Tra i rituali più diffusi prima di andare a dormire c’è quello di bere una camomilla o magari una tisana, anche perché sono due bevande naturalmente associate all’idea della calma e del riposo. C’è però un dettaglio che a molti sfugge: quella tazza fumante che dovrebbe accompagnarci verso le braccia di Morfeo rischiano di avere un effetto completamente opposto. Sembra un’eresia, ma è proprio così.
- Bere camomilla prima di andare a dormire può non conciliare il sonno
- L’effetto paradosso: quando il relax diventa irrequietezza
- Reflusso e qualità del sonno: un equilibrio delicato
Bere camomilla prima di andare a dormire può non conciliare il sonno
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. La camomilla non contiene sostanze stimolanti e, dal punto di vista chimico, favorisce davvero il rilassamento. Il punto critico è il momento nel quale la prendiamo.
Arrivati alla sera il nostro cervello aumenta naturalmente la produzione di vasopressina, un ormone che agisce sui reni favorendo la ritenzione idrica e preparando il corpo a diverse ore senza bere. Introdurre dei liquidi proprio in questa fase interferisce con questo equilibrio.
Il risultato può essere una vescica piena nel cuore della notte e uno o più risvegli per andare in bagno, la cosiddetta nicturia. Ogni interruzione spezza i cicli di sonno profondo e rende il riposo meno continuo. In alcuni casi l’assunzione di liquidi a ridosso del sonno può persino innescare un effetto di rimbalzo renale, associato a un aumento dello stato di veglia e dei livelli di cortisolo circolante. Il consiglio pratico per evitarlo è semplice: invece di farci la nostra tisana subito prima di andare a dormire, è meglio anticiparla di almeno un’ora (meglio ancora due) rispetto al momento in cui andiamo finalmente a sdraiarci.
L’effetto paradosso: quando il relax diventa irrequietezza
Sebbene raro, inoltre esiste anche un effetto paradosso. Alcune persone rischiano di sentirsi più lucide o leggermente agitate dopo aver bevuto camomilla. Non si tratta di caffeina nascosta da qualche parte, ma di una sensibilità individuale ai flavonoidi della pianta. Un’infusione troppo lunga può concentrare queste sostanze, rendendo la bevanda più amara e, per chi è predisposto, meno tollerabile.
In questi casi il cervello non interpreta la tisana come un segnale di calma, ma come uno stimolo inatteso. Il risultato è una sensazione di irrequietezza che ritarda la capacità di addormentarci. Ridurre i tempi di infusione e la quantità bevuta può evitare questo inconveniente, mantenendo i benefici senza trasformare il rituale serale in una fonte di stress.
Reflusso e qualità del sonno: un equilibrio delicato
C’è poi un aspetto spesso trascurato: il reflusso gastroesofageo. Bere liquidi caldi subito prima di coricarsi può favorire la risalita dei succhi gastrici in chi è predisposto. Bruciore di stomaco, tosse notturna o fastidio alla gola sono nemici diretti del sonno continuo. Anche in questo caso la camomilla non è la causa primaria, ma lo è in generale il volume di liquidi ingeriti a ridosso della posizione sdraiata. E, quindi, la classica tisana prima di andare a letto contribuisce nettamente a questo reflusso.
Ovviamente, però, la tisana serale non va demonizzata e, normalmente, la camomilla ha un effetto che resta positivo, a patto di rispettare tempi e quantità. Una tazza piccola, bevuta con anticipo e non troppo concentrata, permette di sfruttarne le proprietà senza compromettere la continuità del riposo.