Il caldo estremo non sarà soltanto più forte: potrebbe durare più a lungo nell’arco della giornata. È questo il punto più importante di un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change. I ricercatori hanno analizzato il calore non solo attraverso le temperature massime giornaliere, ma su base oraria, cercando di capire quante ore di caldo estremo vivremo in futuro.
Lo studio che conferma il caldo sempre più forte e persistente
Il dato più forte riguarda lo scenario ad alte emissioni, indicato come SSP5-8.5. Secondo le proiezioni, tra il 2070 e il 2099 le giornate di caldo estremo potrebbero registrare circa 4 ore aggiuntive di calore al giorno rispetto al periodo 2001-2023. Anche le giornate non classificate come “calde” avrebbero comunque circa 3 ore di calore in più.
La differenza non è affatto secondaria: quando si parla di ondate di calore, spesso si guarda alla temperatura massima: 38, 40 o 42 gradi. Ma il corpo umano, le città, i luoghi di lavoro, gli anziani e le persone fragili non subiscono solo il picco. Subiscono la durata dell’esposizione. Se il caldo resta intenso per più ore, diminuiscono i momenti di recupero, aumentano i rischi per la salute e diventa più difficile raffreddare case, strade e ambienti urbani.
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Lo studio ha combinato osservazioni meteorologiche reali e modelli climatici per valutare gli eventi di caldo estremo orario in estate. Dai dati emerge che tra il 1981 e il 2023 la durata degli eventi di calore estremo è già aumentata di 62 ore per decennio. È un segnale importante: la trasformazione non riguarda dunque solo il futuro lontano: è già iniziata.
C’è un altro dato che colpisce: circa il 28% degli eventi di calore estremo orario si è verificato in giorni che, usando i normali indicatori di temperatura giornaliera, non sarebbero stati classificati come “caldi”. Questo significa che le medie giornaliere possono nascondere momenti molto critici. Una giornata apparentemente meno estrema può comunque contenere diverse ore pericolose, soprattutto nelle aree urbane.
Il problema riguarda anche le disuguaglianze. Secondo lo studio, le popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito sono già oggi più esposte al caldo estremo e in futuro potrebbero subire oltre tre quarti dell’esposizione complessiva. Le nuove generazioni, in particolare, dovranno fare i conti con un clima più difficile lungo l’intero arco della vita.
Quando accadrà, quindi?
La finestra temporale più critica indicata dallo studio è la fine del secolo, tra il 2070 e il 2099, nello scenario di emissioni più alte. Ma questo non significa che il rischio sia rimandato, perché l’aumento delle ore di calore è già osservabile e le estati degli ultimi anni mostrano quanto rapidamente il caldo possa diventare un problema sanitario, energetico e sociale.
E, purtroppo, la soluzione non passa dall’adattamento che ognuno di noi può mettere in atto con abitudini come bere di più o restare in casa nelle ore più calde. Servono città più ombreggiate, piani per le fasce vulnerabili, lavoro organizzato in modo diverso durante le ondate di calore, case meno esposte al surriscaldamento e riduzione delle emissioni. Perché il punto non è solo se e quanto caldo farà, ma per quante ore al giorno durerà.