La lista dei 10 cibi più inquinati sulla nostra tavola

Bisogna guardare con attenzione alla provenienza dei cibi che portiamo in tavola: il rapporto Coldiretti

Oggi siamo tutti molto più attenti di un tempo alla qualità di quello che portiamo in tavola: come ben sappiamo infatti le abitudini alimentari hanno un forte impatto sulla nostra salute presente e futura (ecco il segreto alimentare dei centenari di tutto il mondo).

Il cibo che prendiamo dagli scaffali del supermercato proviene ormai da tutte le parti del mondo ed è nostra cura selezionare e capire cosa stiamo comprando e quali sono i rischi che eventualmente possiamo correre. I rischi collegati al cibo sono legati principalmente a sostanze tossiche usate come pesticida e di cui possiamo trovare ancora traccia su quello che mettiamo in tavola: anche perchè le normative non sono rigorose come quelle europee anche in altri parti del mondo.

Coldiretti ha recentemente presentato il dossier “La black list dei cibi più pericolosi”, in occasione del XIX Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto del Sistema di Allerta Rapido Europeo (RASFF). Il Sistema di Allerta Rapido registra allarmi per rischi alimentari legati a metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine, residui chimici ed altri pericolosi contaminanti.

In Italia, ha spiegato Coldiretti, otto allarmi alimentari su dieci sono scattati a causa di cibi pericolosi provenienti dall’estero. I cibi più inquinati provengono dall’India (responsabile del 12% degli allarmi alimentari scattati in Europa), a seguire Turchia e Polonia. Ma di quali cibi, nel dettaglio, stiamo parlando?

Coldiretti ha stilato una classifica, elaborando i dati  del Rapporto Rassf 2021: al primo posto semi di sesamo (per ossido di etilene) dall’India, al secondo carne di pollo dalla Polonia (segnalata per salmonella), frutta e verdura dalla Turchia contaminate da pesticidi, pepe nero dal Brasile per salmonella; fichi secchi turchi, arachidi americane e pistacchi turchi per aflatossine, ostriche francesi per norovirus, arachidi argentine per aflatossine.

E’ bene quindi sottolineare che non sono questi cibi in generale a rappresentare un pericolo, ma che bisogna guardare con attenzione la provenienza di ciò che acquistiamo: per ragioni di sostenibilità e anche di salute.

 

 

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