Accadrà nelle prossime ore, neve in pianura arriva in queste zone

La Tempesta Irene è pronta ad abbattersi sull'Italia, portando freddo, pioggia e neve anche a bassa quota. Scopri cosa succederà.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Le previsioni meteo annunciano l’imminente arrivo di neve sulle montagne italiane nei prossimi giorni. Le zone montuose del nostro Paese si preparano ad accogliere un notevole carico di neve, con previsioni di precipitazioni anche a temperature superiori allo zero.

Questo fenomeno è dovuto all’arrivo di una vasta depressione dal Nord Atlantico, nota come “Pulcinella”, che porterà venti intensi carichi di umidità, fornendo così il necessario carburante per la formazione di intense nevicate.

Quando è previsto l’arrivo della neve a Febbraio

Le prime nevicate sono attese a partire dal 9 febbraio, inizialmente sul Piemonte e la Valle d’Aosta, per poi estendersi su Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Si prevede che i fiocchi possano scendere fino a quote relativamente basse, anche sotto i 1.000 metri, in caso di forti precipitazioni. Sulle montagne sopra i 2.000 metri ci si attende oltre un metro di neve fresca, mentre sull’Appennino centro-settentrionale l’accumulo sarà limitato a quote superiori ai 1600 metri.

Questo periodo instabile è considerato positivo per i ghiacciai e l’ambiente dopo un inizio d’inverno caratterizzato da temperature anomale e scarse precipitazioni. Ulteriori aggiornamenti sulle previsioni saranno forniti nei prossimi giorni.

Il gelo di Gennaio

A gennaio, una perturbazione aveva portato un brusco cambiamento delle condizioni meteorologiche in Italia. Caratterizzato da un clima mite a causa del respiro del Mediterraneo sul centro-sud, il tempo ha subito una significativa trasformazione. La perturbazione intensa aveva raggiunto il Centro-Nord intorno al 17 gennaio, seguita da un affondo artico nel weekend successivo.

Le regioni nord-occidentali e l’Alta Toscana erano state coinvolte in un’instabilità atmosferica, con neve prevista anche a quote basse, soprattutto nelle aree del basso Piemonte, piacentino, parmense e alta Lombardia, sebbene prevalentemente confinata alle Alpi centro-orientali sopra i 500 metri. Erano previste anche piogge intense tra Liguria di Levante ed alta Toscana, con rischio di piene fluviali, anche dovute alla fusione della neve sull’Appennino.

Giovedì 18 gennaio era stato caratterizzato da un’anomala fase di caldo sulle regioni tirreniche, con temperature fino a 24 gradi a Siracusa e 21 gradi a Bari, Crotone e Messina, mentre le regioni Campania ed alta Calabria sperimentano instabilità atmosferica con rovesci.

La svolta meteorologica più significativa è avvenuta dal 19 gennaio, quando l’onda di freddo intensa aveva colpito l’Italia, portando a un calo delle temperature, complice l’arrivo di masse d’aria gelida di origine artica. Le temperature si erano abbassate di 10-15 gradi in tutto il Paese.

La Tempesta Irene

Una tempesta di proporzioni significative, Irene, è passata attraverso l’Europa, causando allerte meteo in diverse parti del continente. Dalla Penisola Iberica all’Europa centrale, la perturbazione aveva messo in allarme il Portogallo, la Spagna e la Francia con previsioni di arrivo anche in Italia. Le previsioni indicavano l’arrivo di intense piogge e nevicate, con particolare attenzione alle regioni occidentali e settentrionali.

La tempesta Irene aveva portato intense piogge anche sulle regioni tirreniche. L’attenzione poi si era spostata anche sulle pianure, con l’arrivo di aria fredda a quote pianeggianti, tra cui Trentino, Alto Adige e Bellunese.

Freddo e condizioni ideali per la neve a bassa quota

L’aria fredda già presente nelle regioni settentrionali crea le condizioni perfette per l’arrivo di nevicate a quote basse. La giornata peggiore nel passaggio della Tempesta Irene era prevista per mercoledì 17 gennaio, quando la perturbazione era in piena azione. Tuttavia, le regioni adriatiche e l’estremo Sud sono sembrate più al riparo da questa situazione. In queste aree, si era previsto un aumento termico ma cieli nuvolosi a causa dei venti da Libeccio.

La grande domanda del 2024: nevicherà a Roma?

La grande domanda del 2024 circola tra gli abitanti della Capitale praticamente ogni inverno: nevicherà a Roma? La comparsa della neve in questa città è sempre un evento tanto atteso quanto raro, poiché si verifica con notevole infrequenza. Tuttavia, quando i fiocchi cominciano a danzare per le strade della città eterna, essa si trasforma in un luogo magico. L’immagine suggestiva del Colosseo avvolto da un manto di neve, insieme all’intera città che si veste di bianco, offre uno spettacolo eccezionale, capace di farci immergere in un’atmosfera mitica e incantata.

