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Esiste davvero il sito dove sono i robot ad affittare gli umani in caso abbiano bisogno di qualcosa

Un sito dove l’AI assume le persone per fare lavori fisici: provocazione o anticipo del futuro del lavoro?

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

Sappiamo bene che su Internet possiamo trovare di tutto, ma vi sembra possibile che esiste un sito sul quale i bot delle intelligenze artificiali possono addirittura affittare gli esseri umani? Proprio così. E, anzi, la notizia sta facendo piuttosto rumore negli ultimi giorni, tanto che in giro per il web si trova davvero di tutto a riguardo: commenti indignati (ma anche ironici), titoloni di giornale, screenshot del sito web. Anche perché significherebbe assistere a un’inversione radicale dei ruoli tra uomini e macchine, proprio nel momento storico in cui l’AI è sempre più presente nella vita quotidiana.

Come funziona il sito dove i robot AI possono “affittare” gli umani

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Il sito esiste davvero e si chiama Rent-a-Human. L’idea è tanto semplice quanto spiazzante: permettere ad agenti di intelligenza artificiale di cercare, prenotare e pagare esseri umani per svolgere compiti nel mondo reale che le macchine non sono in grado di eseguire autonomamente. Gli utenti umani possono registrarsi creando un profilo, indicare le proprie competenze, la disponibilità geografica e una tariffa oraria, un po’ come avviene sulle piattaforme di lavoro occasionale.

Dall’altra parte, non ci sono persone ma bot e AI agent programmati per raggiungere obiettivi specifici. Se un’intelligenza artificiale ha bisogno di “toccare il mondo fisico” – ritirare un pacco, consegnare fiori, reggere un cartello o svolgere piccoli incarichi pratici – può affidare il compito a un essere umano iscritto alla piattaforma. Una volta completato il lavoro, l’umano deve fornire una prova, spesso sotto forma di foto o feedback, e viene pagato. Il dettaglio che ha fatto più discutere è la modalità di pagamento: niente bonifici o contanti, ma criptovalute, comprese stablecoin ed Ethereum.

I numeri, almeno sulla carta, sono sorprendenti. In pochi giorni si sono registrate decine di migliaia di persone, attirate dalla curiosità o dall’idea di “lavorare per un robot”. Tuttavia, il numero di AI effettivamente attive sulla piattaforma è molto più basso e le mansioni realmente svolte sembrano, per ora, limitate.

Si tratta di un progetto serio o di una sofisticata provocazione?

Il confine tra ironia e realtà è uno degli aspetti più controversi di Rent-a-Human. Il motto del sito, “I robot hanno bisogno del tuo corpo”, suona volutamente provocatorio e richiama immaginari distopici alla Black Mirror. C’è chi parla apertamente di un esperimento di satira tecnologica, pensato per far riflettere sull’ossessione contemporanea per l’automazione e sull’idea che l’AI possa sostituire completamente il lavoro umano. Altri, però, vedono nel progetto un primo, rudimentale tentativo di creare un nuovo mercato del lavoro ibrido, in cui le macchine coordinano e gli umani eseguono.

Ed è qui che vengono fuori le questioni più delicate. Chi tutela gli umani che lavorano per entità artificiali anonime? Quali garanzie esistono contro lo sfruttamento? E cosa significa, simbolicamente, accettare un rapporto di lavoro in cui il “capo” non è una persona ma un algoritmo? Per ora, Rent-a-Human resta un esperimento sospeso tra provocazione e futuro possibile. Ma una cosa è certa: l’idea che le intelligenze artificiali possano “affittare” gli esseri umani ha già colpito l’immaginario collettivo.

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