Abbiamo intervistato Desireless, la perla rara del synth-pop

"Voyage Voyage, Éternellement": il suo manifesto espressivo. Trent'anni dopo l'uscita di quella hit, abbiamo fatto due chiacchiere con Desireless.

Difficilmente, se avete frequentato un club negli anni ’80 oppure uno di quelli – numerosissimi – che oggi amano proporre revival di quegli anni, non avete ballato sulle note di Voyage, Voyage”, singolo di Desireless datato 1986.

Un pezzo trascinante, dalle tipiche sonorità Synth-Pop, un sottogenere della musica e della cultura New Wave che ha come mission (a cominciare dal nome) quella di rendere popolare il sintetizzatore  e fra le sue caratteristiche principali quella di essere proprio una contaminazione tra diverse influenze.

Il testo della super hit di Desireless racconta le tappe di un ipotetico viaggio intorno al mondo. Tra i luoghi citati ci sono l’oceano, l’Equatore, l’Amazzonia, solo per ricordarne alcuni. Il videoclip è surreale e, a tratti, sembrerebbe mostrare la stanza di un istituto di cura, mentre su uno schermo scorrono varie località del mondo.

“Voyage Voyage” è stato il singolo di maggiore successo della cantante francese e anche uno dei pezzi riempipista più quotati degli anni ’80 nelle discoteche di tutto il mondo.

Desireless, all’anagrafe Claudie Fritsch–Mentrop, è nata a Parigi il giorno di Natale del 1952. Ha iniziato la carriera nel 1984 dedicandosi al pop e, indubbiamente, il suo più grande successo è stato proprio “Voyage, Voyage”. In un’altra vita, nella Francia degli anni ’70, si è dedicata al mestiere di stilista, ma è stato il ritorno da un viaggio in India a portarla sulla strada della musica. Un rallentamento nella carriera, o come recita la biografia  ufficiale “un approccio più personale alla musica”, è iniziato poi dal 1990 in seguito alla nascita della figlia. Non ha mai lasciato i palchi e non ha mai smesso di dedicarsi alla musica valicando i generi con facilità: dall’elettronica fino all’acustica. Molte le collaborazioni, fra le più proficue quella con Valfeu, musicista francese, che l’ha portata a pubblicare nuova musica anche di recente.

Come una qualunque “sciura” della sua età, Desireless è molto attiva sui social: la sua pagina Facebook viene aggiornata frequentemente con racconti della sua vita quotidiana e con la condivisione di spazi del suo giardino o della casa.

Tre decenni dopo “Voyage, Voyage” abbiamo chiacchierato un po’ con lei.

Desireless cantante francese Voyage Voyage

Quasi 30 anni dall’uscita di “Voyage, Voyage”: quante vite ha vissuto questa canzone?

Ho cantato per la prima volta “Voyage, Voyage” nel 1985 quando è stata registrata in studio. Il 45 giri è stato rilasciato nel 1986 in Francia e da quel giorno posso dire che questa canzone mi accompagna ovunque vada: è la mia migliore amica. Apre molte porte e anche molti cuori. La sua vita continua anche al di fuori di me, perché ogni persona che ama questa brano lo fa vivere a suo modo e questa è la sua grande forza. Per quanto mi riguarda – negli anni – ho dovuto cantarlo in molte versioni diverse, sempre in francese ma con arrangiamenti diversi e diversi musicisti.

“Voyage Voyage” descrive in maniera puntuale le sensazioni legate al viaggio, soprattutto quelle correlate a mete apparentemente irraggiungibili. Pensi che le nuove generazioni, abituate ad un mondo in cui tutto è raggiungibile e in breve tempo, comprendano a fondo la poetica di questa canzone?

È vero, questa canzone è esotica. I diversi luoghi citati si riferiscono sempre ad un generico immaginario popolare. Ma cosa c’è di più difficile da realizzare se non un viaggio dentro se stessi? È nel perdere se stessi che ci si ritrova, bisogna sapere come uscire dalla vita quotidiana e dalle sue abitudini per iniziare finalmente a essere indipendenti da ciò che si pensa sia importante. Niente è come un piccolo viaggio, per renderci conto di chi siamo. No?

Concordo. In questo senso, possiamo circoscrivere una certa dose di misticismo in questo brano?

Certo, come puoi notare questa canzone parla anche dei diversi elementi: l’acqua, il fuoco, l’aria e la terra. Hai visto il film “Il Quinto Elemento”?

Ovvio, un sudatissimo Bruce Willis diretto da Luc Besson. E senti, qual è il contesto più strano in cui hai ascoltato questa hit? Che so: un luogo, uno spot, un film…

Non è tanto un contesto specifico, ciò che davvero mi sorprende sono le migliaia di ricordi speciali che ogni persona mi racconta di questa canzone. Per ognuno di essi evoca dei momenti personali e molto diversi: tristi o felici che siano, ma pur sempre momenti importanti delle loro vite.

Non hai mai chiarito con precisione il tuo orientamento sessuale, all’inizio della tua carriera ti sei dichiarata omosessuale. Cosa significava esserlo negli anni ‘80 rispetto ad oggi? 

Non mi ritengo omosessuale, almeno non in questo momento. Ma poi, quanto è importante la direzione sessuale di ciascuno? Ovviamente ho molti amici gay, lesbiche e anche trans. Gli anni ’80 sono stati purtroppo segnati da molti casi di AIDS e alcuni molti dei miei amici non ci sono più. E comunque anche oggi – nel 2018 – non sono sicura che l’omofobia sia stata sradicata del tutto.

In una società consumistica come la nostra, cosa significa essere “senza desideri”?

Quella di non essere una consumatrice è una scelta. Non ho bisogno di avere o possedere e non è per niente difficile, al contrario: rende la vita molto più facile. Ho bisogno di poco per essere felice: il mio amante, la musica, gli amici, un piccolo giardino e tutto va bene! Dimmi se non è già molto? Sì, lo so, sono molto fortunata!

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