Negli ultimi 120 anni, Roma ha sperimentato approssimativamente 100 nevicate, con una media di meno di una volta all’anno. Questo dato diventa ancor più straordinario se si considera che sono davvero poche le occasioni in cui la neve ha avuto l’opportunità di posarsi al suolo nella Città Eterna.

Tra gli eventi più memorabili, spiccano la storica nevicata del febbraio 1956, le nevicate dell’Epifania del 1985 e del febbraio 1986. Indubbiamente, la nevicata più abbondante degli ultimi anni nei cieli di Roma è stata quella del febbraio 2012, durante la quale la città ha visto accumularsi uno strato di neve che in alcune zone ha superato i 20 centimetri di altezza.

La possibilità di assistere a un nuovo spettacolo di neve a Roma anche nel 2024 rimane incerta, ma l’attesa è accompagnata da una speranza palpabile, con tanti cittadini capitolini già pronti a celebrare l’evento con entusiasmo e meraviglia un evento del genere.

Inverno 2024: lantipasto artico e le promesse della stagione

Fino ad oggi, l’inverno del 2024 ha dato solo un assaggio delle sue potenzialità, con piogge intense e temperature non poi così basse rispetto all’autunno. Tuttavia, gli eventi climatici prendono una svolta decisiva con l’arrivo di un’incisiva ondata di freddo artico che ci ha avvolto già nei primi giorni di gennaio. Le correnti d’aria gelida provenienti dal Nord influenzeranno notevolmente le condizioni atmosferiche, in particolare sul versante adriatico, portando a una significativa diminuzione delle temperature e aumentando le possibilità di nevicate anche a quote collinari e pianeggianti.

Secondo gli esperti, tra cui il rinomato meteorologo Mario Giuliacci, l’attuale scenario climatico rappresenta solo un antipasto per l’inverno del 2024. La fase iniziale, apparentemente mite, sarà seguita da un flusso di aria umida oceanica, preludio a precipitazioni diffuse e abbondanti nevicate in montagna. La costante presenza del flusso atlantico sarà un elemento cruciale che garantirà nevicate anche nelle pianure, contribuendo a modellare in modo unico l’inverno che si profila all’orizzonte.

Se c’è il riscaldamento globale, perché fa così freddo?

Il quesito persiste ogni anno: se c’è il riscaldamento globale, perché fa così freddo? Un’apparente contraddizione tra le dichiarazioni annuali riguardanti gli “anni più caldi di sempre” e le stagioni caratterizzate da freddo intenso alimenta dubbi sull’esistenza stessa del riscaldamento globale. La chiave per comprendere questo complesso scenario risiede nell’analisi dei meccanismi climatici del nostro pianeta, i quali, in gran parte, sono stati alterati dalle attività umane.

I periodi invernali con temperature gelide possono manifestarsi nonostante il contesto di riscaldamento globale. Questo fenomeno trova spiegazione nella riduzione dello scarto di temperatura tra la zona polare e quella sub-polare. I vortici polari, responsabili di trattenere l’aria fredda dell’Artico e regolare le temperature globali, svolgono un ruolo cruciale. Quando questi vortici si indeboliscono, l’aria fredda si sposta verso le latitudini inferiori, provocando temperature più basse e precipitazioni nevose. Spesso, questo indebolimento è scatenato dal rapido riscaldamento dell’aria a quote elevate, contribuendo alla destabilizzazione climatica attuale.

Questo intricato rapporto tra il riscaldamento globale e i periodi di freddo intenso sottolinea la complessità dei cambiamenti climatici in corso. Affrontare questa sfida richiede un approccio olistico, comprendendo appieno il modo in cui le attività umane incidono sui delicati equilibri del nostro pianeta.

Perché in inverno fa freddo?

L’altra domanda che spesso ci facciamo è altrettanto semplice, ma richiede a sua volta una risposta complessa: perché in inverno fa freddo? La stagione invernale è profondamente legata all’inclinazione dell’asse terrestre e al percorso orbitale del nostro pianeta attorno al sole. Durante l’inverno emisferico, l’asse terrestre si inclina rispetto al piano dell’orbita, causando una distribuzione non uniforme della luce solare. Le regioni polari, ricevendo una quantità inferiore di energia solare diretta, sperimentano temperature più basse. In aggiunta, il percorso solare più breve durante questo periodo contribuisce ulteriormente alla riduzione dell’esposizione solare giornaliera. Questa combinazione di fattori crea le condizioni climatiche più fredde che caratterizzano i mesi invernali.

Nonostante le variazioni meteorologiche indotte dal riscaldamento globale, il freddo invernale continua a trovare le sue radici nei meccanismi fondamentali dell’astronomia e dell’orbita terrestre intorno al sole. Un insieme di condizioni che sottolineano la complessità delle interazioni tra i fattori astronomici e le condizioni meteorologiche, evidenziando come il ciclo stagionale rimanga intimamente connesso a tali parametri astronomici di base.

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