Dal 2027 la bolletta elettrica, e più in generale il costo dell’energia per famiglie e imprese, potrebbe subire un nuovo e significativo scossone. Il motivo è l’entrata in vigore dell’ETS2, il nuovo meccanismo europeo che estende il sistema di scambio delle emissioni di CO₂ a settori finora rimasti ai margini. Una riforma pensata per accelerare la transizione ecologica, ma che rischia di avere un impatto diretto e immediato sulle tasche degli italiani.
Le stime che circolano da settimane parlano chiaro: per alcune famiglie l’aggravio annuo potrebbe arrivare fino a 600 €, una cifra tutt’altro che trascurabile in un contesto già segnato da inflazione, caro vita e incertezze economiche. E non si tratta di un’ipotesi campata per aria, ma di proiezioni basate su studi associazioni di settore e analisti indipendenti.
- Cos’è l’ETS2 e perché cambia tutto
- Quali settori incidono sulla bolletta di casa
- Quanto potrebbe costare davvero: le stime
- L’allarme delle PMI italiane
- Il confronto con l’Europa non gioca a favore dell’Italia
Cos’è l’ETS2 e perché cambia tutto
L’ETS2 è l’evoluzione del sistema europeo di scambio delle emissioni, già in vigore da anni per i grandi impianti industriali e per il settore energetico. Il principio resta lo stesso: fissare un tetto massimo alle emissioni complessive e consentire alle aziende di scambiarsi quote di CO₂, premiando chi inquina meno e penalizzando chi supera i limiti.
La vera novità, però, sta nell’estensione del perimetro. Dal 2027 il meccanismo coinvolgerà anche ambiti finora esclusi, come il riscaldamento degli edifici, i trasporti stradali e parte delle piccole industrie. In altre parole, settori che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone. È qui che il costo delle quote di emissione rischia di trasferirsi a cascata sui prezzi finali, comprese le bollette domestiche.
Quali settori incidono sulla bolletta di casa
Con l’ETS2, i fornitori di combustibili per il riscaldamento e la mobilità dovranno acquistare permessi di emissione. Questo vale per il gas utilizzato nelle abitazioni, per i carburanti e per altre fonti energetiche legate agli edifici. Anche se il cittadino non compra direttamente “quote di CO₂”, il costo aggiuntivo tende a riflettersi sul prezzo finale dell’energia.
Il risultato è un aumento diffuso che riguarda l’intero bilancio energetico familiare: riscaldamento, acqua calda, spostamenti quotidiani. Una somma di rincari che, messi insieme, può diventare pesante.
Quanto potrebbe costare davvero: le stime
Secondo le analisi più citate, l’introduzione dell’ETS2 potrebbe tradursi in un aumento annuo fino a 600 € per famiglia, considerando soprattutto la spesa per il riscaldamento. A questa cifra si aggiungerebbe un incremento medio di circa 280 € all’anno legato alla mobilità leggera, tra carburanti e trasporti.
Non tutte le famiglie saranno colpite allo stesso modo: molto dipenderà dalla tipologia di abitazione, dall’efficienza energetica, dalla zona climatica e dalle abitudini di consumo. Ma il rischio di un impatto generalizzato è reale, soprattutto per i nuclei già in difficoltà.
L’allarme delle PMI italiane
Se per le famiglie il timore è quello di una nuova stangata, per le piccole e medie imprese la questione assume contorni ancora più critici. Le PMI, spina dorsale del tessuto produttivo italiano, si trovano a fronteggiare costi energetici elevati da anni, con margini sempre più ridotti.
Confimi Industria ha più volte sottolineato come l’energia rappresenti un fattore di competitività decisivo. Oltre 400 imprese hanno aderito al Manifesto per l’Energia, chiedendo interventi concreti per evitare che la transizione ecologica si traduca in un boomerang economico. Secondo le associazioni di categoria, senza misure compensative il rischio è quello di penalizzare soprattutto chi ha meno strumenti per investire rapidamente in tecnologie più efficienti.
Il confronto con l’Europa non gioca a favore dell’Italia
Uno degli aspetti più controversi riguarda il divario con gli altri Paesi europei. I dati sui prezzi dell’energia per le industrie energivore mostrano come l’Italia parta già da una posizione di svantaggio. Negli ultimi anni, il costo medio dell’energia per le imprese italiane è risultato sensibilmente più alto rispetto a Spagna, Germania e Francia, per non parlare dei Paesi del Nord Europa.
In questo contesto, l’ETS2 rischia di ampliare ulteriormente le distanze, rendendo più difficile competere sui mercati internazionali. Un problema che non riguarda solo le grandi aziende, ma anche le filiere locali e l’occupazione. L’obiettivo di ridurre le emissioni e contrastare il cambiamento climatico è condiviso e necessario. Il nodo centrale, però, è come accompagnare questo percorso senza scaricare i costi in modo sproporzionato su famiglie e imprese. Bonus, fondi di compensazione e politiche di sostegno mirate potrebbero fare la differenza, ma servono scelte chiare e tempestive.