Fonte: ANSA

Perché l'ultima stagione di 'Stranger Things' è il 'capolavoro' del momento

Finale epico, ritorni inattesi e scene che fanno urlare di gioia: ecco perché l’ultima stagione di Stranger Things è il “capolavoro”.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

La stagione finale di Stranger Things è stata molto di più di un ritorno allo streaming di una delle serie più amate di sempre ma, come c’era da aspettarsi, si è presto rivelata un evento globale, nel quale l’attesa è diventata un fenomeno di massa. In un grande calderone alimentato dalla sua immensa fanbase sono infatti finiti blackout, record di connessioni e recensioni sempre più entusiaste. Che dimostrano ancora una volta che quest’ultima stagione è molto di più di una semplice serie tv. Tanto che l’idea che circola di più è quella del “capolavoro”. Ma perché la possiamo definire così?

La quinta stagione di Stranger Things: un ritorno che fa la storia

Andiamo con ordine e partiamo dal principio. Il rilasci dei primi quattro episodi della quinta stagione di Stranger Things ha mandato in tilt Netflix sin dal momento del suo upload, quando una valanga di utenti ha mandato praticamente in crash la piattaforma per il numero smisurato di connessioni simultanee registratesi in tutto il mondo.

Le segnalazioni di malfunzionamento si sono presto moltiplicate: da qualche centinaio sono diventate decine di migliaia in pochi minuti. La piattaforma DownDetector ha registrato un picco anomalo mentre lo schermo di molti utenti mostrava solo l’errore NSEZ-403, con il messaggio “Something went wrong” e l’impossibilità di collegare l’account a Netflix.

La cosa paradossale è che Netflix era stata previdente e aveva aumentato la banda del 30% proprio per evitare un crash al debutto. Nulla però ha potuto di fronte alle orde di fan.

Il blackout è stato infatti provocato soprattutto dalle loro aspettative smisurate, la paura di spoiler e il desiderio di rituffarsi a Hawkins. In poche parole, possiamo dire che vedere Stranger Things 5 al debutto è stata un’esperienza al sapore di stress test: una folla virtuale ha sfondato l’ingresso digitale, lasciando molti fuori dalla porta.

Stranger Things oltre lo schermo: uno spazio emotivo condiviso che fa urlare al capolavoro

Ma il caos iniziale ha anche fissato una cornice: Stranger Things non è solo una serie, è uno spazio emotivo condiviso. Ritrovare l’intero cast storico non è stato come assistere a una banale reunion, ma piuttosto al ritorno di personaggi che sono cresciuti con il proprio pubblico.

Se l’impatto tecnico testimonia la forza della serie come fenomeno sociale, sono le recensioni dei critici internazionali a trasformare la stagione finale in un “capolavoro” riconosciuto. A poche ore dal rilascio, i commenti sono unanimi tra chi già la vede come “epica” e chi capace di “risolvere misteri che hanno tormentato i fan per anni”.

Di sicuro sarà un momento televisivo che sarà ricordato per anni. Anche perché l’ultima stagione rivela la sua natura di “capolavoro”: non solo conclude, ma chiude. Non si limita a rialzare l’asticella del genere fantascientifico teen, ma ripaga anni di misteri e teorie: il confronto finale con Vecna, il ritorno di Eleven e dei suoi amici, l’intreccio fra la Hawkins reale e il Sottosopra diventano l’occasione per fare ciò che molte serie non riescono a fare — ovvero riuscire trasformare la nostalgia in catarsi.

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