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Nel 2032 potremmo smettere di invecchiare? La previsione del dirigente Google che considera la morte un problema da risolvere

Il futurologo statunitense rilancia la sua visione della singolarità: entro pochi decenni IA, medicina e cervello umano convergeranno, trasformando radicalmente la società

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

Content Specialist

Ha conseguito un Master in Marketing Management e Google Digital Training su Marketing digitale. Si occupa della creazione di contenuti in ottica SEO e dello sviluppo di strategie marketing attraverso canali digitali.

Siamo destinati alla vita eterna grazie all’IA? Da oltre sessant’anni, Ray Kurzweil è una delle figure più influenti nel dibattito sull’innovazione tecnologica. Inventore, autore e futurologo, è noto soprattutto per la teoria della singolarità tecnologica, il momento in cui l’intelligenza artificiale supererà quella umana, dando origine a cambiamenti rapidi e imprevedibili nella società.

L’IA come chiave per la “vita eterna”

Secondo Kurzweil, i prossimi anni saranno caratterizzati da una profonda accelerazione delle scoperte mediche grazie all’intelligenza artificiale. Sistemi avanzati saranno in grado di analizzare enormi quantità di dati biologici e genetici, contribuendo allo sviluppo di cure per patologie oggi difficili da trattare, come il cancro, l’Alzheimer e le malattie cardiovascolari.

Kurzweil ha inoltre raccontato la propria esperienza personale nella prevenzione delle malattie cardiache, sostenendo che i progressi farmacologici degli ultimi anni abbiano già dimostrato il potenziale della ricerca biomedica.

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La “longevity escape velocity” e la fine dell’invecchiamento

Uno dei concetti centrali è quello della longevity escape velocity, una teoria secondo cui i progressi della medicina potrebbero arrivare a prolungare la vita umana più rapidamente rispetto al processo di invecchiamento.

Secondo Kurzweil, entro il 2032 si potrebbe raggiungere un punto in cui ogni anno vissuto verrebbe compensato da un ulteriore anno di aspettativa di vita guadagnato grazie a nuove terapie, cure preventive e tecnologie rigenerative.

Pur precisando che ciò non significherebbe ottenere l’immortalità, il futurologo ritiene che l’invecchiamento biologico possa diventare una condizione sempre più controllabile. In questo scenario, il declino fisico non sarebbe più considerato inevitabile, ma un problema medico da affrontare e correggere.

Auto autonome e riduzione degli incidenti

Kurzweil prevede che l’intelligenza artificiale contribuirà anche a ridurre drasticamente il numero di vittime sulle strade. Con la diffusione delle auto a guida autonoma, gli errori umani — responsabili della maggior parte degli incidenti — potrebbero diventare sempre più rari.

Secondo la sua visione, il tasso di incidenti automobilistici potrebbe avvicinarsi allo zero una volta che i veicoli autonomi saranno adottati su larga scala, con benefici significativi per la sicurezza pubblica.

Il collegamento diretto tra cervello umano e cloud

Tra le previsioni più audaci vi è la possibilità che entro il 2030 gli esseri umani possano collegare direttamente il proprio cervello al cloud.

Kurzweil immagina una progressiva integrazione tra mente biologica e sistemi digitali. Oggi gli smartphone rappresentano già una forma di estensione cognitiva esterna; in futuro, sostiene, questa separazione potrebbe scomparire.

Le informazioni non arriverebbero più attraverso dispositivi esterni, ma sarebbero accessibili direttamente attraverso interfacce neurali, rendendo sempre più difficile distinguere tra pensiero umano e supporto artificiale.

Le allucinazioni dell’IA e i rischi della superintelligenza

Pur mantenendo una visione ottimistica, Kurzweil riconosce l’esistenza di rischi concreti associati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Tra questi vi sono le cosiddette allucinazioni dell’IA, ovvero la produzione di informazioni errate o inventate. Tuttavia, secondo il futurologo, l’affidabilità dei modelli linguistici sta migliorando rapidamente e il problema diventerà progressivamente meno rilevante.

Più complessa appare invece la questione di una futura superintelligenza artificiale. Kurzweil ammette che una tecnologia così potente potrebbe essere utilizzata per finalità negative, ad esempio da governi autoritari o grandi potenze interessate al controllo delle persone.

Nonostante ciò, ritiene che la storia dell’innovazione dimostri come i benefici delle nuove tecnologie abbiano generalmente superato gli effetti negativi inizialmente temuti.

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