Intervista a Goran Bregovic: "Impariamo a vivere la diversità"

In vista del suo ritorno in Italia durante l'estate, abbiamo fatto due chiacchiere con Goran Bregovic: la più grande rockstar dei Balcani.

Goran Bregovic, eclettico musicista bosniaco di fama internazionale, torna finalmente in Italia per una serie di date a giugno, luglio e agosto. Il compositore sta portando in giro per il mondo il suo ultimo album, “Three Letters from Sarajevo”, in cui protagonista è proprio la sua città d’origine, con tutte le contraddizioni che la caratterizzano, in particolare quelle religiose.

Goran Bregovic è nato a Sarajevo il 22 marzo 1950 e porta in sé già dalla nascita i contrasti che diverranno proprio la forza della sua musica: suo padre, infatti è croato, mentre sua madre è serba. Dopo il divorzio dei genitori, rimane a vivere con la madre nella zona di Sarajevo dove coesistono diverse culture: quella musulmana, quella cattolica e quella cristiana ortodossa. È proprio in questo contesto che si forma la particolare visione del mondo di Goran, che ha sempre composto una musica senza confini, mescolando suoni balcanici al rock e all’elettronica.

La contaminazione musicale e culturale è una delle note distintive di Bregovic, che ha cominciato a muoversi nel mondo della musica sin da ragazzo, suonando la chitarra e poi il basso in alcuni gruppi rock. Con le sue prime band, Goran ha girato l’Europa, arrivando anche in Italia, stabilendosi anche a Napoli per alcuni anni.

Ma è la collaborazione con il regista Emir Kusturica per la colonna sonora del film “Il tempo dei gitani” a lanciare Bregovic nel panorama musicale internazionale, grazie anche al clamoroso successo di critica ottenuto da questa pellicola e da quelle successive. Bregovic e Kusturica – infatti – hanno lavorato insieme per diversi anni, da “Gatto nero gatto bianco” del 1998 ad “Underground”, Palma d’oro a Cannes nel 1995.

A oggi, sono circa una ventina i lavori discografici del musicista, tra colonne sonore e album in cui continua a mescolare generi e culture, ma è proprio dal vivo che Bregovic dà il meglio di  sé, portando la sua musica zigana sui più grandi palcoscenici di tutto il mondo, coinvolgendo il pubblico in danze e balli popolari, come ha dimostrato qualche anno fa, dirigendo l’Orchestra della Notte della Taranta.

Attualmente, Goran Bregovic vive a Parigi con la moglie Dženana Sudžuka e le loro figlie Ema, Una e Lulu. Il musicista e compositore ha anche un’altra figlia, Željka, nata da una relazione avuta ai tempi dell’università con una ballerina di un night club di Sarajevo.

In vista delle date italiane, di cui potete trovare qui tutte le info aggiornate, abbiamo chiacchierato un po’ con Goran

Intervista a Goran Bregovic

C’è chi dice che la musica balcanica – pur avendo segnato e influenzato inesorabilmente la world music – abbia fatto il suo tempo. Spiega perché invece abbiamo ancora bisogno di questo genere di vibes.

La musica balcanica piace, non solo perché fonde stili diversi, ma per l’apertura mentale che la rende tale. È sempre esagerazione, qualcosa che va oltre per scoprire nuove emozioni. Per i popoli dei Balcani la musica non basta mai, c’è sempre bisogno di un po’ di pazzia, di follia. Che senso avrebbe essere normali se non si è anche un po’ pazzi per affrontare la vita? Le bande degli ottoni gitani, con le loro musiche per matrimoni e funerali, esprimono proprio questo sentimento che va oltre la normalità. Per questo dico: se non è pazza, la musica non è normale…abbiamo tutti bisogno di un po’ di follia!

Il tuo ultimo progetto, Three Letters from Sarajevo, rappresenta le tre religioni che convivono a Sarajevo: Cristianesimo, Ebraismo e Islam. Innanzi tutto, credi in Dio?

