhvinder Obhi, ha utilizzato la tecnica della stimolazione magnetica transcranica (TMS) per studiare i cervelli di persone con e senza qualche forma di potere e confrontarli tra loro. Tale tecnica consente di studiare il funzionamento dei circuiti e delle connessioni neuronali in modo poco invasivo.

Il risultato più importante è stato scoprire che il potere danneggia il funzionamento dei neuroni specchio, ovvero i neuroni che si attivano sia quando si compie un’azione sia quando si assiste alla stessa azione fatta da qualcun altro. I neuroni specchio sono probabilmente i responsabili dell’empatia: per questo motivo, i capi sarebbero meno in grado di mettersi nei panni dei propri sottoposti.

Il paradossi del potere

Altri esperimenti hanno messo in luce come le persone in posizione di potere siano meno abili a capire come si sente il prossimo, oppure a immaginare come potrebbe interpretare una determinata osservazione. Inoltre, hanno la tendenza a non ridere quando lo fanno gli altri. Queste caratteristiche, oltre a rappresentare un ostacolo nei rapporti umani, risultano controproducenti nell’esercizio del potere stesso.

Proprio per questa ragione, Keltner parla di “paradosso del potere”: acquisendo e consolidando il proprio potere, l’essere umano tende a perdere quelle stesse caratteristiche che gli avevano permesso di accedervi. In ogni caso, i cambiamenti nel funzionamento del cervello sono dannosi per l’esercizio del potere solo in alcuni casi: chi detiene un grosso potere non ha la necessità di capire gli altri ma dovrà solo dare ordini perché questi vengano eseguiti. Tuttavia, anche in questi casi, l’empatia è sempre una dote che avvantaggia il capo.

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