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"Dai il nome del tuo ex a un ratto": torna l'iniziativa 'cattiva' di San Valentino

Cuore spezzato? Per 15 dollari puoi dedicare un ratto al tuo ex. Torna l’iniziativa più “cattiva” di San Valentino.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

C’è chi lo festeggia con fiori e cioccolatini e chi, invece, sceglie una strada decisamente più pungente. Per San Valentino – la festa degli innamorati – torna a farsi strada un’iniziativa che negli anni ha fatto discutere e sorridere allo stesso tempo: dare il nome del proprio ex a un ratto. O a uno scarafaggio. O magari a qualche altra cosa assai poco carina. Un’idea provocatoria che promette di trasformare i cuori spezzati in qualcosa di decisamente simbolico. Ma chi l’ha organizzata? E, soprattutto, come si fa a partecipare?

Dare il nome del tuo ex ad un ratto o a uno scarafaggio: l’iniziativa di uno zoo del Texas

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. L’operazione si chiama “Cry Me a Cockroach” ed è una raccolta fondi promossa dallo zoo di San Antonio, in Texas. Basta fare una piccola donazione all’istituto per avere in cambio la possibilità di assegnare il nome del proprio ex – o di una persona poco gradita – a uno scarafaggio, a un ratto o persino a delle verdure. Gli animali o gli ortaggi verranno poi dati in pasto ad altri ospiti dello zoo, mentre il donatore riceverà un biglietto di San Valentino scaricabile e, in alcuni casi, anche un video del pasto da condividere sui social.

Le cifre sono volutamente accessibili: si parte da 5 dollari per scarafaggi e ortaggi, fino a 15 dollari per un ratto. Un meccanismo semplice che, grazie al suo tono decisamente irriverente, negli anni ha garantito grande visibilità online, trasformando l’operazione in una sorta di rituale alternativo per chi vive il 14 febbraio con spirito meno romantico. E magari per lenire qualche cuore spezzato. Anche perché le donazioni servono a finanziare la cura degli animali, i programmi educativi e le attività di conservazione della fauna selvatica.

Tra proteste e questioni etiche: perché l’iniziativa dello zoo di San Antonio non piace a tutti

C’è chi però ha protestato di fronte a questa campagna, anche se va avanti da diversi anni. Il motivo è presto detto: scarafaggi e ratti sono specie già caricate di una reputazione negativa. Con questa campagna vengono trasformati ancor più in simboli di rancore e disgusto, rafforzando implicitamente una gerarchia tra animali “degni” e animali sacrificabili. La contraddizione appare ancora più evidente se si considera che l’iniziativa nasce all’interno di un’istituzione che dichiara di occuparsi di tutela e conservazione.

Tuttavia, chi protesta parte da una preoccupazione etica comprensibile, sebbene l’argomentazione presenti diversi punti deboli. L’iniziativa nasce come fundraiser per sostenere cure veterinarie, programmi educativi e conservazione della fauna: il focus operativo non è la denigrazione di una specie, ma la raccolta di risorse. Anche perché i ratti e gli scarafaggi coinvolti fanno parte della normale dieta di alcuni animali ospitati nello zoo: non vengono “puniti”, ma utilizzati come cibo secondo pratiche standard.

E poi, tra l’altro, la campagna utilizza un linguaggio ironico e provocatorio per attirare attenzione e generare engagement. Non afferma che ratti o scarafaggi “valgano meno” in senso etico o ecologico. È una metafora giocosa che intercetta un sentimento umano (il rancore post-rottura) per trasformarlo in donazione.

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