Le immagini hanno fatto il giro dei social in poche ore: cieli scuriti da nubi di insetti, strade invase, finestre chiuse in fretta. Dalle città del Sahara Occidentale fino al sud del Marocco, sciami di locuste del deserto sono tornati a farsi vedere. Si tratta di un fenomeno biologico che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha definito “la piaga migratoria più distruttiva del mondo”.
- Dalla Mauritania al Marocco: l’allarme della FAO
- Perché si parla di “piaga biblica”
- Il precedente del 2019-2021
- Il clima come moltiplicatore
- Cosa potrebbe accadere
Dalla Mauritania al Marocco: l’allarme della FAO
Negli ultimi giorni le segnalazioni si sono concentrate tra Mauritania e Marocco, con presenze documentate a El Aaiún, Dajla, Bojador e Tan-Tan. La FAO aveva già lanciato un avviso nei suoi bollettini periodici, indicando la migrazione di grandi gruppi di Schistocerca gregaria, la locusta del deserto.
Il fattore scatenante è noto: piogge invernali insolitamente abbondanti nel Sahel e lungo le coste atlantiche dell’Africa occidentale. In territori normalmente aridi, la vegetazione è esplosa in poche settimane. Dove cresce il verde, crescono le locuste.
Secondo la FAO, un singolo sciame di un chilometro quadrato può contenere fino a 80 milioni di individui adulti. Ogni giorno possono consumare una quantità di cibo equivalente a quella necessaria a circa 35.000 persone. Spinte dal vento, percorrono fino a 150 chilometri al giorno. Quando le superfici colpite raggiungono centinaia di chilometri quadrati, la minaccia diventa regionale.
Perché si parla di “piaga biblica”
Le locuste compaiono nell’Antico Testamento come una delle dieci piaghe d’Egitto. Nella mitologia greca erano segno di carestia imminente. Il motivo è semplice: distruggono raccolti in poche ore.
La locusta del deserto vive normalmente in forma solitaria. Quando piogge intense sono seguite da un’esplosione di vegetazione, gli esemplari entrano nella cosiddetta “fase gregaria”. Cambiano colore, aumentano di dimensioni, modificano il comportamento. Si muovono in masse compatte e coordinate. La popolazione può moltiplicarsi fino a venti volte nel giro di poche settimane. Il loro areale potenziale copre circa 30 milioni di chilometri quadrati, attraversando una sessantina di Paesi dall’Africa occidentale fino all’India.
Il precedente del 2019-2021
La crisi più recente, tra il 2019 e il 2021, ha colpito il Corno d’Africa, la Penisola Arabica e il subcontinente indiano. I danni sono stati stimati in miliardi di dollari. Decine di milioni di persone hanno visto minacciata la sicurezza alimentare. La FAO ha coordinato operazioni di controllo su oltre 2 milioni di ettari in 10 Paesi. Senza interventi rapidi, l’impatto sarebbe stato ancora più devastante. Oggi il timore è che il ciclo si riattivi.
Il clima come moltiplicatore
Uno studio pubblicato su Science ha analizzato le dinamiche climatiche alla base delle invasioni. Periodi di siccità seguiti da piogge intense creano condizioni ideali per la riproduzione. Il riscaldamento globale aumenta l’instabilità dei pattern meteorologici, amplificando il rischio.
Le proiezioni indicano che l’areale di distribuzione della locusta del deserto potrebbe espandersi dal 13% al 25% nel corso del XXI secolo. Regioni finora marginali potrebbero diventare nuove aree critiche: India occidentale, Iran, Afghanistan, Turkmenistan.
La migrazione verso nord e verso est è già osservabile. Africa nordoccidentale, Medio Oriente, area indo-pakistana restano in allerta. Variabili come velocità del vento, tempeste di sabbia, inondazioni improvvise possono spingere gli sciami oltre i confini tradizionali.
Cosa potrebbe accadere
Se le condizioni climatiche resteranno favorevoli alla riproduzione, la popolazione potrebbe crescere esponenzialmente nelle prossime settimane. Sciami più grandi significano maggiore pressione agricola.
Africa e Asia sono tra i principali “granai del mondo”. Un’espansione simultanea in aree produttive potrebbe generare tensioni sui mercati alimentari, aumento dei prezzi, instabilità nelle filiere cerealicole. Nel 2020 Kenya, Etiopia e Somalia hanno registrato perdite agricole significative proprio a causa delle locuste.