Se pensate che in ogni paese del mondo sia in vigore lo stesso calendario, quindi lo stesso anno, allora vi state sbagliando. Non è il 2026 in tutto il mondo. In Thailandia, infatti, l’anno corrente è qualche secolo spostato in avanti: è il 2569. Nessuna macchina del tempo, nessun paradosso fantascientifico: la spiegazione è culturale e affonda le radici in una tradizione millenaria. Nel Paese del Sud-Est asiatico convivono due sistemi di datazione, utilizzati in parallelo e perfettamente integrati nella vita quotidiana.
- La Thailandia e il suo doppio calendario
- Il calendario lunisolare: un equilibrio tra luna e sole
- Una tradizione diffusa in Asia
- La vita quotidiana tra due dimensioni temporali
La Thailandia e il suo doppio calendario
Il paese del sud-est asiatico adotta il calendario gregoriano per i rapporti internazionali, le attività economiche e le relazioni diplomatiche. Ma accanto a questo sistema globale continua a vivere il calendario buddista, che colloca l’anno corrente 543 anni avanti rispetto al nostro conteggio.
La differenza nasce dal punto di partenza scelto: il calendario buddista fa iniziare l’era con la morte del Buddha storico, tradizionalmente datata al 543 a.C. Così, al 2026 corrisponde il 2569 nel sistema thailandese.
Questa doppia scansione del tempo non crea confusione, ma rappresenta un equilibrio: consente al Paese di restare sincronizzato con il resto del mondo, preservando al contempo una parte fondamentale della propria identità culturale e spirituale.
Il calendario lunisolare: un equilibrio tra luna e sole
Il calendario buddista thailandese appartiene alla categoria dei calendari lunisolari, sistemi complessi che combinano il ciclo della luna con quello del sole.
I mesi lunari durano in media 29,5 giorni. Sommando dodici mesi si ottiene un anno più corto di circa 11 giorni rispetto all’anno solare. Per evitare uno sfasamento progressivo delle stagioni, il sistema prevede l’aggiunta di un tredicesimo mese circa ogni 2 o 3 anni.
Questo meccanismo di compensazione permette alle festività religiose di rimanere allineate ai cicli naturali, mantenendo un legame profondo tra spiritualità e osservazione del cielo.
Una tradizione diffusa in Asia
La Thailandia non è un caso isolato. Varianti del calendario buddista sono utilizzate anche in Cambogia, Myanmar, Laos e Sri Lanka per celebrazioni religiose e ricorrenze tradizionali.
Altri calendari lunisolari sono presenti in Cina, Giappone e India, mentre in Israele il calendario ebraico convive ufficialmente con quello gregoriano. Anche in Occidente sopravvive un elemento lunisolare: la data della Pasqua cristiana viene calcolata proprio combinando ciclo solare e ciclo lunare.
La vita quotidiana tra due dimensioni temporali
In Thailandia, la convivenza tra i due sistemi è ormai una parte integrante della normalità. Il calendario gregoriano regola attività lavorative, contratti e relazioni internazionali. Il calendario buddista, invece, determina le festività religiose, i giorni di merito spirituale e viene consultato per pratiche astrologiche.
Molti documenti ufficiali — come certificati di nascita, atti amministrativi e quotidiani — riportano entrambe le date. Questo doppio riferimento temporale non è un’anomalia, ma un simbolo di continuità: una nazione capace di muoversi nel presente globale senza rinunciare al proprio passato.
In fondo, il paese thailandese ci ricorda una cosa semplice, ma a cui non si pensa molto spesso: il tempo, infatti, non è solo una misura matematica, ma anche e soprattutto un racconto culturale. Infatti, ogni civiltà sceglie da dove iniziare a contare il tempo.