Intervista a Luigi Grechi, l’altro De Gregori

Luigi "Grechi" De Gregori si trova nel pieno di un ambizioso e controcorrente progetto dal titolo "Una canzone al mese": ce lo siamo fatti raccontare.

Si può essere al passo con i tempi e rivendicare allo stesso tempo quel “lavorare con lentezza” tanto caro ai giovani negli anni ’70? Forse sì. Sicuramente  se ti chiami Luigi “Grechi” De Gregori.

Viviamo in un contesto storico e sociale che premia la velocità e non vede di buon occhio chi non è multitasking e pronto a correre dietro le esigenze del mercato. Il mondo della musica, nonostante sia ancora alimentato (per fortuna) da artisti e non da automi, sta andando però verso quella direzione. Vuoi perché siamo nell’era del web 2.0, vuoi perché bisogna sempre stare al passo con le ultime uscite e si devono scalare le hit di Spotify e iTunes: prendersi del tempo per se stessi non è mai una cosa facile (e soprattutto ben vista). Ma c’è chi questo mare di note ha deciso di risalirlo controcorrente: si tratta di Luigi Grechi – fratello di Francesco De Gregori – cantautore padovano presente nel panorama cantauroale dagli anni sessanta. Dal Folkstudio di Trastevere ne ha fatta di strada, e la sua carriera è decollata. Ma il suo spirito, quello che lo ha fatto sentire “Accusato di libertà”, non lo ha mai abbandonato.

Luigi Grechi: un’anima libera sempre in giro per il mondo, che cantava nei festival alternativi e animava le radio libere degli anni ’70. Una passione, quella per la musica, che si è sempre intersecata con quella per i libri: tanto che a Milano ha lavorato anche come bibliotecario. Ed è proprio grazie alla sua grande cultura e alla sua sensibilità che i testi delle sue canzoni non sono mai né banali né destinate a essere delle meteore (e come tali, rovinose).

Luigi Grechi si trova attualmente nel pieno del suo nuovo progetto, chiamato “Una canzone al mese”. Proprio come dice il titolo, si tratta di un brano rilasciato ogni 21 del mese sul sito del cantautore e che può essere ascoltato liberamente da tutti per trenta giorni. Lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare meglio di questa particolare idea.

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Parliamo del progetto “Una canzone al mese”, che nasce un po’ come una ribellione al mercato attuale della distribuzione musicale.

Non è una vera e propria ribellione, ho avuto semplicemente l’impressione che il cd abbia –  come del resto ogni altro supporto fisico – diminuito la sua capacità di attrarre.  Per quanto mi riguarda, è inutile ragionare in termini di blocchi di canzoni e pubblicarle tutte in un’unica infornata. Non essendoci quindi più questa necessità di fare uscire un cd, non ha neanche senso di aspettare di avere 12 brani: man mano che scrivo e registro, pubblico. Dei veri e propri singoli, che come tali vivono la loro vita. Ne pubblico in esclusiva uno il 21 di ogni mese, quelli che spariscono dal mio sito verranno caricati sui portali digitali. Non è un operazione commerciale, credo sia semplicemente una maniera diversa di diffondere la musica.

Nell’epoca dei social, è un approccio 1.0 alla distribuzione. Che rapporto hai con la tecnologia?

Guarda, mi sembra di averne molto di più di tanti altri che sembrano averne. (ride) Scherzi a parte, non ho problemi con la tecnologia. Il sito web mi sembra un po’ in via di estinzione, ma siccome io vado contro corrente ho voluto revitalizzarlo e farne qualcosa a metà strada tra un blog, una rivista online e un mezzo promozionale. Per questo voglio attrarre più gente possibile a visitare il sito: la fatica è minima, non si fatica di più che andare sui Social.

Parliamo della data: perché hai scelto proprio il 21 del mese, è casuale o c’è un significato?

Il 21 giugno era la festa mondiale della musica: speravo portasse fortuna. Mi è sembrata una cosa abbastanza scaramantica e ho mantenuto quella data.

Per ora i brani pubblicati sono due: “Dublino”, scritto con Francesco e “Tangos e Mangos”. Raccontameli meglio, partiamo dal primo.

Dublino è una canzone ormai storica, che Francesco aveva scritto titolandola “Piombino”. Io poi ho avuto una mia avventura a Dublino, quando ero giovane sono stato lì per diversi mesi, e quindi da “Piombino” siamo arrivati a “Dublino”. Il clima era lo stesso, ho semplicemente cambiato un po’ la musica e aggiunto due strofe. Alla fine l’abbiamo firmata insieme.

“Tangos e Mangos” com’è nata, invece?

Quello è un brano da osteria, un brano che esisteva già nel mio repertorio intimo per pochi amici, che non è in linea con le mie solite canzoni. Ad un certo punto ho visto che i giovani che ascoltavano questo brano si piegavano in due dal ridere e mi sono detto “Facciamolo uscire visto che riscuote tanto successo”.

Tornando a parlare dei due fratelli De Gregori, com’eravate da bambini?  

Eravamo abbastanza tranquilli, appassionatissimi di musica.

E di libri, anche?

Sì, anche di libri.

Vostro padre faceva il bibliotecario?

Sì, anche nostro nonno e l’ho fatto anche io. Era una specie di tradizione di famiglia.

Leggendo il comunicato stampa che accompagna questo progetto, una frase mi ha particolarmente colpito: “Quando ha tempo vive in Umbria tra la pianura e le colline”. Avere tempo – oggi – è un lusso anche per un cantautore?

Guarda, io ho tutto il tempo che voglio perché non ho tutto il lavoro che vorrei. Francesco ne ha di meno, ma anche lui quando può sta tra pianura e collina in un suo buen ritiro dove va a nascondersi quando è libero. Lui ha meno tempo di me, io me lo godo un po’ di più.

Il 21 di settembre –  invece – cosa uscirà?

Uscirà “Sangue e carbone (la pasiòn de la mina)” che è una canzone sulla sindrome del minatore, quella specie di nostalgia e attrazione fatale verso miniera nonostante sia un luogo decisamente pericoloso.

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