Le infradito sono il simbolo più immediato dell’estate: leggere, rapide da infilare, perfette per arrivare in spiaggia o muoversi sul lungomare. Il problema nasce quando le si usa nel posto sbagliato, cioè sugli scogli. In quel caso non è solo una questione di comodità o di buon senso: c’entra anche la fisica. Una suola sottile, una superficie bagnata e un appoggio instabile possono bastare per trasformare pochi passi in una caduta dolorosa.
Infradito e attrito
Sugli scogli il primo elemento da considerare è l’attrito, cioè la forza che permette al piede di “aggrapparsi” alla superficie e non scivolare. Quando la roccia è asciutta e ruvida, l’attrito può aiutare. Quando però entra in gioco l’acqua, soprattutto se ci sono alghe, sabbia o salsedine, tra la suola e lo scoglio si crea una sorta di pellicola scivolosa. In quel momento la presa diminuisce e la probabilità di perdere equilibrio aumenta.
Le infradito peggiorano la situazione perché non avvolgono il piede. A differenza di una scarpa chiusa o di una scarpetta da scoglio, restano attaccate solo grazie alla fascetta tra le dita. Questo significa che, quando il piede cambia inclinazione o incontra una superficie irregolare, la calzatura può muoversi in modo indipendente. Basta che la suola ruoti leggermente o che il tallone esca dall’appoggio per perdere stabilità.
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L’instabilità di piede e caviglia con le infradito
C’è poi un altro dettaglio: sugli scogli non si cammina mai su un piano regolare. Ogni passo richiede micro-aggiustamenti continui di caviglia, ginocchio e busto. Il corpo cerca di mantenere il baricentro sopra la base d’appoggio, ma con le infradito questa base diventa più incerta. Se il piede scivola anche di pochi centimetri, il peso del corpo può spostarsi all’improvviso e creare una leva sfavorevole, soprattutto quando si sta salendo, scendendo o attraversando una roccia inclinata.
Anche la suola sottile fa la sua parte: molte infradito da mare sono realizzate in gomma o schiuma morbida, pensate per sabbia, docce e superfici piane, non per rocce appuntite. Quando la suola si piega troppo, il piede percepisce meno stabilità e tende a “grippare” con le dita. Questo gesto, ripetuto a lungo, affatica la pianta del piede e può rendere l’appoggio ancora meno sicuro. Alcune infradito non danno sufficiente supporto alla pianta e possono favorire dolore o fastidi, soprattutto se usate a lungo.
Occhio alle cadute
E il rischio non è solo quello di scivolare: sugli scogli una caduta può voler dire tagli, distorsioni, contusioni o urti contro superfici dure e irregolari. Se poi si cade vicino all’acqua, la reazione istintiva può essere ancora più pericolosa: si cerca un appiglio, si mette male il piede, si scivola di nuovo. Per questo le infradito andrebbero lasciate per la spiaggia sabbiosa, il bar o il tragitto breve su terreno asciutto.
Sugli scogli sono più adatte scarpette da scoglio o calzature da acqua con suola antiscivolo, tallone fermo e buona aderenza. Non eliminano ogni rischio, ma riducono il movimento del piede dentro la scarpa e migliorano la presa. Anche procedere lentamente, evitare le rocce lucide e bagnate, usare le mani quando serve e non portare oggetti ingombranti può fare la differenza.
La fisica, in fondo, ci dice una cosa semplice: quando diminuisce l’attrito e aumenta l’instabilità, cadere diventa molto più facile. Le infradito restano comodissime, ma sugli scogli non sono la scelta più furba.