Fonte: 123fr

C'è un enorme "buco gravitazionale" sotto l'Antartide e continua ad espandersi

Come i movimenti profondi del mantello hanno modellato la Terra e influenzato l’evoluzione delle calotte glaciali

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Nel cuore dell’Antartide occidentale, tra la Terra Vittoria e la Terra di Marie Byrd, al centro della Baia di Ross, si estende una delle anomalie più sorprendenti del pianeta: un’enorme depressione gravitazionale dove il livello del mare risulta oltre 100 metri più basso rispetto alla media globale. Questa vasta regione, conosciuta come Basso Geoide Antartico, copre milioni di chilometri quadrati ed è il risultato di processi profondi che avvengono nelle viscere della Terra.

Un recente studio pubblicato su Scientific Reports e firmato dai geofisici Alessandro Forte e Petar Glišović ricostruisce l’origine e l’evoluzione di questa anomalia negli ultimi 70 milioni di anni, offrendo nuove chiavi di lettura sul legame tra dinamiche interne del pianeta e superficie terrestre.

Cos’è davvero il geoide?

Quando pensiamo alla Terra, la immaginiamo come una sfera quasi regolare. In realtà, dal punto di vista gravitazionale, il pianeta è molto più irregolare. Il geoide rappresenta la forma che assumerebbe la superficie degli oceani se fosse influenzata esclusivamente da gravità e rotazione, senza correnti né maree.

Poiché la massa terrestre non è distribuita in modo uniforme, il geoide presenta rilievi e depressioni invisibili a occhio nudo ma misurabili con grande precisione. Se si adotta una prospettiva geodinamica — cioè riferita a un ellissoide ideale in equilibrio idrostatico — la depressione non idrostatica più profonda del pianeta si trova proprio in Antartide, nella regione della Baia di Ross.

Una TAC del pianeta grazie ai terremoti

Per comprendere l’origine dell’AGL, i ricercatori hanno combinato dati sismici globali con modelli numerici della dinamica del mantello terrestre. Le onde generate dai terremoti funzionano come una sorta di “luce” capace di attraversare l’interno del pianeta, rivelando differenze di densità e temperatura nelle rocce profonde.

Le simulazioni mostrano che sotto l’Antartide occidentale esistono vaste strutture del mantello con densità anomale rispetto alle aree circostanti. Queste differenze alterano il campo gravitazionale: dove la densità è minore, la forza di gravità risulta più debole. Di conseguenza, l’acqua degli oceani tende a redistribuirsi verso regioni con maggiore attrazione gravitazionale, lasciando in quest’area una sorta di avvallamento del livello marino.

Come si è rafforzata questa anomalia

Secondo le ricostruzioni del team, il Basso Geoide Antartico non è sempre stato così pronunciato. In origine l’anomalia era più contenuta, ma tra 50 e 30 milioni di anni fa ha subito un’intensificazione significativa.

Il motivo sarebbe legato a una riorganizzazione dei flussi convettivi nel mantello sotto l’Antartide occidentale. Il lento movimento di materiali rocciosi a diversa densità ha modificato progressivamente la distribuzione delle masse interne, accentuando la deformazione del geoide e rendendo la depressione gravitazionale sempre più marcata.

Possibile legame con la glaciazione antartica

Il periodo in cui l’anomalia si è rafforzata coincide con una fase cruciale della storia climatica del continente: l’avvio della glaciazione diffusa dell’Antartide. 

Il nesso causale diretto non è ancora dimostrato, ma lo studio suggerisce che i processi profondi del mantello possano aver influenzato la distribuzione del livello del mare attorno al continente, incidendo sull’equilibrio tra oceano e calotte glaciali. Comprendere questi meccanismi potrebbe aiutare a chiarire come le dinamiche interne della Terra interagiscano con il sistema climatico superficiale.

La domanda aperta resta ambiziosa: fino a che punto ciò che accade a migliaia di chilometri sotto i nostri piedi può condizionare l’evoluzione del clima globale?

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