Nel 2019 Jannik Sinner aveva 18 anni e una vita ancora lontana dal rumore dei grandi campi del tennis internazionale. Oggi, sette anni dopo, il suo nome è diventato un tutt’uno con il concetto di tennis italiano nel mondo. Il confronto tra quel ragazzo quasi sconosciuto e il campione di oggi racconta una trasformazione sorprendente, fatta di disciplina, talento e crescita continua.
- La casa di Bordighera, le racchette incordate da solo e quel ragazzo che sognava in grande
- Dal 2019 al 2026: il campione globale che fa sognare l’Italia
La casa di Bordighera, le racchette incordate da solo e quel ragazzo che sognava in grande
Prima del Sinner numero uno, prima degli Slam, prima delle copertine e delle folle in piedi sul Centrale, c’era un ragazzo di 18 anni che viveva a Bordighera con due coetanei. È questa l’immagine più forte che emerge da una vecchia intervista pubblicata da SuperTennis TV e tornata virale sui social: Jannik apre la porta di casa, mostra la cucina, la camera da letto, gli spazi condivisi. Non c’è nulla di glamour, nulla da superstar. C’è la vita concreta di un giovane atleta che sta costruendo il proprio futuro con metodo, pazienza e normalità.
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Il dettaglio più tenero, e oggi quasi incredibile, è l’angolo in cui Sinner incordava da solo le racchette per risparmiare sui costi. Un gesto da ragazzo attento al suo piccolo bilancio personale, ma anche simbolico: prima di diventare un campione globale, Sinner era già attentissimo (e aveva una cura maniacale dei dettagli). L’attrezzatura, le spese, l’organizzazione quotidiana: tutto faceva parte di una piccola palestra mentale.
In quella clip, il contrasto con il presente è enorme. Il giovane Jannik sogna di vincere tornei importanti, di arrivare in alto, di diventare numero uno. Ma lo dice senza posa da predestinato, con la naturalezza di chi ha un obiettivo e sa che per arrivarci deve passare da allenamenti, sacrifici, viaggi e partite minori. È il Sinner prima della leggenda: meno blindato, meno osservato, ancora lontano dal tam tam mediatico che oggi lo circonda.
Eppure, proprio nel 2019, qualcosa cominciò a cambiare. Sinner vinse il Challenger di Bergamo, diventando il più giovane italiano a conquistare un titolo Challenger. Quell’anno debuttò nel circuito ATP, entra in top 100 e trionfando alle Next Generation ATP Finals battendo Alex de Minaur. A fine stagione era già numero 78 del ranking, dopo aver guadagnato 473 posizioni rispetto all’anno precedente.
Dal 2019 al 2026: il campione globale che fa sognare l’Italia
Sette anni dopo, il mondo di Sinner è completamente diverso. Il ragazzo che incordava le racchette per risparmiare è diventato il tennista italiano più vincente dell’era Open, con 28 titoli nel circuito maggiore, 4 Slam, 2 ATP Finals, 9 Masters 1000 e due Coppe Davis con l’Italia. Il 10 giugno 2024 è arrivato anche il traguardo storico: primo italiano numero uno del ranking ATP in singolare.
Il salto è impressionante non solo nei numeri, ma nel peso pubblico. Nel 2019 Sinner era una promessa da seguire con curiosità; nel 2026 ogni sua partita si trasforma in un evento nazionale.
Lo si è visto anche ieri, 15 maggio 2026, agli Internazionali d’Italia, nella semifinale contro Daniil Medvedev: una sfida intensa, interrotta dalla pioggia sul punteggio di 6-2, 5-7, 4-2 per Jannik, con vantaggio del russo nel game in corso, e rinviata al giorno dopo alle 15.
Il filo resta. Il Sinner del 2026 è diventato più forte, più ricco, più famoso e più esposto. Ma l’intervista del 2019 aiuta a capire perché la sua ascesa non sia affatto casuale. Dietro la star c’è ancora quel ragazzo ordinato e silenzioso, capace di trattare ogni dettaglio come una parte decisiva del lavoro.