C’è una dimora sulle colline torinesi che da anni divide chi la osserva tra scetticismo e fascinazione. Si chiama Villa Capriglio e oggi è tornata sul mercato con numeri che colpiscono prima ancora della sua storia: 900 mila € per 2.300 metri quadrati, circa 391 € al metro quadro. Una cifra che, in molte città italiane, è inferiore al prezzo di un box auto.
- Un gioiello barocco abbandonato tra storia e leggenda
- Il prezzo sorprende, ma la ristrutturazione è il vero nodo
- L’interesse internazionale e il fenomeno Urbex
- Un futuro ancora incerto
Un gioiello barocco abbandonato tra storia e leggenda
Villa Capriglio sorge lungo strada Traforo del Pino, in una delle aree collinari più suggestive di Torino. Edificata all’inizio del Settecento, deve il suo nome a Giovanni Paolo Melina del Capriglio, nobile che ne fu tra i principali proprietari. Nei secoli la proprietà è passata al Demanio e poi a diverse famiglie, fino a entrare in una lunga fase di abbandono.
Oggi si presenta come un rudere, ma con una struttura ancora leggibile: tre piani, dieci ambienti, tre bagni, una grande cucina e una dependance con circa dieci posti auto. Numeri che raccontano una residenza importante, pensata per rappresentanza e vita sociale, non certo per uso ordinario.
Accanto alla storia documentata, si è sviluppato nel tempo un racconto parallelo. A partire dagli anni Settanta hanno iniziato a circolare voci su presunte pratiche esoteriche, magia nera e presenze. Nessuna prova concreta, ma abbastanza per alimentare una narrativa che ancora oggi accompagna ogni menzione della villa. Il risultato è un’identità doppia: bene storico da recuperare e luogo “maledetto” che continua ad attrarre curiosità.
Il prezzo sorprende, ma la ristrutturazione è il vero nodo
Se il costo al metro quadro appare fuori scala rispetto al mercato, il motivo è evidente entrando nella proprietà. La villa è completamente da rifare. Si parla di una ricostruzione strutturale: tetto assente, pavimenti mancanti, serramenti inesistenti, impianti da realizzare.
In altre parole, il prezzo di acquisto rappresenta solo una parte minima dell’investimento complessivo. La riqualificazione richiede capitali molto più elevati e una progettazione complessa, soprattutto considerando i vincoli.
La villa è infatti sottoposta alla tutela della Soprintendenza. Questo significa che ogni intervento dovrà rispettare criteri conservativi rigorosi e che operazioni come il frazionamento in appartamenti risultano difficilmente autorizzabili. Nonostante ciò, l’immobile viene già immaginato con destinazioni precise: sede di rappresentanza per aziende, struttura ricettiva di alto livello, oppure residenza privata di pregio.
L’interesse internazionale e il fenomeno Urbex
Negli ultimi anni la villa è diventata un punto di riferimento per il mondo dell’urban exploration, una comunità globale che documenta edifici abbandonati attraverso fotografia e video.
Questo ha contribuito a diffondere la sua immagine ben oltre l’Italia. Non a caso, dopo la rimessa in vendita, le richieste sono arrivate in poche ore da diversi Paesi: Francia, Inghilterra e perfino Australia.
Molti contatti provengono da potenziali acquirenti interessati non all’intera proprietà, ma a una possibile suddivisione futura. Un’ipotesi che, come detto, si scontra con i vincoli imposti dalla tutela culturale. La vendita è gestita dall’agenzia Immobilis, attraverso il professionista Stefano Policino, già noto sui social per la promozione di immobili di lusso con uno stile comunicativo riconoscibile.
Un futuro ancora incerto
Villa Capriglio torna ciclicamente al centro dell’attenzione mediatica, ma finora nessun progetto è riuscito a concretizzarne la rinascita. Nel 2022 era stata acquistata da un gruppo immobiliare internazionale, per poi essere rimessa sul mercato a distanza di pochi anni.
Il problema non è l’interesse, che anzi è elevato. È la sostenibilità dell’operazione. Servono investitori con visione, capacità economica e disponibilità a confrontarsi con vincoli storici e architettonici.