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La telepatia (è quasi) realtà: i 'super poteri' dell'uomo che ha impiantati nel cervello i chip ideati da Elon Musk

Due anni dopo il primo impianto, i partecipanti ai test Telepathy controllano dispositivi con la mente

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Sono trascorsi due anni dal primo impianto umano di Telepathy, il microchip neurale sviluppato da Neuralink, la startup co-fondata da Elon Musk. Il primo paziente, Noland Arbaugh, tetraplegico a seguito di un incidente stradale, ha ricevuto il chip a gennaio 2024. Prima dell’impianto, Noland era costretto a un’assistenza completa per qualsiasi attività quotidiana.

Dopo l’operazione, ha potuto dedicarsi ai suoi hobby in maniera autonoma, come studiare il giapponese, giocare a MarioKart e a scacchi, e interagire con dispositivi digitali semplicemente usando la mente. Il chip funziona registrando l’attività elettrica dei neuroni nella corteccia cerebrale e convertendo questi segnali in comandi digitali interpretabili dai dispositivi esterni, come tablet o computer.

I risultati dei primi due anni di test

Nei 24 mesi successivi, il numero di partecipanti, ribattezzati Neuralnaut, è salito a 21. Il report ufficiale di Neuralink, “Two years of Telepathy”, descrive progressi impressionanti. Alcuni pazienti sono ora in grado di digitare fino a 40 parole al minuto usando solo la mente, una velocità paragonabile a quella di chi scrive con una tastiera fisica a ritmo moderato.

Tra le storie più significative c’è quella di Audrey, la prima donna a ricevere il chip. Impossibilitata a muoversi autonomamente da quasi vent’anni, Audrey ha potuto riscoprire la sua passione per l’arte. Grazie a Telepathy, ha iniziato a creare opere astratte complesse, comunicando emozioni e ricordi senza muovere un dito. La tecnologia le ha permesso di esporre online le sue opere e ora punta a una galleria fisica per condividere la sua storia e ispirare altri.

Altri pazienti hanno riportato benefici nella comunicazione digitale, nel controllo di dispositivi e nell’interazione con l’ambiente circostante, dimostrando come i chip neurali possano migliorare significativamente la qualità della vita di persone con disabilità motorie gravi.

Nuove prospettive di autonomia per i pazienti

I benefici non si limitano alla scrittura e all’arte. Brad, affetto da SLA, ha potuto finalmente osservare il mondo circostante in autonomia. Prima dell’impianto, la paralisi gli impediva persino di seguire le attività del figlio nelle competizioni di robotica. Ora, con il controllo telepatico di una telecamera montata sulla sua sedia a rotelle, può muovere il cursore e ottenere una visione a 360 gradi dell’ambiente circostante, partecipando attivamente alla vita familiare.

Come funziona Telepathy: tecnologia e neuroscienza

Il chip Telepathy contiene migliaia di elettrodi miniaturizzati che si collegano alla corteccia cerebrale, monitorando e interpretando l’attività neuronale. I segnali raccolti vengono convertiti in comandi digitali tramite algoritmi di intelligenza artificiale, che traducono intenzioni e pensieri in azioni precise su computer o dispositivi esterni.

Neuralink afferma che l’interfaccia è abbastanza sofisticata da distinguere segnali diversi associati a scrittura, movimento o persino espressione artistica. Questa tecnologia apre la strada a applicazioni non solo per pazienti con paralisi, ma anche per l’interazione avanzata uomo-macchina, rendendo possibile il controllo diretto di software, dispositivi smart e ambienti digitali con la mente.

Prossimi obiettivi: voce e vista

Neuralink guarda già oltre. Lo studio clinico “Voice” mira a leggere i segnali cerebrali legati al linguaggio e tradurli in parole, con l’obiettivo di raggiungere una comunicazione a velocità conversazionale di 140 parole al minuto. Questo potrebbe rivoluzionare la vita di pazienti con gravi disturbi del linguaggio, come chi ha subito ictus o soffre di SLA.

Parallelamente, il progetto “Blindsight” punta a restituire la vista ai non vedenti. Con tremila elettrodi, il chip stimola direttamente la corteccia visiva, bypassando occhi e nervi ottici danneggiati. Sebbene i primi risultati siano promettenti, la comunità scientifica resta prudente, sottolineando la necessità di monitorare gli effetti a lungo termine, come la durata dell’impianto e l’adattamento cerebrale dopo anni di utilizzo.

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