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Condizionatore, attenzione a questo numero sul telecomando: è lui a decidere quanto spendi

Come una semplice regolazione del telecomando può abbattere le spese in bolletta durante le ondate di calore estive senza rinunciare al fresco.

Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

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Quando le ondate di calore estive spingono le temperature esterne oltre i 40 °C, la tentazione immediata è quella di abbassare la temperatura del condizionatore al minimo, portandola sui 20 °C o 21 °C. Tuttavia, questo gesto innocuo sul telecomando è la causa primaria dei rincari imprevisti in bolletta. Portare la temperatura a 26 °C anziché a 20 °C permette di ridurre i consumi energetici fino a tre volte.

La regola tecnica: ogni grado in meno costa il 6-8% in più

Il funzionamento del climatizzatore dipende dal compressore, il motore elettrico interno che assorbe la quota maggiore di energia. La regola fondamentale dell’efficienza energetica è semplice: ogni grado centigrado richiesto al di sotto della soglia ideale fa salire il consumo del climatizzatore di circa il 6-8%.

Passare da 26 °C a 20 °C non è una semplice differenza numerica di sei gradi, ma significa costringere il compressore a lavorare a pieno regime e quasi senza sosta. Negli appartamenti poco isolati o con un’esposizione diretta al sole, la macchina potrebbe persino non raggiungere mai la temperatura di 20 °C, rimanendo costantemente al massimo del consumo.

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Quanto costa davvero tenere acceso il condizionatore?

Un apparecchio o uno split da 1 kW, ipotizzando un costo dell’elettricità di circa 0,30 €/kWh, ha un costo di funzionamento continuo di circa 0,30 € all’ora.

Se il condizionatore viene impostato alla temperatura consigliata di 26 °C – 27 °C, il compressore lavora in maniera modulata o ciclica, portando il costo orario stimato a circa 0,10 € – 0,15 €, per una spesa mensile con un utilizzo medio di 8 ore al giorno stimata tra i 24 € e i 36 €.

Con una temperatura intermedia di 23 °C – 24 °C, l’attività del compressore aumenta e il costo sale a circa 0,20 € – 0,25 € all’ora, circa 48/60 euro al mese. Abbassando il termostato a 20 °C – 21 °C, il motore è costretto a funzionare continuamente al 100% delle prestazioni, superando i 0,30 € all’ora e portando la spesa mensile oltre i 72 €.

Raffreddare troppo l’ambiente non raddoppia la percezione di comfort, ma raddoppia o triplica il tempo di lavoro del motore. Da qui deriva la stima per cui la corretta regolazione a 26 °C divide per tre i consumi rispetto a una regolazione spinta a 20 °C.

Benessere termico e sbalzo di temperatura

Gli esperti di comfort ambientale consigliano di mantenere uno scarto di circa 6-8 gradi tra la temperatura interna ed esterna. Se all’esterno ci sono 40 °C, puntare a 26 °C o 27 °C in casa garantisce la temperatura ideale senza rischi per la salute.

Attenzione allo sbalzo termico: Rientrare da un ambiente rovente in una stanza condizionata a 20 °C provoca uno shock termico nocivo per l’organismo (con rischi di dolori muscolari, raffreddori e congestioni), specialmente nei bambini e negli anziani.

Gli alleati strategici per massimizzare il risparmio

Il ventilatore consuma solo 20-40 W (contro i 1.000 W del condizionatore) e muovendo l’aria fa percepire una temperatura inferiore di 2-3 gradi. Tenere il condizionatore a 26 °C con un ventilatore acceso assicura la stessa sensazione di frescura di un condizionatore a 23 °C, ma con spese minime.

Abbassa tapparelle, persiane o tende nelle ore di punta per non far scaldare le pareti ed evitare l’effetto serra interno.

I filtri intasati di polvere riducono il flusso d’aria e costringono il motore a consumare fino al 20% in più. Apri le finestre durante le ore notturne per raffrescare i muri e l’aria in modo naturale.

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