Dopo dieci anni di attesa, teorie e colpi di scena, il 31 dicembre 2025 il finale di Stranger Things è finalmente arrivato. E, come da previsioni, ha immediatamente spaccato pubblico e critica. L’epilogo di una delle serie culto degli ultimi anni non ha certo lasciato indifferenti, ed è riuscito ancora una volta ad accendere dibattiti accesi tra i fan e tra i critici. C’è chi lo considera una conclusione coerente e chi, invece, parla apertamente di tradimento delle aspettative. L’emozione, la nostalgia e le attese, fondendosi con le scelte narrative e la trasposizione sul piccolo schermo, hanno fatto il resto. E non tutti sono riusciti a rimanere soddisfatti per la maniera nella quale la serie Netflix si è conclusa.
- Tra emozioni e perplessità: il finale di Stranger Things divide i fan
- Il ruolo di Hawkins, tra nostalgia e bisogno di chiudere il cerchio
- Tradimento o finale perfetto? Il verdetto resta aperto
Tra emozioni e perplessità: il finale di Stranger Things divide i fan
Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Nel finale di Stranger Things abbiamo assistito a una chiara scelta narrativa da parte degli autori: quella del grande evento emotivo. L’addio all’immaginario della serie Netflix è stato architettato puntando sul pathos e sui richiami al passato. E la cosa da un lato è stata intensamente apprezzata, dall’altro è stata bollata come uno sterile fan service.
Buona parte della critica sembra aver apprezzato il coraggio di chiudere una storia così lunga senza rinnegare l’identità dell’intera produzione, sottolineando come l’episodio conclusivo sia riuscito a colpire nel segno, soprattutto sul piano sentimentale.
Non manca però chi ha evidenziato una certa sensazione: la risoluzione dei conflitti principali sembra aver scelto la via più facile. Tra le ricusazioni piovute sul progetto ce n’è una particolare, nella quale si imputa ad alcune scelte narrative di essere state troppo rapide o poco rischiose. È proprio questo doppio modo di vederla a rendere il finale così discusso. Se per alcuni si è trattato di un commiato sincero, per altri un’occasione solo parzialmente sfruttata.
Il ruolo di Hawkins, tra nostalgia e bisogno di chiudere il cerchio
Uno degli elementi più apprezzati del finale è il ritorno al cuore della serie, ovvero alla città di Hawkins e al suo valore simbolico.
Ma si tratta di una scelta emotiva. Il racconto, infatti, ha deciso di virare meno sulla complessità fanta(pseudo)scientifica accumulata nel tempo e di puntare di più sui legami tra i personaggi, sull’idea di crescita e di fine dell’adolescenza. Le citazioni musicali, i flashback e le dinamiche di gruppo hanno dunque funzionato come un grande album di ricordi, pensato per accompagnare lo spettatore verso la chiusura definitiva del cerchio narrativo.
Una scelta che rafforza sicuramente il senso di completezza dell’opera, anche se non manca chi avrebbe preferito un approfondimento maggiore sugli aspetti mitologici dell’universo narrativo.
Tradimento o finale perfetto? Il verdetto resta aperto
Il vero nodo del dibattito ruota attorno a una domanda: il finale di Stranger Things ha rispettato le promesse fatte nel corso degli anni?
Una parte degli spettatori risponderà sicuramente di sì, perché ha offerto ciò che la serie ha sempre saputo fare meglio: emozione, spettacolo e un senso di chiusura. Per altri, invece, la conclusione appare troppo “safe”, meno audace di quanto ci si aspettasse da un racconto che aveva costruito aspettative altissime.
Quello che si crea è un fragile equilibrio tra soddisfazione e delusione sul quale si gioca il destino del finale, destinato probabilmente a essere rivalutato nel tempo, quando l’effetto dell’attesa lascerà spazio a uno sguardo più distaccato.