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Auto, se trovi una multa sul parabrezza non la pagare subito: la nuova truffa

Attento al tergicristallo: la nuova insidia delle multe-truffa che svuota il conto corrente

Pubblicato:

Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Il classico foglietto incastrato sotto il tergicristallo è da sempre l’incubo di ogni automobilista, ma oggi quel pezzetto di carta può nascondere un’insidia molto più grave di una semplice sanzione amministrativa. Negli ultimi tempi, diverse segnalazioni rimbalzate sui social hanno acceso i riflettori su una truffa particolarmente subdola che sfrutta l’ansia del conducente e la comodità della tecnologia per mettere a segno furti d’identità e svuotare conti correnti.

La trappola del finto verbale e del QR code

Il meccanismo del raggiro è studiato nei minimi dettagli per apparire credibile anche all’occhio di un cittadino attento. Tutto inizia con un avviso di violazione al Codice della Strada che imita perfettamente la grafica, i loghi istituzionali e il linguaggio burocratico della Polizia Locale o dei Comuni. Molti utenti hanno condiviso foto di questi verbali fasulli, sottolineando come la presenza di riferimenti normativi corretti e l’invito a beneficiare della riduzione del pagamento entro cinque giorni spingano le vittime ad agire d’impulso, senza riflettere sulla reale provenienza dell’atto.

L’elemento centrale della trappola è un piccolo quadratino in bianco e nero: il QR code. Invece di recarsi fisicamente alle poste o in tabaccheria, l’automobilista viene invitato a inquadrare il codice con lo smartphone per accedere rapidamente alla piattaforma di pagamento.

Tuttavia, il link non rimanda a un portale governativo sicuro, ma a un sito clone esteticamente identico a quelli della Pubblica Amministrazione. Una volta inseriti i propri dati personali e gli estremi della carta di credito per saldare la presunta multa, le informazioni finiscono direttamente nelle mani dei criminali informatici, che possono così effettuare transazioni non autorizzate o rivendere le identità digitali sul mercato nero.

Come difendersi e verificare l’autenticità

Difendersi da questa evoluzione del crimine richiede una dose supplementare di prudenza. La regola d’oro condivisa da chi ha vissuto l’esperienza o dagli esperti di sicurezza digitale è quella di non utilizzare mai i link o i codici grafici presenti su foglietti lasciati sul parabrezza. I canali di pagamento ufficiali devono essere cercati manualmente sui siti istituzionali degli enti interessati, verificando sempre che l’indirizzo web termini con l’estensione ufficiale dedicata alla pubblica amministrazione, come il dominio .gov.it.

Inoltre, è bene ricordare che il preavviso lasciato sull’auto non costituisce una notifica legale definitiva; se il documento è autentico, la sanzione verrà comunque notificata tramite i canali certificati come la posta raccomandata o la PEC, garantendo così la certezza della fonte.

In un’epoca in cui la digitalizzazione accelera i processi quotidiani, la velocità può diventare un punto debole. Il consiglio che circola con insistenza nelle community online è quello di fermarsi un istante prima di inquadrare qualsiasi codice sconosciuto, poiché un momento di distrazione può trasformare una banale sosta vietata in un disastro finanziario.

Come riconoscere un sito sicuro

Il primo segnale di allerta è sempre l’URL, ovvero l’indirizzo che compare nella barra del browser. I siti della Pubblica Amministrazione italiana terminano quasi esclusivamente con l’estensione .gov.it o .comune..it. Se noti nomi strani, trattini sospetti o estensioni come .net, .org o domini esteri, chiudi immediatamente la pagina.

Un altro elemento fondamentale è il certificato SSL: clicca sul simbolo del lucchetto accanto all’indirizzo web. Un sito autentico per i pagamenti deve mostrare un certificato valido rilasciato a un ente pubblico. Inoltre, i pagamenti verso lo Stato passano obbligatoriamente per il circuito pagoPA. Se il sito ti chiede di inserire i dati della carta direttamente su una pagina anonima senza reindirizzarti a un sistema di pagamento certificato o alla tua banca per l’autenticazione a due fattori, è quasi certamente un tentativo di phishing.

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