Credo che in questo secolo dovremmo imparare a vivere con la diversità. Nel disco racconto una storiella che ho letto su Internet: una giornalista della Cnn sente parlare di un anziano ebreo che per oltre 60 anni è andato due volte al giorno a pregare al Muro del pianto. Lo va a cercare e gli chiede: “Di cosa parla con Dio ogni giorno da sessant’anni?” E lui: “Prego per la pace, per i giovani, perché religioni diverse possano vivere insieme”. “E ha ottenuto risposta?” “In verità, ho l’impressione di parlare con un Muro”. Ecco, se c’è qualcosa da imparare da questa storia è che ovviamente Dio non ha voluto insegnarci a convivere. Dovremmo trovare il modo di imparare da soli.

Rimaniamo sempre in tema: pensi che le religioni abbiano avuto un’influenza anche sulla musica, in particolare sulla tua? 

Io sono di Sarajevo, sono nato su una frontiera dove si incontravano ortodossi, cattolici, ebrei e musulmani. Mio papà è cattolico, mia mamma è ortodossa, mia moglie è musulmana.  Se nasci artista in un angolo di mondo così, diventa impossibile evitare certe influenze.

La musica nasce più dalla spensieratezza o dalla consapevolezza?

Sono e sarò sempre profondamente ispirato dalla tradizione. Chi non lo è? È l’approccio più naturale per un compositore. Da Stravinsky a Bartok, da Bizet a Lennon.  Io mi ritengo un compositore moderno, che scrive musica con una solida struttura che non è noiosa, il che è abbastanza raro oggi. Penso sia una sfumatura edonistica che risale al mio passato rock n’ roll. Sia che scriva canzoni semplici che complesse melodie per coro e orchestra, devo sempre divertirmi.

Arrivi da una terra – quella di Sarajevo – che negli anni è stata martoriata dalla guerra e oggi i Balcani sono al centro, proprio come l’Italia, di un’emergenza immigrazione. Perché commettiamo sempre gli stessi errori, la storia non ci ha insegnato nulla?

L’Europa e le diverse civiltà si sono formate nei secoli grazie alle grandi migrazioni. Con l’accoglienza, il patrimonio storico, culturale e umano, ci si arricchisce: ci sono persone che fuggono da guerra e povertà, ma con un’intelligenza e spesso una preparazione che possono arricchire i nostri Paesi. Uno dei più famosi uomini al mondo, Steve Jobs, era figlio di un emigrato siriano. I profughi sono una ricchezza, non portano solo problemi.

Nel 2012 sei stato il Maestro Concertatore della Notte della Taranta a Melpignano, di fronte a 100 mila persone. Cosa ti è rimasto dentro di questa musica e di questa cultura?

È stata un’esperienza unica. Nel 2012 con la mia Orchestra per Matrimoni e Funerali e l’Orchestra della Notte della Taranta abbiamo dato vita ad un progetto musicale originale in cui le due rive dell’Adriatico si sono mescolate.  Abbiamo cercato di coniugare la dimensione di festa, allegra e coinvolgente, a quella di ricerca musicale di contaminazione tra due tradizioni che hanno diversi elementi in comune, mescolando gli strumenti a corda della tradizione pugliese alle fanfare della mia orchestra. Volevo evitare che il Maestro Concertatore diventasse un Maestro “disturbatore”, ho lasciato che i miei musicisti trovassero un modo naturale per suonare una musica lontana “geograficamente”, ma vicina per tradizione.

Sarai in Italia tra giugno, luglio e agosto per una serie di date: cosa ci dobbiamo aspettare da questi live?

Sarò in tour in Italia a giugno, luglio e agosto con la mia Orchestra per Matrimoni e Funerali. Suoneremo gran parte di “Three Letters from Sarajevo” ma anche molto materiale degli ultimi dischi e la musica che ho composto negli anni per il teatro e il cinema.

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