Imparare a conoscersi: il rapporto padre-figlia

La famiglia è la patria del cuore che definisce chi siamo. A prendersene cura, le figure genitoriali: riferimento di ogni figlio e figlia, accolgono il delicato compito di sostenere il progetto comune che anima il nucleo familiare indicando la via da percorrere.

Quando una delle fondamenta viene meno, il nucleo si sfalda e la strada si fa meno chiara: che cosa accadrebbe ad una famiglia senza la presenza di un riferimento materno?

Indispensabile alla crescita emotiva e psicologica di ogni bambino e bambina, l’abbandono della famiglia da parte di una madre rappresenta un trauma significativo che influisce in modo determinante nelle esistenze di chi lo vive: privi del supporto incondizionato e dell’amore profondo di cui il legame materno è capace, ci si sente improvvisamente soli e disorientati.

A dover gestire le delicate conseguenze, il padre/marito: il nuovo complesso equilibrio familiare grava sulle sue responsabilità e, davanti ad un fiume in piena di emozioni e conflitti da gestire, è solo e frastornato.

La ferita da lenire è profonda e richiede pazienza ma, imparando a prendersi cura di sé e ad ascoltarsi giorno per giorno, la sofferenza dell’abbandono può essere rielaborata e può regalare inattese consapevolezze.

La scoperta di possibili rinascite, le speranze ritrovate, l’autostima rinnovata dalla coscienza di essere stati forti: la fragilità non fa più paura e, viverla, diventa il modo migliore per gestire un trauma così complesso come l’abbandono di una madre e di una moglie.

A raccontarlo, l’affascinante storia del nuovo film diretto da Simona De Simone “Forse è solo mal di Mare”, nelle sale il prossimo 23 maggio.


Confrontarsi con l’abbandono: il caso di Francesco e Anita

Forse è solo mal di mare è il racconto vivido di quel che può accadere nei complessi equilibri del nucleo familiare contemporaneo quando si trova a dover fare i conti con un addio inatteso. Ingranaggi delicati e scelte inaspettate sono il fil rouge che caratterizza la commedia: la bellezza di Maria Grazia Cucinotta si personifica in Claudia, affascinante donna e madre di quarantadue anni che, stanca della propria vita, decide di andare via dall’isola di Linosa che l’ha vista crescere per quarant’anni e le ha impedito di soddisfare la sua spasmodica curiosità verso il resto del mondo.

A fare i conti con la drasticità della scelta sono il marito Francesco e la figlia Anita: confuso e spiazzato lui, forte e determinata lei. La fuga della madre, riferimento femminile della famiglia, diventerà l’inaspettato motivo di riavvicinamento tra padre e figlia: improvvisamente soli, sperimenteranno un nuovo modo di rapportarsi, conoscersi e amarsi.

Francesco, un padre in grado di imparare

Trasferitosi nella selvaggia Linosa per amore di Claudia, Francesco diventa marito frastornato e disorientato dall’improvvisa decisione sella sua amata. Ex fotografo in giro per il mondo, ha abbandonato la promettente carriera per amore della moglie e ciò lo ha reso estraneo al background culturale dell’isola: nessuno degli abitanti sembra comprenderlo davvero e, la bellezza che era abituato a catturare nella sua professione, sembra ora trasformarsi in una sfida costante tra sogni e realtà. A esserne protagonista, sua figlia Anita, divisa tra il desiderio di coronare la sua ambizione e quello di rimanere accanto ai suoi affetti bisognosi del suo sostegno.

Francesco si ritrova alle prese con una 17enne determinata, completamente coinvolta nella scoperta delle sue passioni e, con tenacia, imparerà a conoscere la figlia attraverso un profondo percorso di esplorazione in cui acquisirà il coraggio di riconoscere la sua confusione e trasformarla in forza. Le attese e le difficoltà che Francesco affronta gli regaleranno la promessa di una nuova felicità: la complicità ritrovata con Anita e l’inizio di un nuovo amore. Il disincanto che imparerà a difendere nel corso della storia è il dono che sua figlia gli porge: tornare a credere nelle passioni e nella volontà di prendere decisioni, nonostante la paura di sbagliare, è l’insegnamento che la giovane ragazza dimostrerà al vulnerabile papà.

Anita, la forza della fragilità

Anita è una giovane ragazza che imparerà presto a diventare donna: privata della figura materna da un giorno all’altro, diventa il riferimento di sé stessa pur di difendere la purezza delle sue passioni e dei suoi sentimenti.

Mossa dal sogno di diventare una grande pianista, vorrebbe fuggire per coltivare la sua individualità: a trattenerla, la tacita richiesta di aiuto del padre Francesco. Inaridito dalla delusione d’amore, le debolezze di papà Francesco ostacolano l’irruenza dei sogni di Anita: il suo è un percorso che si muove tra i contrasti. Quello di una estrema fragilità che le rende impossibile scegliere il suo destino liberamente, e quello di una inaspettata forza che la rende capace di accarezzare la pesantezza emotiva che, insieme al padre, affronta con caparbia.

Il legame tra padre e figlia evolve attraverso scontri e incontri: le personalità forti e decise di entrambi li rendono irruenti e precipitosi ma, nell’apparente incomprensibilità dei loro caratteri, impareranno a risolvere ogni sfumatura personale attraverso una nuova comunicazione che li arricchirà di nuove consapevolezze.

Tra Francesco e Anita lo scambio è profondo e reciproco: pur essendo figlia, la giovane ragazza avverte la responsabilità del padre sulle sue spalle fragili. Francesco, pur soffrendo la sua debolezza, lascia che sia la figlia a salvarlo dalle sue fragilità. Il loro rapporto ne emergerà rinnovato e rinvigorito: Francesco imparerà da Anita a credere nuovamente nella sfacciataggine dei sogni. Anita imparerà dal papà l’audacia di fare i conti con le proprie debolezze.

Una donna e una lettera entreranno all’improvviso nella vita dei due insegnando loro a reagire e a guardare con occhi nuovi i propri cari e la stessa isola, tanto amata e tanto odiata: tuttavia, quel di più bello poteva accadere, sono loro stessi a regalarselo. La ritrovata complicità tra padre e figlia.

In collaborazione con BLUE PENGUIN FILM

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