Costantino Della Gherardesca: "Per cambiare serve coraggio"

Costantino Della Gherardesca ci racconta la sua estate televisiva e il libro 'La Religione del Lusso', tra racconti personaggi e critiche sociali.

3 Luglio 2020
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Sarà un’estate molto ricca quella di Costantino Della Gherardesca, soprattutto per gli impegni televisivi che lo attendono. Dal 2 luglio il conduttore curerà una rubrica all’interno del programma The Royals – Vizi e virtù a corte (in onda ogni giovedì alle 21.15 su Sky Uno e NOW TV e sempre disponibile on demand), mentre dal 6 luglio torna in tv su Rai2 con Resta a casa e vinci, leggermente modificato nelle dinamiche a causa delle nuove norme in vigore in seguito alla pandemia.

Il 30 giugno è inoltre uscito il libro La Religione del Lusso, in cui Costantino parla di moda, ma anche di lusso, di comune sentire, di reali, di personaggi pop e tra il serio e il faceto si interroga su quanto si possa parlare ancora di lusso. Di questo e molto altro abbiamo parlato direttamente con Costantino.

Ciao Costantino, come stai? Inizierei dal libro, che mi ha molto incuriosito. Volevo chiederti qualcosa sulla scelta di arricchirlo con le illustrazioni.
Le illustrazioni sono di un giovane artista e tatuatore che si chiama Ciro Fanelli e che conosco da molti anni. Senza dubbio è molto bravo. La scelta era quella di fare illustrazioni riprese dalle storie dello Shāh-Nāmeh, il Libro dei Re di Firdusi. Era il più grande poeta della Persia, il Dante Alighieri persiano. Tutte le illustrazioni del libro provengono da parabole di quel testo.

Sono molto orientali infatti. È un testo ispirato agli editoriali che hai scritto per Il Foglio, ma ho apprezzato il fatto che sia un libro molto profondo, sia nelle riflessioni che nei racconti. Da parte tua è una critica generale al periodo che stiamo vivendo. Parli di una cappa moralista.
Sì, assolutamente. Una cappa giustista e anti-progressista, spesso xenofoba. Io sento questa cappa a 360 gradi in Italia, non riesco ad individuare un solo colpevole politico e sociale, è generale.

Scrivi che questa cappa ti ha spento.
Sì, e il libro è un manifesto contro questa cappa e contro questa mentalità e pensiero pubblico chiuso e provinciale, che va assolutamente superato e spezzato per poter andare avanti e poter ritrovare l’Italia che avevamo negli anni della Dolce Vita.

C’è un senso generale di impotenza nel libro, ma hai recuperato un po’ di ottimismo?
C’è un senso di speranza, però sta all’individuo avere quella qualità che per me è la più preziosa e più stimabile di tutte, cioè il coraggio. Il nostro futuro, il futuro di ogni individuo, non sarà mai servito su un piatto d’argento dallo stato o da un governo. Si deve combattere per averlo.

Mi piacciono tutti i riferimenti letterari, ma citi soprattutto Madame Bovary e Nora di Casa di Bambola.
In Casa di Bambola ritroviamo tutto il moralismo scandinavo di quegli anni, presente anche al giorno d’oggi. Nora viveva completamente oppressa dalle regole e dal moralismo che la circondava, era praticamente imprigionata. È interessante vedere come autori di quegli anni conoscevano la pericolosità del moralismo, mentre al giorno d’oggi è visto quasi come una qualità.

Tu dici giustamente che il passato sembra non averci insegnato nulla.
Si dimentica troppo la storia e quindi le persone che non conoscono la storia sono incapaci di decodificare il presente.

In un capitolo parli di Barbara D’Urso, condannando chi critica i suoi programmi e i meccanismi televisivi e giornalistici che reputi delle ‘trappole’.
Sì, trappole di moralismo e disinformazione. Si possono criticare i programmi di Barbara per i contenuti, però non sono format di giornalismo. Resta sempre intrattenimento. Credo che sia diventata un capro espiatorio ed è molto criticata nell’ambiente della tv da giornalisti che fanno televisione e che a loro volta fanno più danni di lei. Un esempio è quando, parlando di diritti civili qualche anno fa, rispettabili e conosciuti giornalisti di La7 mettevano sullo stesso piano Matteo Salvini e il professor Galimberti. Una volta che tu metti sullo stesso piano un terrapiattista e un astrofisico e dai la parola a entrambi per fare ascolti, con il pretesto di avere una presunta neutralità, fai dei grossi danni. Obiettivamente la Terra non è piatta, ma gira intorno al Sole.

