Vladimir Luxuria racconta "Vladyland", il suo primo album

Dal Parlamento alla musica: Vladimir Luxuria racconta in esclusiva il suo primo album, "Vladyland".

Benvenuti in “Vladyland”: il magico mondo di Vladimir Luxuria. Attivista, scrittrice, personaggio TV, attrice, ex politica e ora anche cantante. Ma, soprattutto, persona.

Nata Wladimiro Guadagno, poi Vladimir Luxuria: è stata lei la prima transgender a mettere piede nel Parlamento italiano. Ha lottato per anni a favore dei diritti della comunità LGBT: come artista prima e come politica poi e sempre scendendo nelle piazze. Ora lo fa con “Vladyland”, il suo primo album di inediti, anticipato dal singolo “Sono un uomo”. Un disco in cui parla di amori, desideri, sogni e ambizioni. Abbattendo definitivamente quel muro tra “omo” e “etero”, evidenziando l’uniformità del pensiero degli uni e degli altri.

Tra i personaggi LGBT più amati: nel 2011 vincitrice del “Gay Village Award” come personaggio LGBT più amato, Vladimir Luxuria ha da sempre lottato al fianco di omosessuali e transgender. Nel maggio del 2007 ha subito un’aggressione a Mosca da un gruppo di nazionalisti ultra – ortodossi. Ennesimo episodio di violenza ai suoi danni, che però non l’ha fatta arretrare di un millimetro.

Da sempre in prima linea con le sue provocazioni, spesso da parlamentare. Venne eletta per la prima volta alla Camera nel 2006, candidandosi nelle liste di Rifondazione Comunista. Lì lotto ancora per i diritti LGBT, firmando una proposta di legge proprio a tutela delle persone transgender, diventando bandiera dell’intero movimento.

Ma non solo politica, è stata attrice ed è soprattutto personaggio TV: ospite fissa al “Maurizio Costanzo Show”, concorrente nel 2008 dell’Isola dei famosi e poi inviata, opinionista del “Grande Fratello” e di alcuni tra le principali trasmissioni della televisione italiana: “Mattino Cinque”, “Pomeriggio Cinque” e “Domenica Live” su tutti. Nel mezzo, anche cinque libri. E ora, questo nuovo percorso discografico, che in realtà nuovo del tutto non è: nell’89 Luxuria aveva inciso il pezzo “Der Traurige” e nel 2006 aveva dato la sua voce per un album postumo di Giusi Russi, “Unusual”, duettando con la cantante siciliana sulle note di “Illusione”.

Abbiamo incontrato Vlady ci siamo fatti raccontare da lei questa sua nuova avventura. Ennesimo tassello di una battaglia – tutta canora – che è appena iniziata.

vladyland album

Che sorpresa, Vladimir Luxuria in veste di cantante. Ma quante cose diverse sai fare?

Una delle domande più imbarazzanti che possano farmi è: “Che fai? Cosa stai facendo in questo periodo?”. Perché sono poliedrica, sono transgender in senso totale, viaggio da un genere all’altro e non solo dal punto di vista sessuale. Devo dire che ho avuto la fortuna di aver potuto accettare sfide su più campi: dal parlamento ai reality, dai libri al teatro. E ora per la prima volta cantante, con un album tutto mio. Quando ho sentito le canzoni, mi sono piaciute, io poi sono una curiosa, ho detto più sì che no nella mia vita. E’ uscito fuori un progetto per me molto bello, l’ho riascoltato dopo tanto tempo e mi convince ancora e soprattutto sento che la voce è la mia: sincera, senza contraffazione. Sono proprio io.

Vladyland” è una rivelazione, un album leggero e spensierato nelle sonorità ma contemporaneamente potente e attuale per quelle che sono le tematiche. Mi racconti un po’ la genesi di questo lavoro?

E’ nato fondamentalmente dalla determinazione che ha rasentato la testardaggine di un unico essere umano che risponde al nome di Claudio Cheulini. L’ho conosciuto a Bellinzona quando ero a fare uno spettacolo al Teatro Sociale e lui lavorava lì come direttore tecnico. Da quel momento si è messo in testa di farmi cantare e ha fatto tutto lui: ha trovato Gionata che ha selezionato le canzoni, gli studi in cui abbiamo registrato, ha scelto le sonorità e via dicendo.

Tra l’altro ho letto che il master è stato curato da Alex Gordon presso gli studi di Abbey Road a Londra: mica pizza e fichi…

Sì guarda, secondo me Claudio ormai sta sul lastrico. (ride) E’ andato avanti perché ha seguito un’idea nella quale ha creduto, molto più di me. All’inizio glielo dicevo: io non sono una cantante, chi se lo va a comprare il mio disco? Sono stata molto sincera, io non ho una credibilità come cantante. Mi dispiaceva che lui spendesse dei soldi che poi in qualche modo non rientrassero.

Vabbè, ma tanto oggi non li compra più nessuno i dischi.

