Il viaggio nel tempo è uno di quei temi che sembrano destinati a restare confinati tra le pagine dei romanzi di fantascienza e le scene dei film cult. Eppure, ciclicamente, torna a fare capolino nella ricerca scientifica. Non come promessa sensazionale, ma come esercizio rigoroso di pensiero, fatto di modelli matematici, ipotesi caute e domande che mettono alla prova i limiti delle leggi fisiche. È il caso di un recente studio firmato da Lorenzo Gavassino, fisico italiano oggi alla Vanderbilt University, che prova a rimettere sul tavolo una domanda tanto affascinante quanto scomoda: il viaggio nel tempo è davvero proibito dall’universo?
Quando il tempo smette di essere una linea retta
Tutto inizia con la relatività generale di Albert Einstein, che ha rivoluzionato il nostro modo di concepire spazio e tempo, fondendoli in un’unica struttura: lo spazio-tempo. In condizioni estreme, questa struttura può deformarsi in modo tale da creare percorsi che si richiudono su sé stessi. I fisici li chiamano curve temporali chiuse: traiettorie che, almeno in teoria, permetterebbero di tornare al proprio passato.
Dal punto di vista matematico, queste soluzioni funzionano. Il vero ostacolo è fisico. Se il tempo può “girare in tondo”, che fine fa una delle leggi più solide che conosciamo, quella dell’aumento dell’entropia? È proprio l’entropia — la tendenza al disordine crescente — a dare al tempo una direzione precisa. Un bicchiere rotto non si ricompone da solo, e noi non ringiovaniamo: il tempo, nella nostra esperienza quotidiana, va in una sola direzione.
Entropia e quantistica: un equilibrio inatteso
Lo studio di Gavassino si concentra proprio su questo punto critico, esplorando l’incontro tra termodinamica e meccanica quantistica. L’ipotesi è che, all’interno di una curva temporale chiusa, le fluttuazioni quantistiche possano consentire piccole e locali eccezioni alla regola dell’entropia crescente. Non una violazione totale delle leggi fisiche, ma una sorta di “zona di tolleranza” in cui il tempo potrebbe comportarsi in modo diverso dal solito.
In questo scenario, alcuni processi considerati irreversibili potrebbero non completarsi del tutto o essere parzialmente compensati. Non perché l’universo perda coerenza, ma perché riesce ad assorbire queste anomalie mantenendo un equilibrio globale. È un’ipotesi delicata, valida solo in condizioni estreme e altamente teoriche, ma sufficiente a scalfire l’idea che il viaggio nel tempo sia a priori impossibile.
Un universo che evita i paradossi
L’aspetto forse più interessante è la conseguenza logica di questo modello: i paradossi temporali potrebbero semplicemente non verificarsi. Anche se un evento nel passato venisse “alterato”, l’universo si assesterebbe automaticamente in una configurazione coerente, evitando contraddizioni. La storia, in altre parole, rimarrebbe sempre consistente con sé stessa.
È una visione che richiama concetti già esplorati in passato. Stephen Hawking parlava di “protezione della cronologia”, ipotizzando l’esistenza di meccanismi naturali capaci di impedire situazioni temporalmente incoerenti. Lo studio di Gavassino non dimostra che questi meccanismi esistano, ma suggerisce che potrebbero non essere incompatibili con le leggi che già conosciamo.
Perché non è solo fantascienza
Nessuno sta progettando una macchina del tempo, né promettendo viaggi nel passato nel prossimo futuro. La ricerca resta saldamente ancorata alla fisica teorica. Ma interrogarsi su questi scenari ha ricadute molto concrete: aiuta a comprendere meglio la natura dello spazio-tempo, il ruolo dell’entropia e il comportamento dei sistemi quantistici in condizioni estreme. Gli stessi strumenti concettuali sono fondamentali nello studio dei buchi neri, dell’origine dell’universo e delle nuove frontiere del calcolo quantistico.
Così il viaggio nel tempo smette di essere soltanto un espediente narrativo e diventa una lente attraverso cui osservare i limiti — e le sorprese — delle leggi naturali. Forse non potremo mai tornare indietro per cambiare il passato, ma continuare a porci queste domande resta uno dei modi migliori per capire il presente e l’universo complesso in cui viviamo.