Minestra d’aragosta servita in montagna, purè al tartufo che costa quanto una cena completa altrove, foglie d’oro commestibile adagiate sull’uovo. Si tratta dell’esperienza proposta da La Scogliera, considerato oggi il ristorante più caro d’Italia. Dopo aver costruito la sua fama tra le acque cristalline della Sardegna, il locale simbolo del lusso gastronomico ha deciso di spostarsi dove nessuno se lo aspettava: tra le Dolomiti.
- Dal mare alla montagna
- Un menu che sfida il concetto di prezzo
- Conto di lusso e clientela internazionale
Dal mare alla montagna
La nuova apertura a Cortina d’Ampezzo è un’operazione studiata nei minimi dettagli. Tavoli affacciati su una terrazza coperta e riscaldata, vista sul lago Pianozes, atmosfera da rifugio esclusivo più che da ristorante di alta quota. Cambia il panorama, ma non cambia la filosofia: al centro della sala troneggia la vetrina del pesce, come se il mare fosse arrivato in alta quota senza chiedere permesso.
Dietro questa scelta c’è Andrea Orecchioni, imprenditore gallurese che ha costruito un brand riconoscibile proprio sull’eccesso dichiarato. L’idea era semplice quanto audace: portare in montagna un ristorante di mare puro, senza adattarlo ai canoni locali, ma imponendo la propria identità.
Un menu che sfida il concetto di prezzo
Il menu è una dichiarazione di intenti. Si parte dai cosiddetti “comfort food”, ma solo di nome: una mozzarella di Battipaglia da un chilo supera abbondantemente i 100 €, mentre l’uovo con fonduta di Parmigiano Reggiano, crumble ai cereali e foglia d’oro commestibile diventa una portata simbolo, più che un antipasto.
La minestra, qui, non è quella rassicurante delle baite alpine. È una minestra d’aragosta, con pastina al basilico, proposta come primo piatto caldo in un contesto dove normalmente dominano polenta e selvaggina. L’aragosta ritorna poi come protagonista assoluta nella versione alla catalana, con un prezzo calcolato all’etto, che rende il conto finale una variabile aperta.
Anche i contorni non sono un dettaglio: il purè di patate al tartufo viene servito come se fosse un piatto a sé, mentre il capitolo dolci raggiunge livelli da ristorante-simbolo del lusso internazionale, con plateau di frutta, fruttini e gelato che da soli valgono quanto una cena completa in molti stellati.
Conto di lusso e clientela internazionale
La carta dei vini segue la stessa logica. Bottiglie francesi e toscane da collezione convivono con etichette sarde iconiche, servite a prezzi che parlano a un pubblico preciso. Non stupisce che il target sia composto in larga parte da clientela internazionale: americani, russi, cinesi, ma anche famiglie italiane abituate a muoversi tra jet privati e resort esclusivi.
Il pesce in montagna, raccontano dal ristorante, è proprio ciò che sorprende di più gli ospiti stranieri. Un’esperienza inaspettata che diventa racconto, status, memoria da condividere. Il tutto accompagnato da dj set, pranzi e cene che assumono i contorni di un evento più che di un semplice pasto.
Stabilire un prezzo medio non è semplice, perché il ristorante non propone menu degustazione fissi e gran parte delle portate – come l’aragosta – è calcolata a peso. In linea generale, però, qui un pranzo o una cena difficilmente scendono sotto i 250–300 € a persona, anche scegliendo in modo contenuto e senza vini importanti. Per un’esperienza più completa, con plateau di crudi, aragosta e una bottiglia di vino, il conto oscilla facilmente tra i 400 e i 600 € a persona, mentre chi opta per le proposte più esclusive può superare senza difficoltà queste cifre.