Un’intossicazione alimentare fulminante, tanto violenta da causare danni irreparabili agli organi interni. Sarebbero morte così Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia di 50 e 15 anni, in provincia di Campobasso. Una vicenda drammatica su cui è stata aperta un’indagine giudiziaria per chiarire quale alimento abbia scatenato l’intossicazione e se le cure ospedaliere ricevute siano state adeguate.
Le due erano state dimesse due volte dall’ospedale prima del peggioramento improvviso. La Procura ha iscritto cinque persone nel registro degli indagati, mentre l’opinione pubblica si interroga su quanto le intossicazioni alimentari siano sottovalutate.
- Un fenomeno diffuso e in aumento
- Botulismo: il pericolo invisibile nelle conserve
- Salmonella: un rischio comune ma sottovalutato
- Listeriosi: pochi casi, conseguenze gravissime
- La prevenzione parte dalla cucina
Un fenomeno diffuso e in aumento
Quello di Campobasso non è un caso isolato. Le malattie trasmesse dal cibo sono un fenomeno ampio e in crescita. Secondo gli esperti della piattaforma anti-bufale “Dottore ma è vero che…?”, curata dalla Fnomceo, esistono oltre 250 tossinfezioni alimentari causate da germi patogeni.
La diffusione di alimenti provenienti da nuovi mercati esteri e l’aumento dei viaggi internazionali hanno contribuito a rendere più frequenti questi episodi. Non solo batteri: anche sostanze chimiche tossiche, come i pesticidi, o alimenti naturalmente velenosi (funghi, alcuni molluschi) possono rappresentare un rischio serio.
Botulismo: il pericolo invisibile nelle conserve
Tra le minacce più gravi c’è il botulismo alimentare, causato da tossine potentissime. Basta una quantità minima di alimento contaminato per sviluppare la malattia, che può avere un esito fatale. Se diagnosticato in tempo, però, può essere curato con successo.
I sintomi possono comparire da poche ore fino a oltre una settimana dopo l’ingestione e includono:
- annebbiamento e sdoppiamento della vista
- difficoltà a parlare e deglutire
- secchezza della bocca
- stipsi e ritenzione urinaria
Nei casi più gravi si arriva all’insufficienza respiratoria. L’Italia, ricordano gli esperti, è il Paese europeo con il maggior numero di casi di botulismo: circa l’80% è legato a conserve fatte in casa.
Barattoli con tappi deformati, assenza di sottovuoto o il classico “click-clack” all’apertura sono segnali da non ignorare.
Salmonella: un rischio comune ma sottovalutato
Un altro pericolo frequente è la salmonella, che provoca infezioni gastrointestinali spesso associate a uova crude, carni poco cotte, latte non pastorizzato e salse. I sintomi – febbre, nausea, vomito e diarrea – possono comparire tra le 6 e le 72 ore dall’ingestione.
Il problema è che il cibo contaminato non sempre presenta alterazioni visibili, rendendo difficile individuare il rischio. Le forme più gravi colpiscono soprattutto anziani, bambini e persone fragili.
Listeriosi: pochi casi, conseguenze gravissime
Meno conosciuta ma molto pericolosa è la listeriosi, infezione che può causare meningiti, encefaliti e setticemie. Gli alimenti più a rischio sono pesce affumicato, formaggi a pasta molle, salumi, vegetali preconfezionati e latte non pastorizzato.
Anche in questo caso, i soggetti più vulnerabili sono donne in gravidanza, anziani e immunodepressi.
La prevenzione parte dalla cucina
Il rispetto di semplici norme igieniche resta l’arma più efficace: lavare accuratamente le mani, evitare contaminazioni tra cibi crudi e cotti, conservare correttamente gli alimenti e prestare attenzione alle conserve domestiche.
La tragedia di Campobasso ricorda che il cibo, simbolo di cura e convivialità, può trasformarsi in un pericolo silenzioso. Informazione, prudenza e controlli rigorosi sono fondamentali per evitare che episodi simili si ripetano.