Fonte: 123rf

Scoperto un sistema planetario "al contrario" che sfida la scienza

La scoperta del satellite Cheops dell'ESA sulla stella LHS 1903 mette in discussione decenni di teorie sulla formazione dei pianeti: un mondo roccioso nato dove non dovrebbe esistere

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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In un Universo che non smette mai di sorprenderci, le recenti osservazioni spaziali stanno riscrivendo le leggi della fisica che credevamo immutabili. Fino ad oggi, i libri di astronomia parlavano chiaro: i sistemi planetari seguono un ordine logico dettato dalla vicinanza alla loro stella. I pianeti piccoli e rocciosi, come la Terra, si formano nelle zone interne, più calde, mentre i giganti gassosi, vedi Giove, occupano le gelide periferie. Tuttavia, la natura ha appena dimostrato di avere molta più fantasia dei nostri modelli matematici.

Il satellite Cheops dell’ESA ha infatti individuato un sistema planetario “al contrario” attorno alla stella LHS 1903, una nana rossa più fredda e piccola del nostro Sole. Qui, un piccolo mondo roccioso orbita stabilmente all’esterno di due giganti gassosi, ribaltando completamente lo schema che osserviamo nel nostro Sistema Solare.

Lo schema classico infranto

Nel nostro sistema, Mercurio, Venere, Terra e Marte occupano le prime posizioni, seguiti dai giganti gassosi. Questa distribuzione è spiegata dalla teoria dei dischi protoplanetari: un mix di gas e polvere che ruota attorno a una stella giovane, dove il calore impedisce ai gas di condensarsi vicino al centro, permettendo solo la formazione di corpi solidi.

La scoperta su LHS 1903 rompe questo dogma. Inizialmente, gli astronomi pensavano che il sistema fosse normale, cioè composto da tre pianeti – di cui uno roccioso interno e gli altri due gassosi esterni -. Ma l’analisi dei dati di precisione di Cheops ha rivelata l’esistenza di un quarto pianeta, il più lontano di tutti, che con sorpresa si è rivelato essere nuovamente roccioso.

Formazione sequenziale: un nuovo paradigma?

La vera anomalia non è solo la posizione, ma l’età. Secondo Thomas G. Wilson, primo autore della ricerca pubblicata su Science, questo sistema suggerisce che i pianeti potrebbero non essersi formati contemporaneamente.

Normalmente, si ritiene che tutti i corpi di un sistema nascano insieme dallo stesso disco di polveri. In questo caso, però, l’ordine roccioso-gassoso-gassoso-roccioso suggerisce la nascita di un sistema, avvenuta uno dopo l’altro. Inoltre sembra che il piccolo mondo esterno possa essersi formato quando il sistema aveva ormai esaurito il gas primordiale.

“Sembra che abbiamo trovato la prima prova di un pianeta che si è formato in quello che chiamiamo un ambiente povero di gas“, spiega Wilson.

Il ruolo fondamentale di Cheops

Il satellite CHaracterising ExOPlanet Satellite, più facile chiamarlo semplicemente Cheops, è stato progettato esattamente per questo: andare oltre la semplice scoperta di nuovi mondi e iniziare a misurarne con estrema precisione dimensioni e densità.

Ora questa ultima scoperta ci dimostra che la scienza non è mai un capitolo chiuso. Il fatto che LHS 1903 sia così diverso dal nostro sistema solleva una domanda affascinante: il nostro sistema per così dire “ordinato” è la norma nell’Universo, o siamo noi l’eccezione in una galassia dominata da sistemi caotici, anche al contrario?

Mentre le indagini continuano, la missione Cheops ci ricorda che ogni nuova osservazione può trasformare le “certezze” scientifiche acquisite fino a ieri in nuove sfide scientifiche, quelle che avverranno già domani, aiutandoci a capire finalmente quale sia il vero posto della nostra cara Terra nella grande famiglia dei sistemi planetari esistenti.

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