A prima vista appare come un’enorme pupilla cosmica immersa nel nero dello spazio. In realtà LHS 1140 b è uno degli esopianeti più interessanti e studiati degli ultimi anni, perché mette insieme caratteristiche che raramente convivono nello stesso corpo celeste: acqua, ghiaccio, roccia, atmosfera e una posizione particolare rispetto alla sua stella.
Non è un caso se la NASA lo considera uno dei mondi più promettenti da osservare con attenzione crescente. L’immagine che lo ha reso famoso non nasce da fantasia o marketing, ma da modelli scientifici costruiti a partire da dati reali.
- Perché sembra un occhio nello spazio
- Un pianeta estremo ma sorprendentemente stabile
- Acqua, oceani e composizione interna
- L’atmosfera come chiave dell’abitabilità
Perché sembra un occhio nello spazio
LHS 1140 b si trova a circa 48 anni luce dalla Terra e orbita attorno a una nana rossa, una stella più piccola e fredda del nostro Sole. La sua orbita è estremamente ravvicinata, tanto da rendere il pianeta bloccato gravitazionalmente: una faccia è sempre rivolta verso la stella, l’altra resta perennemente al buio.
Questa configurazione crea un contrasto estremo. Il lato notturno è probabilmente coperto da ghiaccio eterno, mentre il lato diurno riceve energia costante e potrebbe ospitare temperature più miti.
Secondo le simulazioni climatiche, la parte centrale del lato illuminato potrebbe mantenere acqua allo stato liquido, soprattutto se l’atmosfera riesce a trattenere il calore. Il risultato visivo è una grande area scura circondata da ghiacci chiari: una forma che ricorda sorprendentemente un occhio che osserva il cosmo.
È importante ribadirlo: non è una fotografia reale, ma una ricostruzione scientifica. Tuttavia, ogni dettaglio deriva da parametri misurati come massa, densità, orbita e tipo di stella, rendendo questa immagine molto più di una semplice suggestione artistica.
Un pianeta estremo ma sorprendentemente stabile
Nonostante le condizioni apparentemente proibitive, LHS 1140 b potrebbe essere più stabile di quanto sembri. La presenza di un’atmosfera densa giocherebbe un ruolo fondamentale nel ridistribuire il calore, attenuando il divario tra il lato diurno e notturno.
In questo scenario, la regione più interessante sarebbe la cosiddetta zona di transizione, dove luce e buio si incontrano. Qui le temperature potrebbero restare relativamente costanti, evitando sia il gelo assoluto sia il calore eccessivo. È proprio in aree come questa che, almeno teoricamente, potrebbero crearsi condizioni fisicamente compatibili con processi complessi.
Acqua, oceani e composizione interna
Uno degli aspetti più interessanti di LHS 1140 b è la quantità di acqua ipotizzata. Alcuni studi suggeriscono che potrebbe costituire fino al 20% della massa totale del pianeta, un valore enorme se confrontato con la Terra.
Questo implica la possibile presenza di:
- oceani profondi,
- grandi riserve di ghiaccio,
- una struttura interna diversa da quella terrestre.
Essendo una super-Terra, LHS 1140 b ha una gravità più intensa, che influenzerebbe il comportamento degli oceani, dell’atmosfera e persino delle eventuali forme di chimica complessa. Anche senza parlare direttamente di vita, si tratta di un ambiente radicalmente diverso da qualsiasi cosa conosciamo.
L’atmosfera come chiave dell’abitabilità
L’atmosfera è l’elemento decisivo. Le simulazioni indicano una possibile composizione ricca di azoto, con un comportamento simile, almeno in parte, a quello dell’atmosfera terrestre. Una simile struttura permetterebbe:
- la protezione dalla radiazione stellare,
- la circolazione dei venti su scala globale,
- una maggiore stabilità climatica nel tempo.
Anche se nessuno ha ancora confermato direttamente la sua composizione, LHS 1140 b è tra i candidati migliori per future osservazioni dedicate allo studio atmosferico.