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Gli scienziati hanno scoperto una forma di vita completamente nuova, alta 8 metri

Un fossile studiato da oltre un secolo rivela oggi un’ipotesi sorprendente sull’evoluzione della vita sulla Terra.

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Alessia Malorgio

Alessia Malorgio

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La scoperta arriva dal passato più remoto della Terra e costringe gli scienziati a riscrivere una parte importante della storia dell’evoluzione. Un team di ricercatori ha infatti stabilito che Prototaxites, un organismo vissuto oltre 400 milioni di anni fa, non era né una pianta né un fungo, ma apparteneva a un ramo evolutivo completamente estinto, diverso da qualsiasi forma di vita oggi conosciuta.

Parliamo di un essere che, nel suo periodo di massimo sviluppo, raggiungeva gli 8 metri di altezza, dominando il paesaggio terrestre in un’epoca in cui le piante erano ancora basse e primitive e gli animali non avevano ancora colonizzato la terraferma in modo significativo.

Un mistero lungo più di un secolo

Prototaxites è noto alla scienza da oltre 160 anni, ma la sua vera natura è sempre stata oggetto di dibattito. Per molto tempo è stato classificato come un gigantesco fungo, principalmente per via della sua struttura interna filamentosa. Altri studiosi avevano ipotizzato che potesse trattarsi di una pianta primitiva o di un organismo intermedio.

La nuova ricerca, condotta da studiosi affiliati ai National Museums Scotland, cambia radicalmente questa visione. Attraverso un’analisi combinata di anatomia fossile e composizione chimica, i ricercatori sono arrivati a una conclusione sorprendente: Prototaxites non rientra in nessuno dei grandi regni biologici conosciuti.

Una scoperta dal valore eccezionale

È davvero emozionante fare un passo avanti così importante in un dibattito scientifico che dura da oltre un secolo”, ha spiegato Sandy Hetherington, uno degli autori principali dello studio. Secondo i ricercatori, Prototaxites rappresenta un esperimento evolutivo indipendente, una strada che la vita ha provato a percorrere ma che, per ragioni ancora ignote, non è sopravvissuta fino ai giorni nostri. In altre parole, sulla Terra non sono esistiti solo gli antenati di piante, animali e funghi: la vita ha sperimentato più volte la complessità, e alcune di queste linee si sono estinte senza lasciare discendenti.

Il ruolo chiave del Rhynie chert

I fossili analizzati provengono dal Rhynie chert, un deposito sedimentario situato vicino al villaggio di Rhynie, in Scozia. Questo sito è considerato uno dei più importanti al mondo per lo studio degli ecosistemi terrestri primitivi, grazie allo straordinario stato di conservazione dei suoi fossili.

Il Rhynie chert è incredibile”, ha sottolineato Corentin Loron, co-autore dello studio. “È uno dei più antichi ecosistemi terrestri fossilizzati che conosciamo, e la qualità dei campioni ci permette di applicare tecniche innovative, inclusi approcci di analisi avanzata sui dati molecolari”.

Né pianta né fungo: cosa rende unico Prototaxites

L’analisi ha mostrato che la struttura interna di Prototaxites e la sua composizione chimica non coincidono con quelle dei funghi moderni, né con quelle delle piante. Questo ha portato i ricercatori a escluderlo da tutti i gruppi noti di organismi complessi.

Come ha spiegato Laura Cooper, co–prima autrice dello studio, “Prototaxites apparteneva a una linea evolutiva separata e oggi completamente scomparsa. È la prova che la vita ha tentato più volte di costruire organismi grandi e complessi, seguendo strade diverse da quelle che conosciamo”.

Immaginare un organismo alto 8 metri in un mondo privo di alberi veri e propri aiuta a capire quanto Prototaxites fosse dominante nel suo ambiente. In un paesaggio fatto di muschi, alghe e piante primitive, queste strutture colossali dovevano apparire quasi aliene, svettando come colonne naturali sulla superficie terrestre.

Una scoperta che riscrive l’evoluzione

I fossili sono stati ora integrati nelle collezioni dei National Museums Scotland a Edimburgo, dove saranno disponibili per ulteriori studi. Secondo Nick Fraser, responsabile delle scienze naturali del museo, questa ricerca dimostra quanto le collezioni storiche siano fondamentali per la scienza contemporanea, soprattutto quando nuove tecnologie permettono di rileggere reperti raccolti decenni fa.

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