Questo è pure vero. (ride) Però sì, devo dire che lui ci ha creduto fino in fondo e sono contenta che sia andata così.

Cos’hai ascoltato mentre preparavi Vladyland?

Sono proprio trasversale, ho sempre ascoltato un po’ di tutto. Gli unici generi che non mi piacciono sono il jazz improvvisato, perché mi innervosisce, l’heavey metal e la techno troppo spinta. Per il resto, dalla musica classica al pop, ascolto veramente di tutto.

E per ascoltare musica utilizzi piattaforme tipo Spotify o sei rimasta legata al supporto fisico?

Sono una feticista, io devo toccare. Ho bisogno di sentire la materialità della custodia, del cd, dell’oggetto. La musica è proprio la mia compagnia, anche quando vado in giro e cammino ho sempre delle cuffie in testa.

Il disco si apre con questa traccia dal titolo “Sono un uomo”, che evidenzia con ironia tutti i difetti dei maschi…

E non è autobiografica, lo metto in chiaro da subito perché sennò la Santanchè se ne va al manicomio. (ride)

Ascoltando superficialmente questa canzone potrebbe sembrar emergere poca stima nei confronti del sesso maschile.

E’ semplicemente una canzone divertente. Così come in tanti mi hanno preso in giro e hanno ironizzato sulla mia effemminatezza, questa volta io ho preso in giro quell’ostentazione eccessiva di virilità che ha una precisa sottospecie della fauna maschile.

Sanremo l’hai guardato?

Certo, come tutti gli anni.

A tuo avviso è stata un’edizione da ricordare?

Come tutte le edizioni, ci sono dei brani che mi hanno convinto di più e altri meno. Mi aspettavo qualcosa di più da Claudio Bisio e invece mi è molto piaciuta l’irruzione di Pio e Amedeo, che mi ha parecchio divertita. Poi devo dire che si è sentita un po’ la mancanza dell’ospite straniero, almeno uno ci voleva.

Di Mahmood che idea ti sei fatta?

Sinceramente non immaginavo che vincesse, però quando l’avevo visto a Sanremo Giovani, avevo da subito scommesso che sarebbe arrivato tra i Big. E’ una figura interessante, perché rappresenta la ricchezza musicale e la contaminazione artistica. Dentro sento un po’ di Mengoni, un po’ di Tiziano Ferro, trap, nostalgie arabe. E poi lui canta, è proprio bravo. Risentendo adesso tutte le canzoni di Sanremo quelle che ascolto più volentieri sono la sua, quella di Motta, della Bertè e gli Zen Circus.

Ti piace questa ambiguità, questo mistero sul suo orientamento sessuale?

Certo lui è affascinante in ogni caso, è talmente bello che potrebbe dire qualsiasi cosa. E’ molto giovane e ancora non sa gestire bene la sua vita privata: avrebbe dovuto fare una scelta. O tenere completamente fuori la sua vita privata dalla sua carriera, che è una scelta assolutamente condivisibile. Ma nel momento in cui dichiara di essere fidanzato, è chiaro che in qualche modo legittimi il giornalista a chiedere “con chi”. E’ come se dicesse che la battaglia per il coming out sia una sorta di disvalore, ma non credo voglia significare questo, anche perché ha pure partecipato ad un gay pride di qualche anno fa a Bologna. O forse potrebbe essere anche che il suo fidanzato o la sua fidanzata non vogliano che si venga a sapere l’identità. Comunque – al di là di tutto – rimane il fatto che è un gran figo e che lo è anche la sua musica.

Qualche tempo fa ho intervistato Fabio Canino e abbiamo parlato un po’ del vastissimo tema dei diritti civili. Lui ha scritto insieme a Immanuel Casto un brano dal titolo “Da grande sarai frocio”, che affronta con ironia il tema della scoperta della sessualità.

Sì, ho ben presente.

Ne avevo parlato con lui e vorrei farlo di nuovo anche con te: pensi che la musica dovrebbe occuparsi di più dei diritti civili di quanto faccia effettivamente?

La musica ha una grandissima funzione, pensa ad un brano come “Pierre” dei Pooh, all’epoca. Una canzone ambientata a scuola dove questi cantano rivedendo un loro compagno truccato: “Resta come sei tu che puoi”. All’epoca questa canzone fu molto rivoluzionaria, in questo senso la musica ha una grandissima forza. Anche se non canti, ma ti esponi: pensa a tutti quelli che si sono esposti durante Sanremo di due anni fa proprio su un tema di diritti civili. Queste cose possono davvero darci una grande mano, perché tanti ragazzi, i loro fan, vengono influenzati da queste prese di posizione. Mi ricordo per esempio la stessa Emma Marrone o Alessandra Amoroso, si sono sempre esposte.

Torniamo a “Vladyland”: ci sarà anche una parte live di questo progetto?

Per il momento no, però speriamo. E’ sempre bello il confronto con il pubblico.

Oppure direttamente a Sanremo l’anno prossimo.

Perché no, scusa? (ride)

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