La verità di Giacomo Poretti: "Il trio non si scioglie"

Giacomo Poretti chiarisce una volta per tutte in esclusiva la posizione rispetto al trio e parla del nuovo format "Scarp de Tenis", in onda su TV2000.

Tutti conoscono Giacomo Poretti, il comico che per decenni ha fatto ridere l’Italia intera con i suoi indimenticabili sketch assieme ai soci Aldo e Giovanni. L’attore non ha bisogno di molte presentazioni: 62 anni, un passato da infermiere e caposala, la gavetta con Marina Massironi e poi l’incontro con Aldo e Giovanni, con i quali avvierà un sodalizio professionale che dura tutt’oggi. Nelle scorse settimane il suo nome è circolato su tutti i siti e sulle principali testate nazionali per un motivo che ha lasciato di stucco i suoi fan: il presunto addio al famoso trio comico. Una notizia che ha sconvolto un po’ tutti, soprattutto perché il loro è sempre stato uno degli esperimenti più riusciti del cinema e della comicità italiana di tutti i tempi.

In realtà, come chiarirà lo stesso Giacomo nel corso della nostra intervista, è un falso allarme: il trio non si è sciolto e non ha intenzione di farlo. Si è preso solo una pausa, così da permettere ai suoi membri di poter seguire carriere diverse nell’arco di un anno.

Non solo comico, Giacomo Poretti è un attore di grande cultura e sensibilità. Per far ridere le persone, infatti, ci vuole una grande preparazione: le battute sagaci come le sue non vengono naturali se non si ha alle spalle una ricerca solida e uno studio approfondito. Per questo il trio composto da Aldo, Giovanni e Giacomo è ancora oggi attuale e non “passa mai di moda” da trent’anni a questa parte.

Nel suo anno da solista, Giacomo Poretti ha scelto di lavorare ad una format in quattro puntate che andrà in onda a novembre su Tv2000. Il titolo è “Scarp de’ tenis – Incontri sulla strada”: l’attore qui interpreta un venditore senzatetto che ha lo scopo di raccontare quelle vite che, troppo spesso, si svolgono ai margini della società senza che quest’ultima abbia tempo e cura per notarle. Chi sono gli invisibili, quali sono le loro storie? A dargli voce sarà proprio il mitico Giacomino Poretti.

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Dunque, Giacomo, abbiamo letto l’esclusiva di Spy, in cui hai annunciato un periodo da solo.

Allora, vediamo di chiarire una volta per tutte, dato che in molti hanno travisato quello che ho detto: il trio non si è sciolto, lo dico adesso ufficialmente. Perché, avevi dei dubbi?

No, ma effettivamente erano girate parecchie voci nelle ultime settimane.

A maggior ragion ribadisco che non è così: il trio non si scioglie. Semplicemente quest’anno ognuno di noi sta portando avanti dei progetti propri, l’anno prossimo faremo un film insieme. Il trio non si è sciolto, era già stato detto anche a Venezia, ma evidentemente c’è in giro gente che preferisce riportare la notizia brutta.

Solo un anno di nuovi orizzonti, quindi?

Esatto, ognuno fa quello che vuole per un anno. Mi raccomando, perché tu adesso hai una grossa responsabilità. (ride)

Grossissima. Vogliamo anche chiarire quindi che siete in ottimi rapporti personali?

Se non siamo divisi, evidentemente significa che siamo in buoni rapporti…

Beh, potrebbero anche esserci dei dissidi in casa.

No, no…non c’è nessun dissidio.

Allora, visto che abbiamo evocato il trio, torniamo per un attimo ad una trentina d’anni fa in Sardegna, a Cala Gonone. Lì hai conosciuto per la prima volta quello che allora era un duo, formato da Aldo e Giovanni. Ti ricordi il momento esatto in cui per la prima volta avete deciso di formare un trio?

Sì, stavamo lavorando lì in Sardegna una trentina d’anni fa, proprio dove hai detto tu, a Cala Gonone. E’ stato tutto molto casuale, quegli incontri casuali che poi con il tempo diventano qualcosa di serio e d’importante.

Stai per portare in tv gli invisibili, gli ultimi, i senzatetto con un format che andrà in onda su TV2000 dal titolo “Scarp de Tenis”. Innanzi tutto, quando sarà la messa in onda?

La data non la so ancora di preciso, sicuramente a novembre. Le puntate durano un’oretta e sono – grosso modo – tematiche: in una ci si occupa del mangiare, in una del dormire, in una del vestirsi e così via. E’ nato tutto in maniera molto spontanea: conoscevo quelli della redazione di “Scarp de Tenis” e mi hanno proposto di fare il programma e niente, alla fine è andata.

Anche questo casualmente, quindi?

Se ci pensi, un po’ tutte le cose nascono per conoscenza e per casualità.

Visto che le puntate sono già state registrate e hai avuto modo di entrare in contatto con molti senzatetto: qual è la realtà e l’identikit di un senzatetto oggi?

E’ difficile fare un identikit preciso. Molti pensano siano soprattutto stranieri, in realtà la stragrande maggioranza sono italiani che per diversi motivi, per esempio storie di lavoro, familiari o fragilità individuali, alla fine si sono ritrovati per strada. Sono venuto in contatto con tante situazioni diverse, interessanti e toccanti: il refettorio dove danno da mangiare, il rifugio di Fratel Ettore dove viene messo a disposizione uno spazio per dormire, luoghi dove distribuiscono a prezzi scontatissimi – quasi gratuiti – gli abiti e gli alimenti. Le situazioni sono veramente tante e il programma racconta soltanto una parte di questa realtà di aiuto e di volontariato che si muove attorno a queste persone.

Milano è una città molto attenta da questo punto di vista.

Sì, è una città molto generosa e lo sono anche i suoi abitanti.

Parlando direttamente ad un’ipotetica persona che – guardando il programma – rimane colpito da questa realtà, che troppo spesso tendiamo ad ignorare: cosa si può fare di pratico per aiutare queste persone? 

Darsi da fare, alzando le gambine dalla propria sedia. Se uno ha voglia e si mette alla ricerca, scoprirà che è pieno di situazioni per aiutare queste persone. Ci sono file chilometriche fuori dai luoghi di distribuzione del pane quotidiano della Caritas. I posti ci sono e si conoscono. E poi – ovviamente – c’è anche spazio alla creatività individuale per questo tipo di attività.

Immagino che oltre all’aiuto pratico ci sia anche molto bisogno di supporto psicologico.

Certo; in quasi tutti questi centri i volontari, assieme a degli operatori, cercano di prefigurare un futuro di vita a queste persone che momentaneamente si trovano lì. Le strutture sono attrezzate: hanno volontari, psicologi e figure professionali che possono fare delle proposte.

Ho scoperto tra l’altro che molto tempo fa uno dei tuoi primi lavori è stato quello dell’infermiere. Possiamo in qualche modo definire questo come un tuo ritorno alle origini, guardando verso chi ha più bisogno?

No, non credo. Anche perché lì si trovano tante persone che non necessariamente fanno un lavoro specifico nell’assistenza, credo che quelle cose nascano soprattutto per altri motivi: sei colpito da certe realtà e hai voglia di andare a vederle e di interessartene.

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