L’architetto Massimo Franchini racconta la sua “Isola delle Rose”

Successo per ‘L’incredibile storia dell’Isola delle Rose’ su cui però l’architetto Massimo Franchini – che visse quella stagione – ha qualcosa da dire

4 Gennaio 2021
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Disponibile sulla piattaforma Netflix, ‘L’incredibile storia dell’Isola delle Rose’ è fra i titoli più popolari del momento. Il film è diretto da Sydney Sibilia (già alla regia della trilogia ‘Smetto quando voglio’) con la produzione di Grøenlandia (‘Il primo re’) e, come sottolineano le note ufficiali, ha un “cuore ribelle basato su fatti reali”.

Non è del tutto d’accordo, però, l’architetto navale Massimo Franchini, romagnolo doc che visse la stagione in cui la storia è ambientata. “È carino”, commenta laconico dalle colonne de Il Giornale spiegando poi meglio che la pellicola “ricostruisce l’atmosfera di quei tempi, anche se l’ha butta un po’ troppo in caciara, marcando gli stereotipi del romagnolo. La storia è fasulla e un po’ romanzata.”

Quello di Franchini non è certo un nome qualunque, essendo stata sua l’idea di realizzare una grande motonave destinata al turismo costiero della Romagna a fine Anni Sessanta. Quindi le sue parole hanno inevitabilmente destato attenzione. “Lavoravo come mozzo sulla motonave costruita da mio padre, la Marinella, durante la stagione estiva.  – ricorda l’architetto romagnolo – Ogni giorno […] salpavamo dal porto di Riccione per portare i turisti a vedere l’Isola delle Rose.”

E quell’isola era molto diversa da quella più patinata di Netflix. “Non ci ho mai visto molta gente sopra. – continua Franchini sempre su Il Giornale – Poche persone, che mi sembravano un po’ dei reclusi. Niente musica, balli e feste sfrenate. Mai visto nulla del genere. Mai visto nemmeno l’ombra di un bar, come appare invece nel film.

Un quadro, dunque, differente rispetto alla storia di Giorgio e dei suoi rivoluzionari nella Repubblica delle Rose formato streaming. L’intervista di Franchini si conclude con una vena di malinconia: “Le potenzialità c’erano, e questo per gente abituata a trasformare tutto in business non era male”. Su un aspetto, però, film e realtà si toccano: “Erano anni sfrenati, dove anche una follia come l’Isola delle Rose ci poteva stare.

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