Il 5 febbraio è attesa una tempesta geomagnetica legata a una potentissima eruzione solare avvenuta nelle prime ore del 2 febbraio. Al momento, le previsioni ufficiali parlano di un evento moderato, classificato come G1. Eppure, secondo diversi esperti di meteo spaziale, la situazione merita più attenzione del previsto.
Tutto nasce da un brillamento solare di classe X 8.1, uno dei più intensi registrati durante l’attuale ciclo di attività del Sole, il venticinquesimo. Un’esplosione così potente non è mai un dettaglio trascurabile, soprattutto quando è associata a una espulsione di massa coronale, la cosiddetta CME: una gigantesca nube di plasma e campi magnetici scagliata nello spazio a velocità impressionanti.
Cosa è successo sul Sole e perché è importante
La protagonista di questa sequenza di eventi è la regione attiva AR 4366, una macchia solare enorme e magneticamente instabile. Tra l’1 e il 2 febbraio ha prodotto una raffica di eruzioni, comprese diverse di classe M e almeno due di classe X. Il brillamento X 8.1, in particolare, ha generato una CME che si sta muovendo in direzione della Terra.
Secondo i modelli attuali, il nostro pianeta verrà colpito solo di striscio. Ed è proprio questo dettaglio che, paradossalmente, rende la previsione più incerta. Quando una CME non impatta frontalmente la magnetosfera terrestre, stimarne gli effetti diventa molto più complesso. Piccole variazioni nella velocità, nella densità o nell’orientamento del campo magnetico possono cambiare radicalmente l’intensità della tempesta geomagnetica risultante.
Perché una tempesta “minore” può diventare più intensa
A spiegare il punto critico è anche l’astrofisico Tony Phillips, una delle voci più autorevoli nel campo del meteo spaziale. Secondo Phillips, anche un impatto laterale di una CME originata da un brillamento così potente può produrre effetti superiori alle attese. In altre parole, la classificazione G1 non è una garanzia assoluta.
Il problema sta nella struttura interna della CME. Se il suo campo magnetico è orientato in modo opposto a quello terrestre, l’interazione diventa molto più efficiente. In questi casi, la magnetosfera si “apre” maggiormente, permettendo a una quantità superiore di energia e particelle di penetrare nel sistema Terra.
Cosa può andare storto sulla Terra
Nello scenario più probabile, gli effetti resteranno contenuti: lievi disturbi ai satelliti, possibili fluttuazioni nei sistemi di navigazione GPS e un aumento del rischio per alcune operazioni spaziali. Nulla che possa essere percepito direttamente dalla popolazione.
Se però la tempesta dovesse intensificarsi oltre le stime, potrebbero verificarsi problemi più marcati. Le reti elettriche, soprattutto alle alte latitudini, sono tra le infrastrutture più sensibili alle tempeste geomagnetiche. Anche alcune specie animali, che utilizzano il campo magnetico terrestre per orientarsi, possono subire alterazioni temporanee nei comportamenti migratori.
Perché non vedremo l’aurora in Italia
Un aspetto che spesso genera aspettative è quello delle aurore polari. Eventi solari intensi, in passato recente, hanno regalato spettacoli visibili anche a latitudini insolite. In questo caso, però, gli esperti sono piuttosto chiari: non ci sono le condizioni per osservare l’aurora boreale dai cieli italiani. Servirebbe una tempesta di livello decisamente superiore, almeno G4, e un impatto molto più diretto della CME.
A seguire l’evoluzione della situazione sono enti specializzati come il Space Weather Prediction Center della NOAA, in collaborazione con missioni di osservazione solare della NASA. I loro bollettini vengono aggiornati costantemente proprio perché il meteo spaziale può cambiare anche a poche ore dall’impatto.
La macchia solare AR 4366, inoltre, si sta spostando verso una posizione più centrale sul disco solare. Questo significa che eventuali nuove eruzioni future potrebbero risultare molto più “geoefficienti”, cioè dirette in modo più netto verso la Terra.