Fonte: Ansa

Italia fuori dai mondiali: quel post di Del Piero e Roberto Baggio scatena i commenti nostalgici

Dopo l’eliminazione della Nazionale italiani dai mondiali di calcio, uno scatto del passato scatena reazioni fortissime sui social

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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Un abbraccio, due numeri iconici, il 10 e il 18, e una didascalia che è bastata da sola a riaccendere la memoria: “18+10 come 28 anni fa! Forza azzurri!”. Il post pubblicato da Alessandro Del Piero insieme a Roberto Baggio riemerge pochi giorni dopo una sconfitta che pesa come un macigno: quella contro la Bosnia, decisiva per il percorso di qualificazione della nostra nazionale di calcio. L’immagine rimanda al 1998 ma la realtà del 2026 racconta tutt’altro: un’Italia fuori dai Mondiali per la terza edizione consecutiva.

Dal 1998 al 2026: due Italie che non si parlano più

Nel 1998, durante il Mondiale in Francia, Baggio e Del Piero rappresentavano due volti diversi ma complementari della stessa Nazionale. L’Italia arrivava ai quarti di finale, veniva eliminata ai rigori dalla Francia poi campione del mondo, ma restava una squadra competitiva, rispettata, temuta. Oggi il quadro è ribaltato. Dopo la mancata qualificazione a Coppa del Mondo FIFA 2018 e Coppa del Mondo FIFA 2022, l’Italia manca anche l’appuntamento del 2026. Tre edizioni consecutive senza gli Azzurri: un fatto senza precedenti nella storia del calcio italiano.

Il post è diventato uno sfogo collettivo

Sotto il reel, i commenti si sono trasformati rapidamente in un flusso di frustrazione e nostalgia. Due grandi campioni del passato e un confronto diretto con il presente. Un utente scrive: “Caro Roby devi essere fiero del tuo rigore, perché ricorda che tu sei arrivato in finale, mentre quelli che vestono quella maglia azzurra non sanno nemmeno fare gol. Ricorda che sarai sempre amato da tutti noi, anche da chi come me non ti ha mai visto giocare, perché questa ‘nazionale’ non è calcio”. Il riferimento è chiaro: anche gli errori del passato, come il rigore di Baggio nel 1994, oggi assumono un valore diverso, quasi eroico, se confrontati con le difficoltà attuali.

Nostalgia e rabbia: il racconto dei tifosi

Un altro commento sintetizza perfettamente il sentimento dominante: “Quando l’Italia era la nazionale più temuta al mondo”. È una frase breve che fotografa un cambiamento profondo. L’Italia che dominava il gioco, che costruiva cicli vincenti e che arrivava costantemente nelle fasi finali dei tornei internazionali, sembra lontana anni luce. La percezione è quella di un declino tecnico e strutturale del nostro calcio.

Il nodo strutturale: le accuse alla FIGC e al sistema

Tra i commenti emerge anche una critica più articolata, che va oltre la prestazione della singola partita: “Roberto in questa serata buia per il calcio italiano mi sei venuto in mente tu… Ricordo che nel 2011 hai presentato alla FIGC un progetto di 900 pagine per riformare il calcio italiano… Abbiamo perso 15 anni e altre generazioni di giovani per un sistema ormai marcio fino al midollo…”. Nel 2011, infatti, Baggio, allora presidente del Settore Tecnico, propose un piano di riforma che puntava su vivai, formazione e scouting. Il progetto non venne attuato. Oggi, a distanza di oltre un decennio, molti tifosi collegano quel mancato cambiamento alle difficoltà attuali.

Una sconfitta che pesa più del risultato

La partita persa contro la Bosnia sembra dunque la conferma di un trend negativo che dura da anni. L’Italia fatica a segnare, fatica a costruire gioco, fatica a competere a livello internazionale. I numeri lo dimostrano: tre qualificazioni mondiali consecutive mancate significano almeno dodici anni fuori dal torneo più importante del calcio. Un vuoto che pesa anche economicamente e mediaticamente, oltre che sportivamente.

Baggio e Del Piero rappresentano un’epoca in cui l’Italia aveva un’identità chiara, un gioco riconoscibile, una continuità di risultati. Oggi quella identità sembra smarrita e proprio per questo, lo scatto del 1998 pubblicato nel 2026 riesce a dire più di qualsiasi analisi tecnica. Perché in quell’abbraccio c’è tutto quello che il calcio italiano, oggi, non riesce più a essere.

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