Fonte: 123rf

Per secoli nessuno ha capito cosa fosse: l’IA scopre che la pietra era un gioco da tavolo dei Romani (e ne svela le regole)

Nel Museo Het Romeins di Heerlen un enigma archeologico trova risposta grazie all’intelligenza artificiale: era un antico gioco da tavolo “a blocco”

Pubblicato:

Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Nel Museo Het Romeins di Heerlen in Olanda è conservato un oggetto che per anni ha sfidato archeologi e storici: una pietra calcarea ovoidale, bianca, liscia, con incisioni geometriche nette sulla superficie superiore. Si tratta del campione 04433, rinvenuto nel sito archeologico di Coriovallum, antica città romana fiorita tra il I e il V secolo d.C.

Fin dal momento del ritrovamento, la pietra ha attirato l’attenzione degli studiosi per la sua forma insolita e per le incisioni atipiche, diverse da qualunque altro reperto noto dell’epoca romana.

Le ipotesi scartate: architettura, decorazione o guida per intaglio?

Nel corso degli anni sono state avanzate numerose teorie sulla funzione dell’oggetto. Si è ipotizzato che potesse trattarsi di uno schema architettonico, una guida per l’intaglio della pietra o un elemento di opus sectile, tecnica decorativa romana simile al mosaico. Tuttavia, nessuna di queste interpretazioni ha retto all’analisi approfondita: le linee risultavano imprecise, la scala incoerente e la forma poco compatibile con gli usi decorativi noti.

L’intervento dell’IA

La svolta è arrivata grazie a un team internazionale guidato dall’Università di Leida, con la collaborazione dell’ICTEAM dell’Università Cattolica di Louvain, dell’Università di Maastricht, dell’Università Flinders in Australia e dello stesso Museo Het Romeins.

I ricercatori, coordinati dal dottor Walter Crist, hanno analizzato la pietra con tecniche di imaging tridimensionale, individuando abrasioni lungo alcune linee incise. Tali segni risultano compatibili con lo scivolamento di pedine in vetro o pietra.

A questo punto è entrata in gioco Ludii, un’intelligenza artificiale specializzata nella simulazione di giochi antichi. Alimentata con i dati della pietra e già addestrata sulle regole dei giochi romani conosciuti, l’IA ha elaborato oltre cento possibili configurazioni.

Un gioco “a blocco”: l’obiettivo era intrappolare l’avversario

Dalle simulazioni sono emerse due categorie principali di gioco: schemi di allineamento (simili al tris) e schemi di blocco. Tuttavia, solo questi ultimi risultano coerenti con le abrasioni osservate.

Secondo gli studiosi, il gioco prevedeva probabilmente l’obiettivo di intrappolare l’avversario, impedendogli qualsiasi mossa. Un meccanismo che ricorda l’italiano Gioco dell’Orso, lo scandinavo Haretavl o la spagnola “Liebre perseguida”.

“Il computer ha prodotto decine di possibili set di regole, poi ha giocato contro se stesso identificando varianti divertenti per gli esseri umani”, ha spiegato Dennis Soemers, coautore dello studio.

Enigma non del tutto risolto

Nonostante i risultati, resta un margine di incertezza. L’IA può proporre molteplici regolamenti compatibili con lo schema inciso, ma non è possibile sapere con assoluta certezza quali fossero le regole effettivamente adottate dai Romani.

Ciò che appare ormai chiaro è che la pietra non era un elemento decorativo né un progetto edilizio, bensì un gioco strategico, “apparentemente semplice ma avvincente”, come sottolineato dagli studiosi.

I risultati della ricerca, intitolata “Ludus Coriovalli: using artificial intelligence-driven simulations to identify rules for an ancient board game”, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Antiquity.

Quando la tecnologia incontra l’archeologia

La scoperta rappresenta un esempio emblematico di archeologia digitale, in cui l’intelligenza artificiale diventa strumento chiave per interpretare il passato. Un oggetto rimasto misterioso per secoli trova oggi una nuova identità grazie alla collaborazione tra scienze umane e tecnologie avanzate.

E forse, su quella pietra bianca incisa, duemila anni fa qualcuno stava semplicemente cercando di battere un avversario in una partita all’ultimo blocco.

più popolari su facebook nelle ultime 24 ore

vedi tutti