Perché i passaporti sono solo di quattro colori

Nero, blu navy, marrone o verde scuro: il passaporto è sempre di questi quattro colori. La ragione è storica e pratica

Fonte: Pixabay

Vi siete mai chiesti come mai il vostro passaporto fosse rosso mattone? Probabilmente no, ma forse vi interesserà sapere che i passaporti che vedrete nel corso della vostra vita saranno quasi certamente di quel colore, oppure neri, verde bottiglia o blu navy. Sebbene non esista una regola internazionale che imponga ai paesi la scelta del colore, la prassi ormai consolidata spinge verso le tinte appena elencate.

La possibilità ipotetica di vedere un passaporto rosa rimane aperta. Tuttavia, l’ufficialità del documento e altre considerazioni politiche, culturali e religiose fanno pensare che ciò non avverrà a meno che il pianeta dei Teletubbies non implementi un sistema burocratico autonomo. Tarpiamo subito le ali alla fantasia e accettiamo la triste realtà per quanto ciò sia doloroso.

Come deve essere fatto un passaporto

Gli unici vincoli di materiale che il passaporto deve rispettare per essere valido sono quelli di resistenza alla temperatura e all’umidità. Precisamente, il documento deve essere prodotto con carta che non si modifichi a temperature che vanno dai -10 °C ai +50 °C. Inoltre, la stessa sopportazione deve essere garantita con il 95% di umidità.

Allo stesso tempo, il formato. Le dimensioni del documento così come gran parte delle informazioni contenute sono identici da paese a paese. Un piccolo libretto che fa da diario di bordo e dice chi siamo allo stato che ci sta per ospitare.

I colori

La scelta del nero, del verde bottiglia, del blu e del rosso/marrone ha come detto una ragione principalmente storicizzata. Cioè, i passaporti sono nati di quel colore e continuano a esserlo. Ma perché proprio quei toni sono stati scelti? Per prima cosa si tratta di tinte che potremmo definire ‘seriose’, ufficiali, sobrie. In altri termini, sono colori istituzionali che si accordano con i canoni di tutte le burocrazie del mondo: dal politburo fino a quelle dei paesi islamici. Immaginatevi un burocrate vestito in azzurro fluo: non esiste al mondo.

In secondo luogo, questi toni scuri si sporcano con maggiore difficoltà e il documento appare accettabile anche dopo diversi anni, a differenza di quanto accadrebbe con colori chiari. Infine, ci sono ragioni culturali e religiose. Queste stesse tinte sono apprezzate per i riferimenti ai simboli del paese d’origine. Non è un caso che molti stati prevalentemente musulmani scelgano per esempio passaporti verdi (colore con una certa ritualità nel mondo islamico).

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