Generazione Z: chi sono i post millennials

Arrivano i Linksters. Ognuno di noi potrebbe conoscerli e ignorare il loro mondo e il loro modo di comunicare. Impariamo a capirli

Fonte: Pixabay

Qualche tempo fa il nostro vocabolario è stato sconvolto dall’ingresso di nuovi termini. I media, gli esperti e quant’altro hanno cominciato a parlare di millennials o di Generazione X.  In molti non riuscivano a capire a cosa si facesse riferimento. Col tempo ci si è abituati all’idea per cui con quest’inglesismo si fa riferimento ai ragazzi nati sul finire degli anni ’90. Loro caratteristica fondamentale l’esser cresciuti attraverso la tecnologia.

Neppure il tempo di abituarsi a quest’espressione ed ecco che il nostro linguaggio viene sconvolto da una nuova parola. Stiamo parlando della Generazione Z ossia i Linksters. Se quella precedente era allevata in un contesto multimediale, il gruppo di nati nel 2002 ne è abituata dalla nascita. I ragazzi dai 15 anni in giù entrano a contatto con iPhone e Pc avanzatissimi già dalla tenerissima età.

Il confronto e l’evoluzione

Meagan Johnson è uno speaker e saggista, esperto di generazioni ed evoluzione, autore di Da Boomers a Linksters: gestire l’attrito tra generazioni al lavoro. In quest’opera ha introdotto il termine ed effettuato un’analisi che mette a confronto queste due nuove generazioni. I millennials hanno portato la tecnologia al centro del nostro sistema. Col tempo hanno trascinato le vecchie generazioni in questa dimensione, costringendole ad abituarsi a questo nuovo modo di lavorare, vivere, informarsi, studiare e quant’altro.

Invece i Linksters sono stati da subito introdotti in questo nuovo contesto. Le conseguenze sono che è molto probabile trovare un 15enne che non abbia mai letto un cartaceo, che abbia visto film solo dal computer o da Netflix, incapace spesso quindi di avviare una conversazione a quattrocchi, ma costretto a relegare la sua socializzazione a chat e post sui social. Questi ragazzi potrebbero trovare difficoltà nell’apprendere corsivo e stampatello, nel recarsi in una banca o dover firmare un assegno.

Cosa bisogna fare

L’autore del saggio ci tiene a sottolineare che è importante insegnare a questi ragazzi come rapportarsi dal vivo. Spingerli ad avere un confronto quotidiano con le altre persone per evitare che col tempo si sviluppi un’attitudine a preferire un contatto indiretto a uno più spietato e diretto. Il rischio di incomprensioni e fraintendimenti è molto più elevato. Troppi giovani, secondo quest’analisi, hanno difficoltà ad affrontare le proprie discordanze con altri coetanei, senza litigare o essere incapaci di riuscire a dire la propria. E questo potrebbe avere conseguenze gravissime su un’ampia scala.

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