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Notte San Lorenzo, altro che fortuna: il falso mito sulle stelle cadenti che non sai

Cosa c'è davvero dietro la notte di San Lorenzo? Le stelle cadente sono un falso mito per tante ragioni. Non ci resta che scoprirle tutte.

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Giuseppe Guarino

Giuseppe Guarino

Giornalista

Ph(D) in Diritto Comparato e processi di integrazione e attivo nel campo della ricerca, in particolare sulla Storia contemporanea di America Latina e Spagna. Collabora con numerose testate ed è presidente dell'Associazione Culturale "La Biblioteca del Sannio".

La Notte di San Lorenzo è diventata il sinonimo per eccellenza di stelle cadenti, desideri e fortuna: basta vedere una scia nel cielo, chiudere gli occhi e affidarle un sogno. Eppure dietro uno dei riti più romantici dell’estate si nasconde una storia molto diversa da quella che immaginiamo. Nel corso dei secoli, infatti, quelle luci improvvise non sono sempre state considerate un buon auspicio. E anche dal punto di vista astronomico c’è più di un falso mito da sfatare.

Il falso mito di San Lorenzo: un tempo le stelle cadenti portavano sventura

Oggi una stella cadente fa pensare quasi automaticamente a un desiderio da esprimere. In passato, però, il significato poteva essere completamente opposto. Nel Medioevo le scie luminose venivano associate agli spostamenti delle anime dei defunti o delle anime del Purgatorio dirette verso il Paradiso. Nell’antica Persia erano addirittura interpretate come forze demoniache, mentre nella tradizione indù potevano rappresentare anime destinate a reincarnarsi sulla Terra.

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A Sparta il fenomeno assumeva perfino un valore politico: ogni nove anni i magistrati osservavano il cielo e la comparsa di una stella cadente poteva essere considerata un segno sfavorevole degli dèi nei confronti del sovrano. Anche gli astrologi cinesi legavano queste apparizioni a eventi tutt’altro che fortunati, come guerre, assedi o attacchi imminenti. I Romani, invece, attribuivano allo sciame un significato propiziatorio collegato alla fertilità dei campi.

Le “lacrime di San Lorenzo” non sono stelle

C’è poi un secondo inganno, questa volta astronomico: le stelle cadenti non sono stelle. Quelle che attraversano rapidamente il cielo sono in realtà meteore, prodotte quando minuscoli detriti entrano nell’atmosfera terrestre ad altissima velocità e generano la caratteristica scia luminosa. Nel caso delle Perseidi, i frammenti provengono dalla scia lasciata dalla cometa Swift-Tuttle.

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Il nome “lacrime di San Lorenzo” nasce invece dalla tradizione cristiana e dal legame con il martirio del santo, celebrato il 10 agosto. Nel tempo il cielo attraversato dalle meteore è diventato così una sorta di pianto celeste, un’immagine rafforzata anche dalla letteratura: Giovanni Pascoli, nella celebre “X Agosto”, trasformò il cielo di San Lorenzo in simbolo di dolore e lutto ricordando la morte del padre Ruggero.

Il falso mito del 10 agosto: nel 2026 il picco arriva dopo

E c’è un ultimo dettaglio che rompe la tradizione: la notte del 10 agosto non coincide necessariamente con il momento in cui cadono più Perseidi. Quest’anno, ad esempio, il picco è previsto nella notte tra mercoledì 12 e giovedì 13 agosto, quando la Terra attraverserà la parte più ricca della scia di detriti lasciata dalla Swift-Tuttle.

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Per osservarle conviene quindi aspettare qualche giorno dopo San Lorenzo e, soprattutto, allontanarsi dall’inquinamento luminoso delle città. Il radiante, cioè il punto dal quale sembrano provenire le meteore, si trova verso nord-est, tra Perseo e la caratteristica “W” di Cassiopea. Meglio inoltre evitare di fissare lo smartphone: gli occhi hanno bisogno di abituarsi all’oscurità.

La magia, insomma, può restare intatta di fronte a cotanto spettacolo. Ma più che portatrici di fortuna, quelle “stelle” sono minuscoli frammenti cosmici che trasformano per pochi istanti il cielo d’agosto in uno spettacolo naturale.

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