E se per confessarsi si usasse la tecnologia? È l’idea che è arrivata sui social da parte di un celebre sacerdote che, in occasione dell’inizio di aprile, ha lanciato l’idea delle confessioni su Whatsapp. Ovviamente era un pesce d’aprile ma, tra chi ha creduto alla notizia e chi ha intuito lo scherzo, il contenuto è diventato virale in poche ore, dando vita ad un dibattito acceso su fede, tecnologia e limiti dell’ironia.
- Il post virale: confessioni via chat e numero parrocchiale. Cosa è successo
- Tra indignazione, ironia e chi ci ha creduto davvero
- Il confine sottile tra provocazione e riflessione
Il post virale: confessioni via chat e numero parrocchiale. Cosa è successo
Tutto nasce da un post pubblicato su Instagram da un celebre sacerdote, accompagnato da una grafica curata e apparentemente ufficiale. Nel testo si annunciava l’introduzione di una nuova modalità per il sacramento della riconciliazione: la possibilità di confessarsi tramite WhatsApp, inviando un messaggio vocale al numero della parrocchia.
Nello specifico, si leggeva: “A partire dalla prossima settimana, sarà possibile accostarsi alla confessione anche tramite WhatsApp inviando un messaggio vocale privato al numero parrocchiale. Le risposte verranno fornite negli orari stabiliti nel rispetto della riservatezza e dell’accompagnamento spirituale. Seguiranno ulteriori indicazioni nei prossimi giorni. Grazie per la comprensione e la collaborazione”.
E non è tutto, dato che nella caption il sacerdote ha scritto: “Carissimi, considerando i numerosi impegni pastorali delle prossime settimane e il desiderio di rimanere comunque vicini a tutti voi, stiamo valutando l’introduzione di una nuova modalità per il sacramento della riconciliazione. A partire dalla prossima settimana, sarà possibile accostarsi alle confessioni anche tramite WhatsApp, inviando un messaggio vocale privato al numero parrocchiale. Le risposte verranno fornite negli orari stabiliti, nel rispetto della riservatezza e dell’accompagnamento spirituale. Grazie per la comprensione e per la collaborazione”.
Tra indignazione, ironia e chi ci ha creduto davvero
Era un pesce d’aprile, ovviamente. Ma la reazione degli utenti non si è fatta attendere. Nei commenti si è visto di tutto: c’è chi ha espresso fastidio e indignazione, parlando di una deriva che “svilisce cose serie”, e chi invece ha riconosciuto subito il tono ironico del post.
Altri utenti hanno ammesso di aver capito che si trattava di un pesce d’aprile, ma hanno sottolineato come il fatto che molti ci abbiano creduto dovrebbe far riflettere. Non sono mancati commenti più leggeri e divertiti: qualcuno ha scritto che sarebbe stata “un’idea geniale”, o di essere pronta a scrivere “papiri devastanti”, mentre altri hanno apprezzato l’uso creativo della tecnologia.
In mezzo, anche messaggi di sostegno all’autore dello scherzo, con inviti a non fermarsi alle apparenze e a evitare attacchi superficiali.
Il confine sottile tra provocazione e riflessione
A chiarire definitivamente la natura del post è arrivato poi un messaggio successivo, in cui si invitava a non reagire in modo impulsivo e a non fermarsi alla superficie. Un modo per trasformare uno scherzo in occasione di riflessione sul modo in cui si consumano e si giudicano i contenuti online.
Lo stesso autore del post, infatti, ha così risposto: “Dedicato a tutti i bigotti da tastiera, imparate ad andare in profondità prima di attaccare e condannare le persone. Boccaloni”, condendo il tutto con emoji di pesciolini e canne da pesca.