Lupa di Mare, il fenomeno atmosferico visibile sul Mar Ionio

Si chiama Lupa di Mare il fenomeno atmosferico che caratterizza la costa ionica: ecco in cosa consiste e quando si vede.

8 Maggio 2021
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Si chiama suggestivamente Lupa di Mare ma nulla a che fare con altri ‘lupi di mare’ che solcano le onde. Con questo nome (nel dialetto ‘na’ lup’è mar’) si identifica uno specifico fenomeno atmosferico che caratterizza la costa ionica. E ancora, c’è un’altra sfumatura di significato locale, ovvero l’espressione indica qualcosa che fa paura per grandezza e mistero.

Sono queste, del resto, alcune delle peculiarità della fitta nebbia che si addensa al tramonto persistendo fino al mattino. La Lupa di Mare, infatti, è quel fenomeno per cui al calare della sera un banco di nebbia tende a risalire dal mare e, avanzando verso l’entroterra, s’infittisce sino al sorgere del sole. Allora, con movimento inverso, la foschia scivola nuovamente dalla terra verso il mare e svanisce.

Il fenomeno è piuttosto comune ma si fa più frequente quando lo sbalzo climatico è veloce, come nei cambi di stagione. È tipico dei mari profondi – come lo Ionio calabrese – che, in quanto tali, hanno bisogno di un tempo maggiore per riscaldarsi. Su meteoincalabria.com, l’esperto Fabio Zimbo spiega nel dettaglio alcuni aspetti del fenomeno ben visibile lungo le coste Ioniche Catanzaresi, Crotonesi e Cosentine.

“Queste nebbie, completamente differenti da quelle che si formano nelle ore notturne nelle valli interne […] sono cosiddette ‘nebbie di avvezione’, scrive Zimbo. Si tratta, cioè di “nebbie che si formano per l’afflusso, il trasporto (appunto: l’avvezione), di masse di aria calda che scorrono su mari ancora relativamente freddi: queste masse d’aria, normalmente ricche di umidità, al contatto con le superfici marine si raffreddano a loro volta condensandosi”.

Queste, insieme alla “modesta intensità dei venti sul mar Ionio – continua il meteorologo – ha favorito la formazione di questo fenomeno sullo stesso mare: le deboli circolazioni locali e le relative brezze, poi, hanno fatto il resto”.

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