Fonte: ANSA

Una stella è sparita dalla Galassia di Andromeda: il mistero che sta affascinando gli scienziati

Una stella è svanita nel nulla nella Galassia di Andromeda, facendo partire il dibattito scientifico: potrebbe essere nato così un buco nero.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Il Cosmo è un territorio affascinante ma estremamente mutevole. Le stelle nascono e muoiono, seguendo cicli che a prima vista possono sembrare sempre uguali a loro stessi, sebbene un nuovo mistero sia stato in grado di infrangere tutte le regole finora conosciute. Un astro estremamente luminoso è completamente scomparso dalla Galassia di Andromeda, incuriosendo oltremodo gli astronomi e gli astrofisici di tutto il mondo. Ma com’è successo? E dov’è andata a finire questa stella che sembra essere sparita nel nulla?

Galassia di Andromeda: la morte silenziosa di una stella gigante

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Quando una stella massiccia raggiunge la fine della propria vita, gli astronomi si aspettano quasi sempre uno spettacolo cosmico violento: una supernova. Si tratta di un’esplosione potentissima provocata dal collasso gravitazionale del nucleo, capace per settimane di brillare più dell’intera galassia che la ospita. Durante questo processo vengono espulsi enormi quantitativi di materia e ciò che resta dell’astro si trasforma generalmente in una stella di neutroni o in un buco nero.

Nel caso osservato nella Galassia di Andromeda, però, qualcosa è andato diversamente. La supergigante denominata M31-2014-DS1, una delle stelle più luminose della galassia situata a circa 2,5 milioni di anni luce dalla Terra, non ha mostrato alcuna esplosione visibile. Dopo anni di osservazioni, gli scienziati hanno scoperto che l’astro è semplicemente svanito dalla luce visibile, lasciando soltanto una debole traccia nell’infrarosso. Secondo i ricercatori si tratterebbe di una cosiddetta “supernova fallita”: la stella sarebbe collassata direttamente in un buco nero senza produrre il classico lampo finale.

L’evento è particolarmente interessante poiché rappresenta uno dei rarissimi casi documentati di morte stellare silenziosa. La stella, che in origine possedeva una massa circa tredici volte quella del Sole e che si era ridotta a cinque masse solari nella fase finale, avrebbe visto il proprio nucleo collassare senza generare un’onda d’urto sufficientemente potente da espellere gli strati esterni. In pratica, la materia sarebbe stata immediatamente inghiottita dal buco nero nascente.

Come gli scienziati hanno scoperto la scomparsa della stella di Andromeda

La scoperta non è avvenuta osservando direttamente un’esplosione, ma analizzando dati d’archivio. Un team internazionale guidato dal professor Kishalay De della Columbia University ha studiato le rilevazioni della missione spaziale NEOWISE della NASA, progettate anche per individuare fenomeni stellari insoliti. Gli studiosi cercavano proprio indizi di supernove fallite, ipotizzate teoricamente già decenni fa.

I dati hanno mostrato che nel 2014 la stella aveva iniziato a brillare sempre più intensamente nell’infrarosso, un comportamento compatibile con l’espulsione di polveri e gas senza esplosione violenta. Dopo circa due anni di aumento della luminosità, la radiazione è diminuita progressivamente e, nel 2023, l’astro è scomparso completamente nella luce visibile. Questo residuo potrebbe essere il guscio di materiale che circonda il nuovo buco nero, il cui orizzonte degli eventi avrebbe un diametro di circa 30 chilometri.

La scoperta è sorprendente perché mette in discussione un’idea considerata quasi certa: che stelle con masse simili esplodano sempre come supernove. L’assenza dell’esplosione suggerisce invece che il destino finale di queste stelle dipenda da un delicato equilibrio tra gravità, pressione del gas e onde d’urto interne, processi caotici che possono portare a esiti differenti anche in condizioni apparentemente simili.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, apre così una nuova finestra sulla fisica delle morti stellari. Se casi simili dovessero rivelarsi più comuni di quanto pensato, gli astronomi potrebbero dover rivedere le stime sulla formazione dei buchi neri nell’universo e sul numero reale di supernove osservabili. Una stella che scompare senza fare rumore potrebbe infatti raccontare molto più di una spettacolare esplosione cosmica.

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