Sì, ora va sottolineato anche che la Terra sia rotonda.
Questo gioco che fanno molti giornalisti ha un nome. Si chiama false equivalenze ed è quando tu metti sullo stesso piano una persona competente a parlare di determinate materie con una persona che non lo è. Fa molti più danni questo che Pamela Prati e il suo marito fantasma.

Tu dici in effetti che la D’Urso ha un suo pubblico che non è certamente interessato alle inchieste.
Chi guarda le storie di Pamela Prati lo fa per farsi delle gran risate, su.

Qual è il capitolo che per te è stato più difficile da scrivere o a cui sei più legato?
La parte del libro che quasi tutti hanno apprezzato e che hanno trovato più ironica è quella sulla sessualità e sui fantasmi erotici. Quella in cui parlo delle ipotetiche e metafisiche relazioni sessuali che dovrei avere. Non dimentichiamoci che è innanzi tutto un libro comico, anche se ci sono elementi di critica culturale.

Anche quel capitolo l’ho trovato molto onesto, però.
In un certo senso ho riscontrato un problema nella società contemporanea, che è quello dello stress. Nella vita dobbiamo affrontare molti ostacoli imposti continuamente dalla società, anche per ottenere cose semplicissime. Faccio spesso l’esempio di chi vuole aprire un negozio per vendere prosciutto e formaggio e deve attraversare trafile burocratiche infernali. È un paese afflitto dall’enorme macchina statalista e arrugginita della burocrazia. Questo stress fa perdere anche il desiderio sessuale, non so se mi spiego. Se una persona è infelice e frustrata, trova meno tempo per coltivare i propri desideri e le proprie passioni. Almeno a me succede così. Sono convinto che succeda anche a molte altre persone.

Libro a parte, ti aspettano un po’ di appuntamenti televisivi quest’estate. È stato difficile ripartire?
Sì, bisogna rispettare tutte le regole sanitarie quando si registra e i tempi sono molto stretti per recuperare il tempo perso. Non è semplice, devo essere onesto con te.

Dal 2 luglio hai una rubrica in The Royals.
Sì, e dal 6 luglio alle 14 su Rai2 c’è Resta a casa e Vinci, che è un quiz di intrattenimento molto allegro e leggero. Per tutta la famiglia.

Partiamo dalla rubrica di The Royals.
Racconto alcuni personaggi eccentrici che hanno vissuto in modo molto sfarzoso il secolo scorso. Da Jackie Kennedy all’imperatrice Farah Diba, di cui parlo anche nel libro. Parlerò anche della First Lady Nancy Reagan, che nel secolo scorso era praticamente l’Imperatrice d’Occidente, perché non c’erano ancora le superpotenze politiche ed economiche asiatiche. Racconto personaggi di sfarzo in un programma che tratta il glamour e le vite che tutti noi non ci potremmo mai permettere.

Noto un filo conduttore: sono state le donne principalmente a rompere gli schemi sociali?
Assolutamente sì. Dobbiamo tutti ringraziare le conquiste civili ottenute dalle donne.

Tra l’altro, pur ricoprendo spesso ruoli destinati all’ombra di uomini.
Sono donne che hanno influenzato prima gli uomini e poi la società. Una volta ottenuto un ruolo pubblico, poi, hanno avuto più influenza dell’uomo. In Iran lo Scià era un personaggio molto controverso, perché aveva una polizia segreta a dir poco brutale. Sua moglie Farah Diba è invece amata da tutto il popolo, grazie all’attenzione che aveva portato sull’Iran a livello internazionale.

Resta a casa e Vinci cambierà?
Sì, a partire dal titolo. Ci collegheremo con case da tutta Italia e con tipologie di persone sempre diverse. Ci sarà la squadra delle ballerine di burlesque, dei tatuatori e degli influencer. In ogni puntata, due squadre competeranno l’una contro l’altra per un premio che andrà in beneficenza a Terre des Hommes, un’associazione che aiuta bambini in tutto il mondo e anche in Italia ha aiutato molto durante l’emergenza Covid, in particolare in Lombardia.

Qual è l’aspetto del format che ti piace di più?
Non farei mai un programma canonico. L’aspetto che mi piace di più è vedere come queste persone affrontano il quiz e come si appassionano ed entrano in competizione con i loro avversari. A volte è interessante capire quanto siano preparati su domande di cultura generale. Diciamo che il programma dà un ritratto antropologico dell’Italia.

Le domande poste direttamente dai vip invece cosa sono?
I vip sono suddivisi per expertise, da Vera Gemma che fa domande da esperta di seduzione a Elsa Fornero che fa domande di economia, passando per Marca Carta con domande su Sanremo a Gabriele Corsi che porrà quesiti sui cartoni animati, di cui è grande appassionato. Saranno domande curiose e spiritose.

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