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Altro che ingegneria, queste sono le due lauree che saranno più richieste nel futuro

Università e lavoro, cambiano le priorità: due le lauree che si candidano a diventare tra le più richieste nei prossimi anni. Non c'è ingegneria.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Quando si parla di quelli che potranno essere i lavori del futuro, è inevitabile che il nostro pensiero corre subito all’ingegneria, all’intelligenza artificiale e alle professioni più legate alla tecnologie. Eppure le previsioni sul fabbisogno occupazionale raccontano uno scenario più articolato: nei prossimi anni, due corsi di laurea in particolare potrebbero rivelarsi ancora più richieste, aprendo percorsi professionali solidi e sorprendenti.

Le lauree più richieste del futuro non saranno solo quelle tecniche

Per anni il corso di laurea in ingegneria è stata considerata quasi sinonimo di futuro. Un percorso sicuro, spendibile, in grado di intercettare l’innovazione tecnologica e le trasformazioni dell’industria.

Ma il mercato del lavoro non si muove mai in una sola direzione. Le imprese, la pubblica amministrazione, la sanità, il mondo dei servizi e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di profili sempre più diversi, che siano in grado di unire competenze specialistiche, visione strategica e capacità di adattamento.

Siamo certi che nei prossimi anni il sistema economico avrà bisogno di un numero molto alto di laureati. Si parla di circa 1,2 milioni di unità richieste dal mercato. E nella graduatoria delle aree più promettenti, prima dell’ingegneria, emergono due percorsi spesso meno celebrati nel racconto pubblico.

Economia e statistica: il cuore dei lavori che leggono i dati

La prima area destinata a essere tra le più richieste è quella economico-statistica. Il motivo è semplice: il futuro del lavoro sarà sempre più guidato dai dati, dalle piattaforme digitali, dall’e-commerce, dalla finanza, dalla sostenibilità e dalla trasformazione dei modelli aziendali. Le imprese avranno bisogno di professionisti in grado non solo di leggere i numeri, ma anche di interpretarli e trasformarli in decisioni.

In questo scenario trovano quindi spazio figure come data scientist, e-commerce manager, manager della transizione digitale, consulenti aziendali, esperti di finanza sostenibile e project manager. Non si tratta più soltanto di “fare economia” in senso tradizionale. Oggi servono competenze ibride: statistica, analisi dei dati, marketing digitale, gestione d’impresa, comprensione dei mercati globali e capacità di governare processi complessi.

L’area economico-statistica rappresenta quindi una sorta di cabina di regia del lavoro futuro. Chi saprà comprendere i cambiamenti del mercato, organizzare informazioni, valutare rischi e costruire strategie potrà trovare spazio in settori molto diversi: dalle startup alle grandi aziende, dalla consulenza alla pubblica amministrazione, dalla green economy alla gestione dei prodotti finanziari innovativi.

Giurisprudenza e scienze politico-sociali: il futuro avrà bisogno di regole

La seconda area più promettente è quella giuridica e politico-sociale. A prima vista può sembrare sorprendende, soprattutto in un’epoca dominata dal racconto dell’intelligenza artificiale e dell’automazione. In realtà, proprio la complessità tecnologica rende sempre più necessarie competenze legali, normative, istituzionali e sociali.

Le aziende che si internazionalizzano hanno bisogno di giuristi d’impresa, esperti di contratti, consulenti in diritto commerciale, professionisti capaci di prevenire rischi legali e interpretare sistemi normativi sempre più complessi. La crescita dell’impatto dell’intelligenza artificiale, della cyber security, dei dati personali e della sostenibilità apre inoltre nuovi campi: dall’etica dell’AI al diritto ambientale, dalla compliance aziendale alla tutela della privacy.

Non meno importante è il versante politico-sociale. Le transizioni digitali e verdi non sono solo questioni tecniche: modificano il lavoro, i consumi, le città, le relazioni sociali e i rapporti tra cittadini, imprese e istituzioni. Per questo serviranno laureati capaci di leggere i fenomeni collettivi, progettare politiche, gestire organizzazioni e interpretare i cambiamenti sociali.

Sia chiaro. L’ingegneria resterà fondamentale. Ma il futuro non premierà una sola laurea. Premierà chi saprà collocarsi nei punti di incrocio tra tecnologia, economia, diritto, società e sostenibilità. E in questa partita, economia-statistica e giurisprudenza-politico-sociale sembrano destinate ad avere un ruolo da protagoniste.

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